Ricuperati racconta ad Affaritaliani.it la sua conversione alla "religione del romanzo"... L'INTERVISTA

Martedì, 5 aprile 2011 - 12:00:00

"Il mio impero è nell'aria" (Minimum Fax) di Gianluigi Ricuperati

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La copertina

IL LIBRO - Vic Gamalero è un ragazzo nevrotico e geniale: ossessionato dal denaro, incapace di distinguere la linea che separa la gratuità dell’affetto dalla pervasiva presenza dei soldi, se ne fa prestare continuamente da genitori, amici, fidanzate, sconosciuti, provando ogni volta qualcosa di simile al sentimento amoroso. Imbastisce menzogne di ogni genere, inventa e veste molteplici identità (si improvvisa giornalista e impresario teatrale, si spaccia per architetto e consulente d’impresa); nel frattempo, la sua natura camaleontica e la sua stupefacente capacità di entrare nelle vite degli altri lo portano a contatto con persone di ogni tipo: disadattati, miliardari, recuperatrici di credito, eroine del volontariato. Fino a quando, tra debiti e truffe, Vic si ritroverà sull’orlo del baratro. Il mio impero è nell’aria è il ritratto di un formidabile antieroe italiano del terzo millennio: cattolico, borghese ma sempre ai margini della convivenza civile, il suo rapporto patologico col denaro lo conduce nelle viscere di un paese che proprio del denaro – il suo desiderio, la sua cronica mancanza o la sua scandalosa abbondanza – sembra aver fatto una malattia inguaribile (dalla scheda).

L'AUTORE - Gianluigi Ricuperati (classe '77), è uno scrittore e saggista italiano. Nel 2006 ha pubblicato Fucked Up per Bur RCS e ha curato, insieme a Marco Belpoliti, la prima monografia mai dedicata al disegnatore Saul Steinberg. Nel 2007 Bollati Boringhieri ha pubblicato Viet Now – la memoria è vuota. Ha scritto un testo pubblicato ne Il corpo e il sangue d'Italia. Nel 2009 è uscito La tua vita in 30 comode rate (ed. Laterza).
Attualmente collabora alla Domenica del Sole 24 Ore ed è corrispondente speciale per la rivista Abitare. Da gennaio 2010 dirige Canale 150 - gli italiani di ieri raccontati dai protagonisti di oggi - iniziativa per la celebrazione dei 150 anni dell'Unità d'Italia sostenuta dal Comitato Italia 150 e da Telecom Italia. Dal 2010 è curatore del Castello di Rivoli - Museo d'Arte contemporanea. Ha scritto di spazi e architettura per Domus, ha collaborato alle pagine culturali de La Stampa e D di Repubblica. Scrive di musica per Rumore e Il Giornale della musica. È stato consulente editoriale per Alet Edizioni. Nel 1999 ha tradotto per la casa editrice Einaudi The Wild Party, testo di Joseph Moncure-March, illustrato da Art Spiegelman (ed. Einaudi Stile Libero, 1999). Nel 2007 e nel 2008 è stato, con Stefano Boeri, co-direttore di Festarch, festival internazionale di Architettura a Cagliari. Durante la prima edizione di Festarch ha svolto un dialogo pubblico su 'architettura e letteratura' con l'architetto olandese Rem Koolhaas. Nel 2009 è, con Stefano Boeri e Fabrizio Gallanti, co-direttore artistico di Urbania a Bologna. Collabora con Fondazione CRT e cura una collana di volumi di architettura e narrazione.

 

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di Antonio Prudenzano

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Gianluigi Ricuperati

Prima domanda inevitabile: sia sincero, quanto contano i soldi nella sua vita?
"Molto. Mi piace l’adrenalina del guadagnarli. Mi piace la stabilità relativa dell’accumulo e l’improvvisa slavina ripida di una spesa, di un investimento, di un acquisto, di un progetto che comincia. E le cose – badi bene- NON cominciano quando ci sono i soldi, ma diventano possibili SE ci sono i soldi. Per molto tempo ho avuto una certa difficoltà nella sezione ‘entrate’, poi lentamente ho reagito. Ecco, trovo interessante, nel denaro, l’elemento che costringe a reagire. Tutti reagiscono e io amo molto le persone che reagiscono, a qualsiasi latitudine dell’esistenza si trovino. Provo orrore per la stasi, l’immobilità che è spesso in termini economici chiamata con un appellativo poetico: ‘stagnazione’.  Quello che trovo importante, nel discorso sul denaro, è che l’incontro con i soldi rivela alcune qualità per me cardinali: la generosità istintiva, la capacità di fare calcoli, il talento nel controllare ciò che ti circonda e la consapevolezza nel sapere quando non puoi farlo, e quando non è giusto farlo, e quando non è bello farlo. Detesto completamente il vizio che chiamo stitichezza emotiva, che spesso si traduce anche in una stitichezza economica. Non sono un fan delle mani bucate, ma so che offrire, liberarsi del denaro a favore di qualcuno, sia un’esperienza altrettanto esaltante del produrre ricchezza. E’ un discorso lungo, naturalmente, e si rischia di essere generici. Se vuole una risposta più pragmatica, conosco bene i due lati della medaglia: la mia pelle sa cosa significa non avere i soldi per pagare un debito di 10mila euro, e svegliarsi di notte. E sa pure cosa significa ricevere un bonifico di 20mila euro per un lavoro onesto, di qualità, faticoso e insieme piacevole.”

Vic Gamalero, il protagonista del suo primo romanzo, è stato definito un "antieroe italiano". A chi si è aspirato per questa figura così contraddittoria?
"Mi sono ispirato a persone che ho conosciuto, a figure intraviste nei sogni migliorativi e in certi incubi allucinanti, a donne e uomini che mi hanno visitato durante la lettura di certi libri e certi film. Mi sono ispirato alle contrattazioni che ho visto fare in certe banche, alle espressioni facciali di un suggeritore di politici, ad alcune figure che ho visto agire in presa diretta, con me, in diverse circostanze comiche e disperate, piuttosto lontane nel tempo. E ho tratto qualche utile suggerimento dalla contemplazione ossessiva di alcuni comportamenti deteriori di una persona che porta il mio nome e la mia data di nascita, e la mia faccia.”

Questo libro segna il suo esordio nella narrativa. Come nasce l'esigenza di lasciare (temporaneamente?) la saggistica?
"Questo è tutto ciò che ho voluto fare, desiderato nel profondo, e tutto ciò per cui ho lavorato, perso tempo, osservato, sprecato, analizzato, intuito, provato, riprovato, in quattordici anni di attività intellettuale adulta, dai diciannove anni ai trentatré. Prima c’è stata l’adolescenza, letture infinite, biblioteche in cui rinchiudersi al posto delle lezioni di matematica, e una completa e ingiustificata arroganza, di cui purtroppo porto i segni ancora adesso, assieme alle cicatrici che le conseguenze dell’arroganza presentano in termini di disaffezione degli altri. E’ come quegli sport con quattro tempi, non come il calcio che ne ha due. E’ stato il primo tempo, e se il romanzo ha una sua ragione d’essere etica, estetica, energetica, linguistica, ideale, ecco, forse sono stati spesi bene. Nonostante gli errori e le pagine buttate via senza sosta. Ho impiegato tutto questo tempo a convertirmi alla religione del romanzo, e a costo di sembrare poco interessante, non ho intenzione di annunciare alcun allontanamento.”

Quali sono i suoi modelli letterari?
"Coetzee per l’inventiva strutturale. Martin Amis per la qualità di certe frasi perfette. Georges Perec, per l’esemplare lezione di coniugare ossessione astratta e bruciore emotivo. Bellow per la infinita geniale capacità di modulare caratteri sul liminare dell’autobiografia. Italo Svevo per la stessa ragione, e pure altre. Ma anche artisti, architetti, musicisti, registi, scultori. Vorrei fare un’audizione per cantare in un coro di discipline diverse, che si intonano e si capiscono davvero.”

Tra gli scrittori italiani contemporanei chi le piace?
"Tralascio i coetanei amici e tutti quelli che pubblicano per la mia casa editrice, perché sarebbe una lista troppo ampia: stimo tutti quelli con cui collaboro o dialogo, e dialogo e collaboro solo con persone che stimo. Ho una grande ammirazione per Arbasino. La sua grande lezione, tra le altre, è per me quella di propagare un’idea di società letteraria potente, autonoma, sorgiva. Credo che la società  letteraria dovrebbe essere un ping-pong sociale pieno di idee forti, grazia, competizione adamantina e forti personalità individuali. Credo nella collaborazione e nella conversazione ininterrotta Mi piace la prosa di Scarpa e Mari, Voltolini. Mi piacciono le alcune cose di Letizia Muratori. Ho grande stima devota per Marco Belpoliti, che è un maestro letterario senza fare propriamente letteratura. Ho stima di Giorgio Ficara e Andrea Cortellessa, che sono veramente agli antipodi ma rappresentano in modi diversi un’idea alta di letteratura. Tutti e tre sono intellettuali che conoscono e amano le arti, la musica, l’architettura, il pensiero extra-letterario.

E tra gli autori stranieri?
"Sono troppi. Luc Sante, V.S. Naipaul, Richard Powers. Moltissimi".

Sta già lavorando al prossimo romanzo? Di cosa parlerà?
"Ho due strade, con cui mi sto confrontando. Da una parte mi piacerebbe scrivere un esperimento visivo-narrativo, costruito a partire dai listini di borsa, dalle pagine infinite come graticole dei quotidiani finanziari, che governano il nostro mondo senza cospirazioni ma in un trionfo cupo di complessità e interessi. Non si capisce nulla del mondo contemporaneo senza conoscere la finanza, anche se detesto il moralismo di certi tromboni che ne demonizzano ogni aspetto dalla propria torre di privilegio e idee iper-stolide, credo che il nuovo secolo meriti di meglio. Dall’altra parte, sento che Vic Gamalero, il protagonista di questo romanzo, preme per tornare sulla scena, per tracciare una parabola-specchio di un paese che mi pare sempre più adatto a ospitare le narrazioni più impressionanti d’Occidente. Ho una visione: Vic Gamalero compie una carriera ultrarapida, e dai margini della società si dirige al suo centro, in quest’Italia senza senso in cui il merito è rovesciato emergono soprattutto i truffatori di genio. Mi piacerebbe leggere di come Vic Gamalero diventa il nuovo Berlusconi, ma un Berlusconi più tragico, autolesionista. Un Berlusconi che anziché uccidere il proprio paese in un delirio di scelte irrituali, decide di suicidarsi in modo rituale. Un incrocio tra Berlusconi e Mishima.”

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