Tommaso Pincio ad Affaritaliani.it: "Sono tossicodiopendente da me stesso. Ma non è colpa dell'arte"

Venerdì, 19 novembre 2010 - 15:00:00

"LO SPAZIO SFINITO"

tommaso pincio
La nuova copertina,
realizzata dallo stesso scrittore

IL LIBRO - In un mondo alternativo terribilmente bello e malinconico, Jack Kerouac si prepara a passare nove settimane nello spazio per conto della Coca-Cola Enterprise. Marilyn Monroe fa la commessa in una libreria. Il tirannico Arthur Miller si è comprato una casa sulla cascata dove vive con sua moglie, la triste e bellissima Norma Jeane. Qualche conto sembra in effetti non tornare. Norma e Marilyn non dovrebbero ad esempio essere la stessa meravigliosa ragazza, colei che illuminò i desideri di milioni di persone accendendo una luce nelle stanze più buie degli animi maschili?
Ambientato durante gli anni Cinquanta - reinventati in modo da diventare tra i più veri e struggenti mai raccontati - Lo spazio sfinito è popolato dai personaggi del nostro immaginario collettivo (oltre a Kerouac, Marilyn e Miller c'è Neal Cassady, e il giovane Holden...), i quali però, attraverso le loro vicende di solitudine, desiderio, amicizie infrante, cuori spezzati e vite da ritrovare, si rivelano paurosamente simili a noi. 

 

I LIBRI
DI TOMMASO PINCIO

1999 - M., romanzo, Cronopio, Napoli

2000 - Lo spazio sfinito, romanzo, Fanucci, Roma (che Minimum Fax ripropone nel 2010)

2002 - Un amore dell'altro mondo, romanzo, Einaudi, Torino

2005 - La ragazza che non era lei, romanzo, Einaudi, Torino

2006 - Gli alieni. Dove si racconta come e perché gli extraterrestri sono giunti fra noi, saggio, Fazi, Roma

2008 - Cinacittà. Memorie del mio delitto efferato, romanzo, Einaudi, Torino

 

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Libri

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di Antonio Prudenzano

Tommaso Pincio, pseudonimo di Marco Colapietro, ha avuto tante vite. Nato a Roma nel 1963, ha studiato all'Accademia di Belle Arti. Si sognava pittore, ma non ha sfondato (da qualche anno, come leggeremo, ha però riscoperto l'amore per la pittura). Anche per questo, tra fine anni '80 e inizio '90, si è trasferito a New York, dove ha fatto l'assistente per vari pittori, italiani e americani. Gli Stati Uniti hanno un ruolo fondamentale nel suo immaginario di narratore. Ed è stato negli Usa che Pincio ha "scoperto" la letteratura e ha deciso di dare una svolta alla sua vita. Pur essendosi avviato tardi alla scrittura, è diventato subito un autore di culto. Ora Minimum Fax riporta in libreria "Lo spazio sfinito", il secondo romanzo pubblicato da Pincio, uscito per Fanucci nel 2000 e ormai da tempo fuori catalogo.

tommaso pincio
Un autoritratto di Pincio

In un'intervista a Lankelot.eu di sè lei ha detto: "L'inclinazione a rinchiudermi finisce per prevalere. In un certo senso sono un tossicodipendente. Qualcuno, non ricordo chi, sosteneva che la droga peggiore siamo noi stessi perché non necessita di pusher e la si può consumare in solitudine". Paradossalmente, due attività solitarie come l'arte e la letteratura la riavvicinano al mondo?
"Credo che l'attuale 'tossicodipendenza' da me stesso non sia una conseguenza diretta dello scrivere e fare arte. In passato ero sicuramente meno chiuso, eppure anche allora scrivevo e dipingevo. Per lungo tempo ho diretto una galleria d'arte tra Roma e New York, un lavoro che mi obbligava ad avere rapporti sociali intensi. Adesso la mia vita è cambiata, lavoro in casa, dove vivo da solo. Fatalmente ho finito per trasformarmi in un recluso. Diciamo che le circostanze hanno favorito questo lato del mio carattere"".

Ha raccontato che nel periodo in cui ha pubblicato "Lo spazio infinito" esplorava l'Oriente facendo una vita da hippy. Cosa ricorda di quegli anni?
"In realtà è andata così solo in parte. Il mio rapporto con l'Oriente ha conosciuto varie fasi. All'inizio, e sto parlando di un momento precedente alla stesura dello 'Spazio sfinito', le mie erano visite brevi. Poi i soggiorni si sono fatti più lunghi. A un certo punto i miei genitori e mio fratello si sono trasferiti a Koh Phangan, un'isola della Thailandia, e l'Oriente è diventato la mia seconda casa. Adesso passo molti mesi all'anno in quelle zone".

Lei definisce "Lo spazio sfinito" un "romanzetto", "un piccolo poema in prosa". La prima edizione del libro uscì nel 2000. Cos'ha provato rileggendolo dopo 10 anni?
"Non l'ho riletto. Non rileggo mai i romanzi che mi sono lasciato alle spalle. Li considero dei morti e come i morti preferisco rievocarli nel ricordo. Rileggerli sarebbe come disseppellire un cadavere. In un primo tempo avevo pensato di scrivere qualcosa d'inedito per questa nuova edizione, poi con la casa editrice abbiamo deciso altrimenti. Del resto, questo libro rappresenta uno spartiacque tra il Pincio più sperimentale degli inizi e quello successivo. Il mio atteggiamento nei confronti della narrazione è molto cambiato dai tempi dello 'Spazio sfinito', che non definirei un romanzo in senso stretto bensì un romanzo fantasma. Puntavo infatti a suscitare sensazioni e sentimenti, e lo popolai di personaggi che non erano veri personaggi. Anche la storia è una specie di sindone, l'immagine sfuocata di quel dovrebbe essere una trama. Con immodestia mi verrebbe da dire che è la cosa più vicina alla poesia che mi sia capitato di scrivere. Magari è cattiva poesia, ma non sta a me dirlo... Mi piace pensarlo come un grande haiku, il che ne fa qualcosa di lontano dalla opacità propria della letteratura più romanzesca, che non deve brillare mai di luce propria, se non a sprazzi, ma piuttosto scorrere ai limiti dell'invisibilità proprio per consentire alla storia e ai suoi personaggi di emergere".

Sempre nell'intervista a Lankelot.eu ha dichiarato che sta pensando a un supporto alternativo tanto alla carta quanto all'e-book. A cosa si riferiva?
"A dire il vero, al momento sono preso dalla traduzione per Minimum Fax di un paio di opere di Francis Scott Fitzgerald e dalla stesura di un libro cartaceo 'tradizionale' che uscirà nell'aprile 2011 per la collana Contromano di Laterza, dal titolo 'L'hotel a zero stelle'. In questo saggio mascherato, una sorta di autobiografia letteraria, uso come cornice metaforica l'albergo, un luogo che mi ha sempre affascinato, Di fatto, vi racconto il mio rapporto con alcuni scrittori che mi sono cari. Ho inoltre in cantiere un paio di romanzi storici, ambientati nel '600, per i quali non prevedo di discostarmi dalle 'tradizionali' forme di pubblicazione. Ma venendo alla sua domanda, le confermo di avere in mente una storia di sapore visionario, ambientata in un futuro imprecisato ma a noi molto prossimo. Parlerà della vecchiaia intesa come nuova emergenza sociale. Salvo sorprese dovrebbe essere una storia breve e la sto concependo per un supporto alternativo sia alla carta che all'e-book. Sarà diffusa gratuitamente attraverso il web, ma non su Facebook o luoghi simili. Si tratta di un tentativo che credo sia giusto fare in una fase di passaggio come quella che stiamo vivendo. E non penso tanto agli e-book, che influiranno perlopiù sugli assetti di mercato. Penso piuttosto a come sta mutando il nostro approccio alle storie. In questo senso, l'impatto di YouTube e di certe serie televisive è assai più importante, perché mette in gioco una nuova grammatica della quale sarà sempre più difficile non tenere conto".

A proposito, anche "M", il suo romanzo d'esordio (da anni fuori catalogo, ndr), sarà ristampato?
"Per ora no. È un libro molto ostico, sperimentale in senso avanguardistico. Lo sento troppo lontano dalla mia idea attuale di letteratura, ancor più de 'Lo spazio sfinito'... Darlo nuovamente alle stampe non rappresenta per me una priorità".

Qual è il suo scrittore italiano contemporaneo preferito?
"Senza dubbio Michele Mari. Pur avendo una personalità molto marcata, la sua opera è caratterizzata da una varietà imprevedibile. Può saltare da un monologo delirante sulla gelosia alla biografia orale di Syd Barrett. Mari è un uomo che ha accettato di lasciarsi condurre dai suoi demoni, e non bada troppo al posto in cui questi lo conducono. Ci va e basta. È una qualità rara tra gli autori italiani, sottoscritto incluso, più propensi ad avvolgersi negli stessi temi".

Dopo aver abbandonato l'arte, negli ultimi anni lei si è "riappacificato" con la pittura...
"È una vecchia storia. Ne è in parte responsabile il proprietario della galleria in cui ho lavorato per molti anni, Gian Enzo Sperone. Fu lui ad avviarmi alla nuova 'carriera' di mercante d'arte. Era molto amico di Goffredo Parise, anche lui un pittore mancato, e me ne parlava spesso. Casi del genere non sono affatto rari tra gli scrittori. Un altro esempio è Pamuk, che ho avuto il piacere di conoscere. Mi ha raccontato un percorso molto simile al mio. Nobel a parte, ovviamente... Tornando a Parise, per anni la mia vita è stata infestata dalla sua figura. Sperone me lo proponeva costantemente come un modello da seguire, perché da ragazzo aveva rinunciato alle sue ambizioni di pittore dopo aver visto i quadri di Chagall dal vero. Ma io non volevo per modello una persona che si era arresa e questa cosa finì per rendermelo poco simpatico. Poi, col tempo, scoprendolo come scrittore, mi sono riappacificato con lui, seppure solo idealmente".

Ora sta lavorando a una mostra?
"Ho in cantiere diversi progetti. Al momento, la serie degli scrittori è il progetto più avanzato (vedi in fondo, ndr). Sono ritratti ispirati allo stile delle copertine dei libri degli anni '40 e '50 nonché ai poster dei film di quello stesso periodo. Mi interessa il fatto che venissero dipinti quando sarebbe stato molto più semplice usare qualche foto di scena. Nel 2011 spero di fare una mostra, sebbene non sappia ancora in quale contesto, se in una vera galleria d'arte o all'interno di una manifestazione letteraria. Ho poi in mente serie di altro genere, ritratti di personaggi appartenenti a mondi diversi. Comunque sempre ritratti. Sono attratto dalla sua figura umana e dal suo rapporto con un determinato sfondo. Dopotutto anche i romanzi sono dei ritratti, la differenza è che in questo caso è la trama a fare da paesaggio".

Un'ultima curiosità, visto che in questi giorni non si parla d'altro: da scrittore, cosa pensa del discusso programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano "Vieni con me"? E qual è, più in generale, il suo giudizio sull'autore di "Gomorra"?
"Non ho visto il programma, a parte alcuni spezzoni su YouTube, per cui non posso dire molto se non che in termini di ascolti il risultato è straordinario. È la dimostrazione che c'è spazio per una televisione diversa dal mondezzaio che ci propinano in continuazione. Non comprendo dunque le accuse di retorica e sentimentalismo che sono state sollevate. Quand'anche fosse, dov'è il problema? Non si può pensare di parlare a milioni di persone senza scadere nella retorica. Certi discorsi di Obama non erano forse stucchevoli? Quanto alla parte strettamente letteraria della sua domanda, Saviano si trova nella difficile posizione di chi è chiamato a essere il simbolo di sé stesso. Resta pertanto la curiosità e il rimpianto di quel che avrebbe potuto dare alla letteratura se non fosse costretto a vivere sotto scorta, se non fosse diventato Saviano...".

 

GLI SCRITTORI DI OGGI E DI IERI
"VISTI" DA TOMMASO PINCIO:

(fonte Facebook)

 

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Jack Kerouac

 

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David Foster Wallace

 

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Edgar Allan Poe

 

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Philip K. Dick

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Giuseppe Genna

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