Monfrecola, l'esordiente che si è tuffato nella Londra di fine '800
IL LIBRO D'ESORDIO DI VINCENZO MONFRECOLA Quando Robert Younghusband legge l'inserzione pubblicata in fondo all'ultima pagina del "Croydon Gazette" non crede ai suoi occhi, perché non pensava esistesse un esperto di decisioni difficili e già intravede la soluzione dei suoi problemi con i vicini di casa. L'AUTORE - Vincenzo Monfrecola è nato a Napoli nel 1959. Ha collaborato con "Napolinotte", "Il giornale di Napoli", il "Roma" e "L'Avanti". È stato responsabile della sede di Londra dell'Osservatorio sui Beni Culturali, Faldbac Trade Union. Attualmente lavora per il Ministero per i Beni e le Attività Culturali occupandosi del restauro di libri antichi. LO SPECIALE
di Antonio Prudenzano
Quando William Cardigon legge la lettera inviatagli da Robert Younghusband fa i salti di gioia, perché quello è il suo primo cliente e finalmente sta per rimpolpare le sue finanze. Quello che Robert non sa è che William non ha mai preso una decisione in vita sua, soprattutto non una buona, tanto che la sua famiglia ha finito per tagliargli i fondi. Ma questo è solo il primo di una serie di spassosi equivoci, uno più assurdo dell’altro, che travolgeranno la popolazione di Croydon, un villaggio tipicamente inglese alle porte di Londra. Con scrittura vivace e ricca di colpi di scena, nel suo romanzo d'esordio Vincenzo Monfrecola dà vita a una colossale macchina della beffa e consegna al lettore il divertente ritratto di una piccola realtà di provincia. Sullo sfondo, una Londra di fine ‘800 già percorsa dalle prime lotte sindacaliste e per l' emancipazione femminile. E proprio una determinata suffragetta, con la sua arguzia femminile, saprà guadagnarsi un ruolo fondamentale...
Il Decisionista è il suo libro esordio.

Monfrecola, come mai uno scrittore italiano sceglie di ambientare il proprio romanzo d'esordio nella Londra di fine '800? Da scrittore, cosa l'affascina di quel periodo storico? 
La copertina
"Ho avuto modo di conoscere Londra e le sue periferie durante gli anni in cui ho diretto l'Osservatorio sui Beni Culturali per il nord Europa e sono rimasto affascinato dallo stile di vita e dall'istinto conservatore, ma
anche rispettoso, che gli inglesi riservano al proprio passato. Nelle mie scorribande londinesi frequentemente mi sono imbattuto in posti che trasudavano l'atmosfera vittoriana proprio come se il tempo non fosse passato e io, per qualche oscura ragione, avevo la sensazione di esserci già stato. Mi apparteneva. Tutto ciò è molto coinvolgente soprattutto se si ha una fantasia eccessivamente sviluppata. Per trasferire ai lettori le stesse sensazioni che ho provato, spesso ho cercato di ripercorrere alcune scene in prima persona. Ad esempio la scena iniziale del funerale è stata da me stesso sperimentata frequentando nelle periferie del Surrey e del Kent una dozzina di funerali. Intendiamoci, non che a Napoli e in Italia fossimo a corto di funerali, ma l'atmosfera che volevo far percepire al lettore sicuramente non sarebbe stata la stessa di quella che, spero, si respira nel romanzo. Questa 'tecnica' è stata usata anche per altre parti del romanzo. Il periodo storico di fine '800 mi affascina perché è un'epoca ricca di aspettative, c'è il nuovo che avanza, prendono consistenza le lotte per i diritti sociali, le donne prendono sempre più coscienza della loro condizione ed iniziano a diventare più intraprendenti per il riconoscimento del suffragio universale. Un contesto del genere è come un bel terreno concimato per un contadino".
L'ironia ha un ruolo fondamentale nella sua scrittura...
"Da napoletano ho dovuto spesso convivere con problematiche tanto semplici ma anche così inspiegabilmente irrisolvibili quindi, come spesso succede, l'istinto di sopravvivenza e di sopportazione o sfocia in violenza o in ironia. Nel mio caso, essendo per natura di un ottimismo fanciullesco, più che di ironia credo si tratti di umorismo; un umorismo però sempre garbato e misurato, “ british” se vogliamo. Ci tengo però a dire che nel corso della stesura de 'Il Decisionista', avevo paura che il mio umorismo non fosse capito ed ho più volte cercato di scrivere in modo cosiddetto 'serio'. Ma ahimè! Ogni volta che ci provavo sentivo che non ero io a scrivere ma un'altra persona. Insomma ero poco credibile. Ho dovuto arrendermi all'evidenza e lasciarmi guidare dalla mia personalità tutta napoletana, pur senza perdere di vista il periodo storico e il luogo dove si svolgeva il romanzo".
Quali sono i suoi punti di riferimento letterari?
"I miei gusti non spaziano molto e sono tutti un prodotto della tradizione letteraria anglosassone ottocentesca e del primo Novecento. Tra gli autori preferiti sicuramente vi è George Gissing, ma anche Henry James, Wilkie Collins e il contemporaneo Michel Faber che con il suo 'Petalo Cremisi e il Bianco' traccia un delizioso spaccato della Londra ottocentesca con le sue brutture ma anche con delizioso verismo. Tra gli autori del Novecento che prediligo, e di cui purtroppo si sta sempre più perdendo il ricordo, di sicuro vi è P.G. Wodehouse del quale condivido soprattutto l'umorismo fanciullesco e il garbo dei suoi romanzi... Oserei dire che Wodehouse potrebbe tranquillamente essere nato a Napoli".
Sta già lavorando al prossimo libro?
"Se il mio primo romanzo è nato da una porta dell'armadio che si apriva ed io, inguaribile indeciso, mi immaginavo che invece del classico amante o dell'assassino saltasse fuori un decisionista che decidesse per me, nel secondo romanzo - a cui sto già lavorando - vorrei raccontare una storia vera, o quasi. Sarà sempre ambientato a Londra ma, questa volta, la storia si svolgerà nel 1910. Un anno molto ricco di avvenimenti ma anche non distante
dal 1898 e, quindi, non è improbabile che rivedremo in azione qualche personaggio del primo romanzo. Mi piacerebbe sperimentare una storia con un “taglio” umoristico più consapevole e deciso rispetto a 'Il Decisionista', ma su questa eventualità saranno fondamentali i suggerimenti del mio editore".



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