Monfrecola, l'esordiente che si è tuffato nella Londra di fine '800

Lunedì, 13 dicembre 2010 - 09:02:00

IL LIBRO D'ESORDIO DI VINCENZO MONFRECOLA

Quando Robert Younghusband legge l'inserzione pubblicata in fondo all'ultima pagina del "Croydon Gazette" non  crede ai suoi occhi, perché non pensava esistesse un esperto di decisioni difficili e già intravede la soluzione dei suoi problemi con i vicini di casa.
Quando William Cardigon legge la lettera inviatagli da Robert Younghusband fa i salti di gioia, perché quello è il suo primo cliente e finalmente sta per rimpolpare le sue finanze.   Quello che Robert non sa è che William non ha mai preso una de­cisione in vita sua, soprattutto non una buona, tanto che la sua famiglia ha finito per tagliargli i fondi. Ma questo è solo il primo di una serie di spassosi equivoci, uno più assurdo dell’altro, che travolgeranno la popolazione di Croy­don, un villaggio tipicamente in­glese alle porte di Londra.
Con scrittura vivace e ricca di colpi di scena, nel suo romanzo d'esordio Vincenzo Monfrecola dà vita a una colossale macchina della beffa  e consegna al lettore il divertente ritratto di una piccola realtà di provincia. Sullo sfondo, una Londra di fine ‘800 già percorsa dalle prime lotte sindacaliste e per l' emancipazione femminile. E proprio una determinata suf­fragetta, con la sua arguzia femminile, saprà guadagnarsi un ruolo fondamentale... 

L'AUTORE - Vincenzo Monfrecola è nato a Napoli nel 1959. Ha collaborato con "Napolinotte", "Il giornale di Napoli", il "Roma" e "L'Avanti".  È stato responsabile della sede di Londra dell'Osservatorio sui Beni Culturali, Faldbac Trade Union.  At­tual­­mente lavora per il Mi­ni­ste­ro per i Beni e le Attività Cul­tu­rali occupandosi del re­stau­ro di libri antichi. 
Il Decisionista è il suo libro esordio.

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di Antonio Prudenzano

vincenzo monfrecola il decisionista cavallo di ferro
La copertina
Monfrecola, come mai uno scrittore italiano sceglie di ambientare il proprio romanzo  d'esordio nella Londra di fine '800? Da scrittore, cosa l'affascina di quel periodo storico?
"Ho avuto modo di conoscere Londra e le sue periferie durante gli anni in cui ho diretto l'Osservatorio sui Beni Culturali per il nord Europa e sono rimasto affascinato dallo stile di vita e dall'istinto conservatore, ma
anche rispettoso, che gli inglesi riservano al proprio passato. Nelle mie scorribande londinesi frequentemente mi sono imbattuto in posti che trasudavano l'atmosfera vittoriana proprio come se il tempo non fosse passato e io, per qualche oscura ragione, avevo la sensazione di esserci già stato. Mi  apparteneva. Tutto ciò è molto coinvolgente soprattutto se si ha una fantasia eccessivamente sviluppata. Per trasferire ai lettori le stesse sensazioni che ho provato, spesso ho cercato di ripercorrere alcune scene in prima persona. Ad esempio la scena iniziale del funerale è stata da me stesso sperimentata  frequentando nelle periferie del Surrey e del Kent una dozzina di funerali. Intendiamoci, non che a Napoli e in Italia fossimo a corto di funerali, ma l'atmosfera che volevo far percepire al lettore sicuramente non sarebbe stata  la stessa di quella che, spero, si respira nel romanzo. Questa 'tecnica' è stata usata anche per altre parti del romanzo. Il periodo storico di fine '800  mi affascina perché è un'epoca ricca di  aspettative, c'è il nuovo che avanza, prendono consistenza le lotte per i  diritti sociali, le donne prendono sempre più coscienza della loro condizione  ed iniziano a diventare più intraprendenti per il riconoscimento del suffragio universale. Un contesto del genere è come un bel terreno concimato per un  contadino". 

L'ironia ha un ruolo fondamentale nella sua scrittura...
"Da napoletano ho dovuto spesso convivere con problematiche tanto semplici ma anche così inspiegabilmente irrisolvibili quindi, come spesso  succede, l'istinto di sopravvivenza e di sopportazione o sfocia in violenza o  in ironia. Nel mio caso, essendo per natura di un ottimismo fanciullesco, più che di ironia credo si tratti di umorismo; un umorismo però sempre garbato e  misurato, “ british” se vogliamo. Ci tengo però a dire che nel corso della stesura de 'Il Decisionista', avevo paura che il mio umorismo non fosse capito ed  ho più volte cercato di scrivere in modo cosiddetto 'serio'. Ma ahimè! Ogni  volta che ci provavo sentivo che non ero io a scrivere ma un'altra persona. Insomma ero poco credibile. Ho dovuto arrendermi  all'evidenza e lasciarmi  guidare dalla mia personalità tutta napoletana, pur senza perdere di vista il periodo storico e il luogo dove si svolgeva il romanzo".

Quali sono i suoi punti di riferimento letterari?
"I miei gusti non spaziano molto e sono tutti un prodotto della  tradizione letteraria anglosassone ottocentesca e del primo Novecento. Tra gli  autori preferiti sicuramente vi è George Gissing, ma anche Henry James, Wilkie  Collins e il contemporaneo Michel Faber che con il suo 'Petalo Cremisi e il  Bianco' traccia un delizioso spaccato della Londra ottocentesca con le sue  brutture ma anche con delizioso verismo. Tra gli autori del Novecento che  prediligo, e di cui purtroppo si sta sempre più perdendo il ricordo, di sicuro  vi è P.G. Wodehouse del quale condivido soprattutto l'umorismo fanciullesco e  il garbo dei suoi romanzi... Oserei dire che Wodehouse potrebbe tranquillamente essere nato a Napoli".
 
Sta già lavorando al prossimo libro?
"Se il mio primo romanzo è nato da una porta dell'armadio che si apriva ed io, inguaribile indeciso, mi immaginavo che invece del classico amante o dell'assassino saltasse fuori un decisionista che decidesse per me,  nel secondo romanzo - a cui sto già lavorando - vorrei raccontare una storia  vera, o quasi.  Sarà sempre ambientato a Londra ma, questa volta, la storia si svolgerà nel 1910. Un anno molto ricco di avvenimenti ma anche non distante
dal 1898 e, quindi, non è improbabile che rivedremo in azione qualche  personaggio del primo romanzo. Mi piacerebbe sperimentare una storia con un   “taglio” umoristico  più consapevole e deciso rispetto a  'Il Decisionista', ma  su questa eventualità saranno fondamentali i suggerimenti del mio editore".

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