Costantini, il "Larsson italiano" già nei '70 aveva chiari gli errori italiani in Libia
| IL CASO COSTANTINI SU AFFARITALIANI.IT... IL 26 GENNAIO L'EDITOR NE PARLA CON AFFARITALIANI.IT - Marco Di Marco, editor della narrativa italiana Marsilio, rivela: "Nel prossimo autunno pubblicheremo il romanzo d'esordio di Roberto Costantini. Lo chiamiamo affettuosamente e in vena scaramantica 'lo Stieg Larsson italiano'. Ci puntiamo molto...". LEGGI QUI L'INTERVISTA COMPLETA E SCOPRI LO "SPECIALE EDITOR"
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LO SPECIALE
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![]() La copertina |
Il 7 settembre Marsilio manderà in libreria il primo volume di una trilogia poliziesca che è già diventata un caso editoriale internazionale, "Tu sei il male" di Roberto Costantini. I diritti cine-televisivi del romanzo, infatti, sono stati opzionati mesi prima dell’uscita, mentre i diritti di traduzione sono stati venduti in Gran Bretagna
(Quercus), Francia (Presses de la Cité), Germania (Bertelsmann), Spagna (Grijalbo) e Norvegia (Gyldendal). Anche Giancarlo De Cataldo è stato conquistato da questo libro: "Un vecchio delitto senza soluzione. Un killer che rispunta dal passato. Il perbenismo di ieri e il razzismo di oggi che si saldano nell’ombra. Dietro ogni verità apparente, se ne nasconde sempre un’altra. Questa è l’Italia, commissario Balistreri: e neanche la tua forza malata riuscirà mai a cambiarla". Costantini, nato a Tripoli nel 1952, ingegnere e consulente aziendale, oggi dirigente della Luiss Guido Carli di Roma, concede ad Affaritaliani.it la sua prima intervista.
![]() L'autore |
Lo scorso gennaio, il suo editor, Marco Di Marco l'ha definita "il Larsson italiano" (vedi box a destra, ndr). Cosa pensa del paragone?
"Per il momento è come paragonare un calciatore, magari promettente ma un esordiente, a Maradona. Il punto in comune è l'uso del giallo, che appassiona il lettore, per raccontare il passato e il presente sociale di una
nazione. Lì la Svezia, qui l'Italia, in bilico tra l'opulenza e il declino, tra il buonismo e il razzismo strisciante, tra gli incapaci e i capaci di tutto".
Si aspettava tanta attenzione a livello internazionale sul suo primo libro, prima ancora della sua uscita in libreria?
"Le vendite dei diritti all'estero sono una piacevole sorpresa, che forse ha
dei motivi. Buona parte del libro è ambientato a Roma e un pezzetto a Dubai e quest'ambientazione aiuta. Quando si parla di posti come piazza Navona e San
Pietro, uno straniero si ritrova facilmente e la sua immaginazione trova riscontri perchè o c'è già stato, o ha letto, o ha visto alcinema o in tv. E anche l'ipermoderna Dubai fa viaggiare la fantasia. Poi c'è la storia, con l'intreccio tra il giallo e due visioni del mondo, quella cattolica e quella illuminista".
Come il protagonista di "Tu sei il male" (il commissario Balistreri), lei è nato e ha trascorso la sua giovinezza in Libia (che avrà molto più spazio nel secondo capitolo della trilogia). Negli anni '70 lei ha dedicato al paese nordafricano una serie di articoli, dove sotto vari aspetti anticipava gli avvenimenti di questi mesi. Come giudica quello che sta succedendo in Libia? Quale sarà l'esito della guerra in corso? Gheddafi verrà sconfitto?
"Ho scritto per la prima volta di Gheddafi e della Libia nel 1970, quando avevo 18 anni. L'ultimo articolo si intitolava 'Gheddafi pensa ai cannoni dimenticando la gioventù'. Non ci voleva la palla di vetro, ma solo la voglia di non girarsi dall'altra parte. Cosa che l' Italia preferì fare, per una legittima convenienza, a danno di una comunità italiana di 20mila persone giustamente giudicata politicamente irrilevante rispetto ai superiori interessi economici del paese. Tutto normale, niente di nuovo. Quello che fa un pò pena è il falso moralismo dei tanti che oggi scoprono improvvisamente chi era Gheddafi dopo avergli stretto la mano e averci fatto tanti affari negli ultimi 40 anni. Comunque Gheddafi è alla fine".
In uno degli articoli in questione scriveva: "(...) a fare le spese della politica di Gheddafi sono proprio i giovani libici... essi vogliono studiare, viaggiare, divertirsi e frequentare giovani che siano come loro... vogliono che i proventi del petrolio servano alla vita, non alla guerra...". Come guarda al recente risveglio dei giovani non solo in Libia, ma anche in Tunisia, Egitto e altri paesi?
"L'Egitto e la Tunisia hanno fatto un passo verso la libertà. Non quella reale e completa, perché i militari hanno fatto da garanti per favorire l'uscita di scena di Ben Ali e Mubarak, particolarmente in Egitto, e oggi comandano loro. Ma almeno è nata la speranza, la consapevolezza di ciò che potrebbe essere. La partita prima era chiusa, adesso è aperta. Può essere che i libici, avendo dovuto soffrire molto di più, riescano a scavalcare anche questa fase".



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