Mario Baudino ad Affaritaliani.it: "Nel nuovo libro vesto i panni del detective-bibliofilo..."
| IL NUOVO LIBRO DI BAUDINO Da Guglielmo da Baskerville alla libreria Elzevir passando da Lord Peter Wimsey, da Flaubert a Dorothy L. Sayers ad Hans Tuzzi, in "Ne uccide più la penna" (Rizzoli) LO SPECIALE
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di Antonio Prudenzano
Baudino, nel suo nuovo libro, "Ne uccide più la penna. Storie di crimini, librai e detective" (i particolari nel box a destra, ndr), percorre un secolo di romanzi gialli. Cosa l'affascina della figura del detective-bibliofilo, tanto da spingerla a pubblicare questo insolito "saggio raccontato"? 
L'autore
"Il fatto che sia una figura totalmente fantastica, 'irrealistica', e ne abbia piena coscienza. E’ una specie di chiave per leggere i gialli a dispetto delle teorizzazioni degli autori e della fruizione più corrente e conformistica".
Nel suo libro si parla anche di libri che uccidono, o per cui vale la pena 
La copertina
ammazzare: e lei, per quale libro sarebbe disposto a "uccidere"?
"Sono un bibliofilo distratto e incostante, di quelli non proprio divorati dalla passione. Mi manca la spinta a uccidere, però di tanto in tanto desidero libri impossibili, magari non costosi ma ritenuti introvabili. Il bello è che uno – uno solo – l’ho trovato eccome, su Internet, a due lire. Forse ero l’unico che lo cercava".
A proposito, qual è il suo autore di gialli preferito?
"Rex Stout senza dubbio. Non sono riuscito a non amare tutti gli autori che ho raccontato in questo libro, anche se con motivazioni e intensità diversa. Anche John Dunning mi sembra straordinario".
E cosa pensa dei tanti autori italiani di noir che, da un po' di anni a questa parte, affollano di gialli le nostre librerie? Chi sono i suoi preferiti?
"Non mi scaldano granché il cuore. Restando nell’ambito del mio libro Hans Tuzzi, che però scrive gialli molto particolari. E poi le prime cose di Carlo Lucarelli, quando ancora gli italiani sembravano esplorare un genere trascurato, con idee mica male. Perissinotto, anche se ha dato a un suo personaggio, un capostazione ex fascista, il mio cognome. E non è il solo caso di omonimia, pensi alla professoressa di Margherita Oggero. Ormai ho deciso, deve essere una mia lontana parente. In generale, parlando di giallo italiano, o di noir, mi sembra che col successo sia arrivata anche quella che mi pare una forma di epigonismo, o di scuola, con risultati tecnicamente accettabili ma insomma un po’ freddini”.
Lei conosce come pochi l'editoria italiana. Da anni ne racconta vizi e virtù su "La Stampa". Cosa l'attrae di questo mondo? E cosa, invece, proprio non sopporta?
"Il fatto che è un mondo piccolo, pettegolo, appassionato, carogna e generoso. Questo mi attrae, e molto, quando lo sopporto".
A proposito, chi lo vince quest'anno il Premio Strega? 
Alessandro Mari
"Proprio non saprei fare previsioni. Le dico chi, tutto sommato, mi sembrerebbe giusto vedere al Ninfeo: Alessandro Mari con 'Troppa umana speranza'. E’ un gran bel libro, e quest’anno sarebbe anche il libro giusto. Ma forse è una speranza troppo umana".
Lei che conosce tutti i dietro le quinte, saprà già con chi Saviano pubblicherà il suo nuovo libro... Mondadori, Feltrinelli o Rizzoli?
"Ma questo non lo sa nessuno. E poi, siamo sicuri che sia davvero così importante?".
Tra gli scrittori italiani contemporanei, chi apprezza di più? 
Silvia Avallone
"Ce ne sono molti. Vuole un po’ di nomi? Sandro Veronesi, per la sua ostinazione artigiana, Giuseppe Conte perché è visionario come un adolescente, Silvia Avallone perché sa raccontare con naturalezza grandi metafore, Giuseppe Culicchia perché quando lo comincio non riesco a smettere, Carlo Fruttero (ora da solo, prima con Lucentini) perché è un maestro e tutte le volte che riapro i suoi libri imparo qualcosa di nuovo, Alberto Arbasino perché è smisurato, il primo Tabucchi, Simona Vinci, Antonio Franchini, e potrei ancora andare avanti un po’. Non all’infinito. Badi che non sono in ordine di preferenza".
Ci sarà un nostro autore che invece non le sta troppo simpatico...
"Gli autori, di persona, non sono sempre simpaticissimi, com’è ovvio. Non mi piacciono gli atteggiamenti ideologici: anzi, li detesto proprio. E provo qualche insofferenza per gli archimandriti, quelli che invece di parlare officiano. Va detto che lo siamo un po’ tutti, chi più chi meno”.
Tra i tantissimi esordienti che hanno debuttato negli ultimi cinque anni in Italia, chi "resterà"? 
Barbara Di Gregorio
"La futurologia letteraria è un terreno talmente insidioso da risultare, forse, autoparodico. Potrei dire la Avallone e Mari, visto che li ho citati prima. O Barbara Di Gregorio. 'Le giostre sono per gli scemi' non ha affatto l’aria di un libro episodico. Senza dimenticare Michela Murgia. Ma è un esercizio davvero difficile: il restare è spesso un problema molto personale, ha a che fare col carattere dell’autore, con la sua vita al di fuori del libro".
Chiudiamo tornando al Mario Baudino scrittore: lei ha pubblicato vari libri. Sta già lavorando al prossimo? Sarà un romanzo? E a quando una nuova raccolta di poesie?
"Sono molto tentato dal romanzo, visto che sto pubblicando un saggio. Il mio agente insiste però sul fatto che la mia dimensione è il saggio narrativo; può darsi che abbia ragione. Per le poesie, chissà. Quando è il tempo, decidono loro”.



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