La Avallone ad Affaritaliani.it: "Il nuovo libro? Basta adolescenti e operai..."
LO SPECIALE
di Antonio Prudenzano

Silvia Avallone, il 2010 è stato il suo anno. Se guarda agli intensissimi 12 mesi appena archiviati, cosa ricorda con più piacere? E cosa, invece, preferirebbe dimenticare? 
"Non c’è niente che preferirei dimenticare del 2010, anzi: è un anno che rivivrei dall’inizio alla fine, al cardiopalma come l’ho vissuto, ma sono anche contenta che si sia concluso perché vivere sempre con una dose alta di adrenalina nel sangue alla lunga esaurisce. L’uscita di 'Acciaio', tra le polemiche e l’affetto dei lettori; i moltissimi viaggi in giro per l’Italia sugli aerei, sui treni, sui traghetti in città che non avevo mai visto; l’esperienza dei premi e il matrimonio: è stata una gigantesca avventura, mi viene da dire 'un romanzo di formazione' o una bella naja che prima di tutto rappresenta un pezzo di vita, una fase di crescita personale. Quel che ricordo con più piacere sono proprio i viaggi, condivisi con le persone a me più care, nei luoghi che non conoscevo neppure di nome, penso a Calasetta in Sardegna ad esempio; e l’incontro con i lettori, nelle librerie, nei chiostri, nelle piazze, l’entusiasmo vivo nelle critiche come nelle lodi".
Come sta vivendo questo ritorno alla "normalità"? 
"Molto bene, aspettavo questo momento. Perché è difficile trovare la concentrazione necessaria per scrivere e per studiare nel turbine mediatico. C’è un tempo per tutto. Ma il tempo che preferisco è quello privato: mi piace andare in biblioteca a studiare, andare a caccia del materiale per le mie storie per strada, nei bar, chiacchierare a lungo con gli amici senza problemi di orari, e leggere tranquillamente in casa. In realtà, per tutto il 2011 dovrò viaggiare spesso all’estero: una bella iniezione di novità per me che non ho quasi mai varcato i confini dell’Italia. Però preferisco sempre le mie province, Biella, Piombino, dove cerco di tornare spesso".
Alla laurea quanto manca?
"Eh, chi lo sa! Entro il 2011 di sicuro, altrimenti guai. Per ora sono ancora impegnata con gli ultimi due esami, ed è bello ricominciare a sottolineare i libri dopo più di un anno. Ancora non ho scelto un tema preciso per la tesi, ce ne sono molti che mi tentano. Vorrei lavorare sui testi della letteratura italiana che preferisco: Cassola e Morante per la narrativa; Caproni e Saba per la poesia. Prima di 'Acciaio' ero orientata verso una tesi sul personaggio adolescente, ma adesso preferisco personaggi adulti".
A che punto è il film tratto da "Acciaio"?
"Sul fronte cinematografico, non saprei da che parte cominciare. Vivo l’esperienza del film come una bella scoperta, un’occasione per vedere da vicino come nasce un racconto per immagini, ma resto al mio posto per cui: niente sceneggiatura o altro. Mi limito a dare dei suggerimenti se mi vengono chiesti. È già nata una bella amicizia con il regista Stefano Mordini e la sceneggiatrice Giulia Calenda: siamo spesso andati a Piombino, abbiamo anche visitato la fabbrica insieme. Mi piace vedere come la storia di Anna, Francesca, Alessio etc. sia diventata di altri adesso, liberi di reinterpretarla e modificarla. Il film è ancora in fase di scrittura, ma procede a passo spedito. Credo che all’inizio del 2012 lo vedremo nelle sale, ma i tempi in questi casi sono sempre imprevedibili".
Anche nel 2011 la "moda" editoriale dei debuttanti continua. Alla luce di quello che ha imparato sulla sua pelle, cosa consiglia agli scrittori che esordiscono quest'anno?
"In realtà le esperienze dell’anno passato sono ancora fresche e non mi sento nella posizione di poter consigliare. Anche perché credo non sia necessario. Credo che ciascun esordiente debba solo godersi quest’avventura, la soddisfazione di vedere il proprio lavoro, tenuto a lungo nella propria stanza, prendere corpo e diffondersi tra i lettori, l’emozione di tutto questo. Esordire resta l’inizio di un percorso, il bello secondo me è proprio questo: che si tratta di un inizio più che di una meta. Ma il rapporto tra un autore e il proprio libro è qualcosa di troppo singolare e intimo, quindi ogni storia è una storia a sé".
Dopo un anno al centro della scena, che idea si è fatta dell'ambiente letterario italiano?
"È stato bello poter incontrare e conoscere molti scrittori che stimo e che avevo letto con entusiasmo, questo sì. Ho potuto ricevere consigli e dritte da maestri come Pennacchi, con cui ho condiviso l’avventura dello Strega, e per questo mi sento fortunata. Non mi sono fatta un’idea specifica dell’ambiente letterario: ho conosciuto delle persone, più che un mondo. E per il resto, l’unico 'mondo' che ho frequentato e frequento, il 'mio', è quello dei miei amici di sempre con cui non condivido solo i libri".
Quali sono i libri che ha letto ultimamente che l'hanno colpita di più?
"Questo per me è un periodo di studio, per cui ho letto soprattutto Sofocle – e non posso lamentarmi! Ho letto e riletto anche molti classici: Tolstoj, Balzac e Truman Capote. Ho scoperto un bellissimo romanzo che non avevo ancora letto: 'La trilogia della città di K.' di Agota Kristof. Dopo un anno dedicato ai contemporanei, ho sentito l’esigenza di immergermi di nuovo nel passato".
Sta lavorando al nuovo romanzo? Di cosa parlerà?
"Sto lavorando nel senso che sto facendo 'ricerca'. Come per 'Acciaio' avevo dovuto raccogliere un bel po’ di materiale, specialmente sulla fabbrica, prima di cominciare a scrivere, così adesso ricomincio da zero e vado a caccia delle informazioni che mi servono per la storia futura. Solo quando lo avrò finito potrò dire di cosa parlerà, perché un libro, specialmente all’inizio, è sempre un mistero anche per chi lo scrive ed è prudente lasciarlo nel suo bozzolo per non rompere l’incantesimo. Di sicuro non parlerà né di adolescenti né di operai siderurgici. Il bello è avere di fronte a sé una sfida completamente nuova".



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