Il nuovo romanzo di Baricco, il futuro di Saviano e... L'intervista ad Alberto Rollo, direttore letterario Feltrinelli
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di Antonio Prudenzano
Alberto Rollo, lei è direttore letterario della Feltrinelli. Quali saranno le uscite autunnali su cui puntate di più? 
Da sinistra, Alessandro Mari e Alberto Rollo
"Abbiamo importantissime uscite in autunno. Il nuovo romanzo di Erri De Luca, 'I pesci non chiudono gli occhi'. Nella eccezionale fertilità di De Luca questa nuova opera rinverdisce il filone, diciamo così, mediterraneo dello scrittore. Siamo a Ischia, in una estate lontana. Un ragazzino si sta avvicinando a snodi decisivi dell'esistenza: si profila il demone del desiderio, l'emergere di uno scacco morale, la voglia di crescere dentro e contro il corpo. Come una canzonetta del tempo, l'amore 'nun è peccato', e tuttavia costa e somiglia a un gesto di sopravvivenza. Ci sarà un nuovo romanzo di Alessandro Baricco, di cui voglio e posso dire che mette al centro un personaggio che sentiremo, per come prende la realtà e per come è indotto a recepirla, 'nostro contemporaneo'. Usciranno una nuova potente storia di Isabel Allende, 'Il quaderno di Maya', e 'In città zero gradi' di Daniel Glattauer, autore del fortunatissimo 'Le ho mai raccontato del vento del Nord'. Last but not least, un piccolo gioiello narrativo di Benedetta Cibrario, alla scoperta della sua anima partenopea (che c'è ed è vitalissima). Il romanzo si chiama 'Lo scurnuso' (il vergognoso) ed è la storia di un pastore di un presepe che passa dalle mani sensibili del giovane artista che l'ha realizzato (nella Napoli del settecento) a quelle di un collezionista negli anni quaranta del novecento sotto le bombe alleate, sino ad arrivare agli occhi stupefatti di una donna slava ai giorni nostri: la storia di un miracoloso viaggio della bellezza (tanto umile quanto definitiva) attraverso il tempo".
Intervistato qualche giorno fa da Affaritaliani.it, l'editor della narrativa italiana Rizzoli Michele Rossi ha annunciato l'arrivo nella sua casa editrice di Walter Siti (da Mondadori). Anche Feltrinelli è pronta a "strappare" ai gruppi concorrenti autori italiani contemporanei molto noti? 
Alessandro Baricco
"Noi non usiamo 'strappare', o quantomeno mi lasci dissentire sull'uso del verbo. Il passaggio da una casa editrice all'altra da parte di autori italiani è prassi piuttosto comune e non è sempre dettata da intenzioni rapinose. Ciò detto siamo veramente fieri di ospitare un'opera molto particolare e molto significativa del bravissimo Davide Longo (che ha conosciuto un ottimo esordio in Marcos y Marcos e un nobile prosieguo in Fandango). Si chiama 'Ballata di un amore italiano' e 'suona' esattamente come una ricognizione emotiva dentro una coppia che ha molto vissuto, molto rimosso, molto rincorso gli effimeri snodi di una vita di quieto successo".
Nell'editoria italiana gli esordienti continuano ad andare di moda. Nei prossimi mesi quali autori italiani al debutto pubblicherete?
"Gli esordienti non sono una moda. Sono una risposta di mercato (costano poco e possono promettere molto) e corrispondono a un'effettivo aumento dell'offerta di narrazioni (giovani e non). Noi avremo due esordi di lusso, diciamo così. Paolo Di Paolo, già noto per il suo lavoro in ambito editoriale e giornalistico e Benedetta Palmieri, napoletana di classe. Di Paolo è autore di 'Dov'eravate tutti', una storia che mette al centro del racconto l'umiliazione dei padri e, con quella, l'umiliazione di tutto un Paese, il nostro. Palmieri gioca invece con i suoi 'Funeracconti' a evocare la grande sorella morte - e c'è tutto un brioso humour partenopeo che circola fra i cultori delle esequie. L'ha mai vista la serie 'Six feet under'? Beh siamo da quelle parti....".
Sempre a proposito di debuttanti, come mai avete deciso di non correre al premio Strega con “Troppo umana speranza”, il romanzo d'esordio di Alessandro Mari (che ha appena vinto il premio Edoardo Kihlgren Opera Prima, ndr), molto apprezzato dalla critica?
"Quello di Alessandro Mari è stato davvero un grande esordio. Tanti anni di lavoro. Tanta generosità, la sua. Tanta fiducia, la nostra. Abbiamo lavorato per dare spazio all'identità di un vero scrittore. Mari ha un futuro dinnanzi a sé, un futuro da costruire giorno per giorno. E così sta facendo. Ci piace pensare che una parte importante del lavoro editoriale sia quello di seguire un giovane talento nelle letture, nelle collaborazioni giornalistiche, nelle opportunità che si aprono attraverso il rapporto diretto con il pubblico e le istituzioni. I premi funzionano e sono anche una buona opportunità. Ma per il premio Strega c'è tempo. Troppo umana speranza è un'opera che sta procedendo con un suo interessante passo di danza, conquistando i lettori attraverso la lettura - ed essendo un romanzo di grande mole ci vuole tempo. Abbiamo preferito non costringere Mari e la sua opera a una eccessiva accelerazione".
Di recente la sua casa editrice ha fatto spesso parlare per una serie di acquisizioni in Italia e all'estero. Ce ne sono altre in programma?
"Ci sono certamente altre acquisizioni in atto, ma è troppo presto per parlarne. Sta avendo ottimi riscontri la giovane scrittrice palestinese Susan Abulhawa. Il suo 'Ogni mattina a Jenin' è un romanzo dal respiro immenso. E sta uscendo 'Ogni giorno, ogni ora' di Natasa Dragnic, opera comprata in ventisette paesi. Una storia d'amore fra la Croazia e Parigi".
Roberto Saviano ha da poco pubblicato per Feltrinelli i monologhi tratti dallo show televisivo "Vieni via con me", lasciando temporaneamente il gruppo Mondadori. Questo vero e proprio "evento editoriale" ha suscitato numerose polemiche. Pubblicherete in futuro altri libri di Saviano? 
Roberto Saviano
"Naturalmente ci auguriamo che Roberto Saviano scriva e pubblichi con noi. Siamo convinti che l'esperienza di 'Vieni via con me' sia stata importante per entrambi. Da lì in poi, per Saviano e per noi, c'è solo futuro, in un Paese che finalmente comincia a cambiare".
E veniamo alla figura dell'editor: lei in passato ha detto che "se la casa editrice non glielo offre, lo scrittore di turno pensa che ci sia qualcosa che non va". Tra gli editor italiani più giovani, di chi ha particolare stima?
"Ho buonissimi rapporti con molti miei colleghi. Facciamo tutti un lavoro complesso e difficile - mi sembra inopportuno stabilire una graduatoria di affezione o di stima. Sappiamo tutti che l'asse di rotazione è l'autore. Dal rapporto che sappiamo stabilire con lo scrittore dipende la buona riuscita del nostro lavoro. Questa è materia comune per tutti noi. Comunque mi piace citare editori-editor come Marco Monina di peQuod, Paolo Cioni di Mattioli. Piccola editoria, grande esperienza".
Se pensa a tutti i discorsi che si fanno sul futuro del libro, con l'avvento dell'e-book, prova preoccupazione o è fiducioso?
"Ero a San Francisco durante i primi giorni di vendita di iPad2. C'erano file di giovani (e non) davanti agli Apple store dalle 5 di mattina. Il vero fenomeno per ora è il device, è l' 'attrezzo'. Lì dentro c'è certamente un mondo nuovo che non è detto abbia un riflesso immediato sull'area libri. I dati ci dicono che in America le vendite e-book si aggirano intorno al 5% del mercato librario, in Italia, quest'anno, sono pari allo 0,1%. Gli editori per ora stanno 'traducendo' il "materiale" nell''immateriale', ma non basterà. Abbiamo di fronte sfide molto più alte. Non si tratta di avere solo dei testi digitali, si tratta di inventare un nuovo modo di essere e di fare gli editori. E non penso a romanzi in cui alla citazione della cattedrale di Chartres 'vediamo' il pop-up visivo della cattedrale... Penso a una dimensione più strutturale, più profonda dello scrivere e del 'rendere pubblico'. Non dimentichiamo che la lettura è un gesto attivo, esige un investimento di attenzione che altre forme espressive (la musica, il cinema) non vogliono, almeno in prima battuta. Dobbiamo misurarci con questo aspetto. E dobbiamo misurarci assieme: editori, scrittori, agenti letterari. Non c'è trasformazione senza un senso della squadra. Dicono John Lasseter e Brad Bird della Pixar (che hanno fatto i conti con la tecnologia con un geniale senso delle prospettive storiche): 'La storia è regina'. E poi 'Non si può forzare la creatività. Bisogna creare un ambiente adatto a far diventare la creatività inevitabile'...".
Lei è un noto talent scout. Quali sono le "scoperte" di cui va più orgoglioso?
"Anche qui. Non mi piace fare una graduatoria. Non ha senso. Semmai mi piace pensare che, insieme agli scrittori che sono diventati autori Feltrinelli, ho vissuto esperienze veramente memorabili. E poi le sembra corretto il termine 'scoprire'? Anche qui vale il concetto di rapporto. Nessun scrittore si lascia veramente 'scoprire'. Il nostro lavoro è un lavoro dietro le quinte, e là dovrebbe rimanere. La stampa ci ha dedicato sin troppa attenzione. La nostra funzione di mediatori culturali dovrebbe consigliarci di esprimere il meglio di noi nel creare un ambiente adatto alla creatività. Anche all'interno della casa editrice. Le ragioni dell'orgoglio stanno dentro quell'orizzonte. Stanno laddove ne guadagna la casa editrice come insieme".
E il suo rimpianto più grande per una scoperta mancata?
"Questa risposta è necessariamente legata alla precedente. Le risponderò spostando l'accento su autori dove il tempo e il buon lavoro altrui ha già disegnato un destino. Mi sarebbe piaciuto essere professionalmente accanto a un grande scrittore come Daniele Del Giudice, che ritengo fra le figure decisive degli ultimi cinquant'anni".
Lei è anche traduttore, critico, curatore di volumi... ma ha un romanzo nel cassetto?
"Il mio mestiere è totalizzante. Tendenzialmente esclude esperienze creative. La malattia della letteratura è presente anche quando non passa attraverso l'atto della scrittura. Mediare fra la creazione e la ricezione, fra la scrittura e la pubblicazione è di per sé un atto creativo. E anche 'leggere' i lettori lo è. E anche scommettere sul bisogno che il mondo continua ad avere, di storie in cui abitare".



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