"Con la repressione del Movimento del ’77 è finita la speranza". Lo scrittore Paolo Grugni ad Affaritaliani.it
IL NUOVO LIBRO DI PAOLO GRUGNI Siamo nel 1977 e l'Italia è sconvolta dai disordini politici: bombe, attentati, scontri di Perché vale la pena di leggere L'odore acido di quei giorni? Perché assolve in pieno a uno dei L'AUTORE - Paolo Grugni (Milano, 1962) ha pubblicato i romanzi Let it be (Mondadori, 2004; Giallo Mondadori, 2009), Mondoserpente (Alacràn, 2006), Aiutami (Barbera, 2008) e Italian Sharia (Perdisa, 2010). LO SPECIALE
di Antonio Prudenzano
piazza tra forze dell'ordine e gruppi extraparlamentari che sempre più prendono le
distanze dai partiti e che annunciano la nascita del Movimento. Alessandro Bellezza, un medico di San Giovanni in Persicelo, provincia di Bologna,
con la carriera e la famiglia distrutte, trova sotto la neve una donna apparentemente
morta, sfuggita a un tentato omicidio. La donna, Francesca Mirri, si rivelerà essere
un'infiltrata della polizia tra le fila di Ordine Nuovo a caccia di un assassino che forse di
nasconde nell'organizzazione di estrema destra. Ai due si unirà il maresciallo Bertoli e
insieme scopriranno verità raccapriccianti dove nessuno è mai quello che appare e tutti
sembrano fare il doppio gioco tra servizi segreti deviati, verità che non devono emergere,
un assassino che non si riesce a scoprire e piani di destabilizzazione democratica che minacciano l'intero paese.
Tutto questi fino al tragico epilogo del marzo bolognese del '77 che culminerà con
l'invio dei carri armati da parte di Cossiga in piazza Maggiore. Ponendo le basi per quello
che sarebbe successo quasi venti anni dopo...
doveri della letteratura: ci fa fare un'esperienza, portandoci in un luogo e in un tempo in
cui non eravamo, mostrandoceli per far sì che la nostra vita diventi più ricca.
In secondo luogo perché non si tratta solo di una puntuale ricostruzione storica, ma
anche di un testo in cui i personaggi diventano creature di sangue caldo e nervi, con le
loro miserie e i loro splendori, con i loro passaggi a vuoto e i loro momenti di forza.
Infine perché Paolo Grugni ha scritto un romanzo che parlando di ieri parla di oggi.
Se viviamo in un paese che ha perso di vista la felicità è perché la politica ha preso
congedo dalla gente, lasciandola sola mentre il nostro tempo si inabissa. (dalla scheda)

![]() LA COPERTINA |
"Vivevo, oggi come allora, a Milano, avevo 15 anni studiavo da ragioniere. Di quel periodo ricordo i picchetti, la scuola autogestita, gli slogan e l’eroina. Ma non mi sentivo direttamente coinvolto, ero ancora mentalmente e fisicamente un ragazzino in via di formazione. Qualcosa però mi è sempre rimasto dentro, credo il rimpianto di essere rimasto al margine di eventi che in quel momento avrebbero potuto incidere sulla mia storia personale. Un recupero mi è sembrato doveroso, soprattutto per far capire che la repressione del Movimento del ’77 ha segnato la fine, soprattutto a livello simbolico, delle speranze di vivere in un paese diverso".
Alla luce dei recenti scandali che hanno colpito la politica nel nostro Paese, si è chiesto che fine hanno fatto i sogni e le lotte della "generazione '77"? 
L'autore
"Sono finiti il 13 marzo del ’77 con i carri armati mandati da Cossiga a Bologna e in quella forma non si sono più ripresentati. Non solo perché da quel momento è salito il livello dello scontro armato tra formazioni terroriste e Stato, ma perché dietro ogni ideologia o formazione politica c’è una forma di opportunismo che il Movimento del ’77 non aveva".
Nel suo libro non mancano servizi segreti deviati e attentati terroristici. In fondo, oggi l'Italia sta meglio di allora?
"L’Italia non sta mai meglio, sta sempre peggio. Gli italiani, anche quelli ritenuti di sinistra, sono fondamentalmente un popolo reazionario che non sopporta i cambiamenti, di qualsiasi tipo essi siano. Il motivo è che minerebbero l’orticello di qualcuno e pur di far contenti tutti meglio mantenere lo status quo. L’Italia è un paese destinato a rimanere in ritardo su tutto, il gap con il resto dell’Europa non verrà mai colmato. Vent’anni di macerie berlusconiane e milioni di italiani che sono pronti a rivotarlo".
Quali sono i romanzi italiani più riusciti sugli anni di Piombo?
"Ho letto solo decine di saggi e alcuni di questi sono citati nella bibliografia in fondo al romanzo. Ma la produzione su quegli anni è sterminata e molti ancora me ne mancano".
Tra gli autori italiani contemporanei, chi apprezza di più? E chi proprio non le piace?
"Sono molti anni che non seguo il mercato editoriale, non leggo né riviste specializzate, né inserti letterari, né blog che parlano di libri. Quindi difficilmente so quali libri escono e molti titoli spesso li scopro a mesi o anni di distanza. Da germanista leggo quasi esclusivamente autori di lingua tedesca, con eccezione di qualche inglese o americano, e se mi capita di leggere libri di autori italiani è perché si tratta di opere scritte da amici. Sulle quali non ho un giudizio imparziale perché condizionato da sentimenti di affetto o stima".
Sta lavorando a un nuovo libro? Di cosa parlerà?
"Sto lavorando contemporaneamente a due romanzi. Il primo, già in fase di stesura, è intitolato 'La geografia delle piogge' e affronta il tema dell’infanticidio da parte di una madre che rifiuta il figlio handicappato. Il secondo, ancora in fase di ricerca documentale, è intitolato 'Il correttore di necrologi' ed è la storia di un italiano che scelse di vivere nella DDR negli anni Sessanta. ".



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