Barbolini racconta ad Affaritaliani.it le sue "Ricette di famiglia"... L'INTERVISTA

Giovedì, 24 febbraio 2011 - 08:07:00

IL LIBRO

LA SCHEDA - Tutto comincia con un taccuino, 182 fogli a quadretti più alcuni sparsi, dove una calligrafia un po’ infantile, da maestra, ha annotato le ricette del repertorio di famiglia. Mamma le ha raccolte da parenti e amiche, alcune le ha copiate dal Talismano della felicità: in gran parte però arrivano da nonna Armida, e dunque da un Ottocento che in questo modo riesce ancora a trasmettere il suo bagaglio di storia e di sapori. Gli ultimi assaggi di queste Ricette di famiglia arrivano invece dai sushi bar e dagli happy hour che vanno di moda oggi, dove si assaggia ma non si mangia. I pranzi e gli spuntini sono quelli di una famiglia che, generazione dopo generazione, bizzarria dopo bizzarria, attraversa più di un secolo di storia d’Italia, dalle dimore di campagna dove si riunivano le grandi famiglie patriarcali ai bilocali metropolitani che ospitano le nostre inquietudini. Ricette di famiglia è anche una girandola di personaggi indimenticabili: la mamma che si lamenta perché fa tutto lei ma impedisce a chiunque di avvicinarsi ai fornelli; il babbo dall’olfatto perfetto e che perciò non vuole che si tagli la sfoglia con il coltello, perché altrimenti «sa di metallo»; il professor Valentini, afflitto da un figlio anoressico e da una figlia bulimica; Eugenio di Parigi, cugino della «nonna cattiva»; l'amico Giap che sposa solo donne giapponesi; il Malinverni che vuole «globalizzare» le tigelle aprendo un fast food in India. Ma si incontrano anche un giovanissimo Pavarotti e un conte Dracula alla ricerca dei suoi antenati modenesi... Sullo sfondo, la passione per il cinema e il tifo per il ciclismo, il Mago Zurlì e il Guzzino rosso, la via Emilia e le feste patronali, che sembrano sempre uguali e invece continuano a cambiare con noi, con i nostri affetti e i nostri sentimenti.

L'AUTORE - Roberto Barbolini, nato a Formigine (Modena) nel 1951, ha lavorato per le pagine culturali del «Giornale» di Montanelli e da molti anni collabora con «Panorama». È autore di saggi e racconti e dei romanzi Il punteggio di Vienna, Piccola città bastardo posto, Ligabue fandango, Uomini di cenere.

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di Antonio Prudenzano

Roberto Barbolini garzanti
LA COPERTINA
Roberto Barbolini, cominciamo con una domanda "leggera": qual è il suo piatto preferito?
"La cucina , per me, è un po’ come la letteratura: se lei mi chiedesse qual è il mio scrittore preferito, non risponderei con un nome solo, ma con un elenco: da Robert Louis Stevenson  a Dashiell Hammett, passando per Edgar Allan Poe, Antonio Delfini e P.G.Wodehouse.  Senza dimenticare un certo Kafka…Lo stesso mi succede con i cibi: passatelli e tortellini in brodo, tagliatelle al ragù di prosciutto e spaghetti in tutte le salse, parmigiano stagionato  con sopra qualche goccia di aceto balsamico sono le prime cose che mi vengono in mente: sapori e saperi d’una cucina tradizionale  che fanno  da madeleine proustiana . Perché  lo stomaco è sede di memoria non meno del cervello".

C'è un piatto della sua giovinezza che non mangia da anni e che vorrebbe poter riassaggiare?
 "Sì: i krapfen ripieni di marmellata come li faceva mia nonna paterna, quella che in Ricette di famiglia viene chiamata “la nonna cattiva”".

Oggi, nella sua famiglia, il cibo e la cucina che ruolo, e che spazi, hanno?
"Trionfa il do-it-yourself: insomma, ci arrangiamo un po’ come capita, a seconda dei rispettivi orari. L’ arte del cucinare è rispettata, ma tenuta a distanza: mia moglie avrebbe anche talento, ma odia i fornelli e poi non ha mai tempo. Mia figlia, che da piccola voleva fare –diceva lei- la cucinaia, adesso fa la cacciatrice di teste. Mio figlio è sul genere McDonald’s.  Il più ingordo  della famiglia resta  sicuramente il sottoscritto: al punto che, in Ricette di famiglia, finisco per confondere il passato coi passatelli, gli affetti con gli affettati e l’anima con le animelle". 

Da poco è uscito per Laterza il saggio di Alberto Capatti e Massimo Montanari  "La cucina italiana. Storia di una cultura", a suo modo una storia del nostro  Paese attraverso il cibo. In un certo senso, anche il suo può essere  considerato un "saggio" sulla storia (culinaria e non solo) dell'Italia?
"Più che un saggio, direi un “assaggio”, tanto per restare in tema culinario. Conosco Montanari di persona, stimo molto il suo lavoro e quello di Capatti, ma ovviamente un narratore si muove in modo diverso rispetto a un saggista. Somiglia piuttosto a uno di quei cocomerai delle mie parti che, con doti quasi rabdomantiche, giudicano la bontà di un’anguria  semplicemente “palpandole il culo”, senza bisogno di  carotarla per assaggiarne il garullo, cioè il cuore,. Ecco: io mi sento  un po’ come uno di loro. Se per caso  Ricette di famiglia riflette davvero uno spicchio della storia culinaria (e non solo) d’Italia, come lei suggerisce, lo devo  più alle mie inspiegabili doti di cocomeraio che a quelle di storico".

Il suo è un libro inconsueto nel panorama della nostra letteratura. Ci sono scrittori italiani di oggi a cui si sente affine?
"Nessun uomo è un’isola. Le comuni radici emiliane mi affratellano, pur nelle rispettive diversità, a narratori come Giuseppe Pederiali e Guido Conti, che sono anche miei cari amici. Ma forse affinità non è la parola giusta. Se parliamo di stima, la lista si potrebbe allungare di molto. Ma ciò non annulla il fatto che quello dello scrittore è un lavoro per vocazione solitario. E le sue affinità vanno spesso ricercate con autori che non ci sono più, o non ci sono ancora.

Qual è a suo avviso lo scrittore che ha meglio raccontato il cibo e la  passione per la cucina?
"Se ne potrebbero citare tanti, da Rabelais a Folengo ai maccheronici in genere (nomen omen), fino a Vázquez Montalbán, col suo  investigatore-gourmet Pepe Carvalho.. Ma, al momento, mi viene in mente soprattutto Dumas padre, autore (forse per motivi…gastronomici) d’un Grande dizionario di cucina, edito qualche anno fa in Italia da Ibis. Ma se Dumas era uno scrittore-gastronomo, il nostro Pellegrino Artusi non è forse un gastronomo-scrittore? Dico subito che, in uno scontro ideale tra cucina francese e italiana, il  mio stomaco sciovinista saprebbe già quale scegliere".

Sta lavorando a un nuovo libro? Di cosa parlerà?
"Ho quasi pronto un romanzo. Titolo provvisorio: Provaci ancora, Radetzky. Contenuto: top-secret. Il seguito alla prossima intervista…".

 

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