Barbara Di Gregorio: "Devo ringraziare la 'moda' degli esordienti, ma...". L'intervista di Affaritaliani.it
| L'ALTRA ESORDIENTE IN CASA RCS
LO SPECIALE
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![]() Barbara Di Gregorio |
"Nella prima stesura i protagonisti avevano dieci anni di più. Chicco scriveva sui muri con le bombolette e studiava cinema all'università di Bologna, Leonardo era una star delle televendite di materassi e lo contattava dopo anni di assenza per girare un cortometraggio insieme. Lo scatto decisivo verso quello che il libro è poi diventato è stato quando ho deciso di abbassare le età dei personaggi e spostare tutta l'azione a Pescara: a quel punto sono venute le giostre, l'idea del finale, e poco a poco anche tutto il resto...".
Come mai per il suo primo libro ha scelto due adolescenti maschi, e non due ragazzine? In cosa Leonardo e Chicco le assomigliano?
"Leonardo e Chicco mi assomigliano naturalmente meno di quanto avrebbero potuto due ragazzine: ho scelto di utilizzare personaggi maschili proprio per uscire da me, ed evitare il più possibile qualunque tentazione autobiografica".
Il suo romanzo d'esordio è (anche) un libro a suo modo "politico", visto il tema che tratta? 
LA COPERTINA
"E' un problema che mi sto ponendo solo ultimamente, durante la stesura non me lo sono mai chiesto. Gli zingari sono trattati esclusivamente come una presenza che nella mia città esiste da sempre; non avrei avuto le basi per uno studio della loro cultura, e neppure ho qualcosa da dire sulle questioni anche politiche che sono state recentemente sollevate in proposito. Tuttavia credo che un popolo, osteggiato da secoli e da secoli definito popolo di strozzini e ladri di bambini, abbia bisogno di tempo, pazienza e fiducia per poter trovare un proprio posto nel mondo accanto agli stessi che lo hanno sempre rifiutato. Chi di loro è riuscito a uscire dagli accampamenti e trovare posto nella nostra società dovrebbe sforzarsi di fare da ponte tra le due culture, ma troppo spesso dimentica le proprie origini e cerca soltanto di assomigliare il più possibile solo ai modelli proposti dalla nostra cultura. L' unica eccezione che mi viene in mente, in merito, è rappresentata dal professor Santino Spinelli (http://www.alexian.it/)"
In un'intervista pubblicata da Affaritaliani.it nel luglio 2010 (leggila qui), il suo editor Michele Rossi ha detto che il suo libro "è il romanzo meno italiano pubblicato in Italia negli ultimi dieci anni". Condivide questa definizione? Secondo lei il suo è un romanzo "poco italiano"? E se sì, in che senso?
"Avresti dovuto chiederlo a Michele Rossi. Credo però che la caratteristica meno italiana del libro sia il tentativo di far convivere elementi fantastici con una realtà il più concreta possibile".
Lei ha studiato cinema al Dams di Bologna e ha fatto vari lavori (cameriera, barista, cassiera in una ricevitoria di scommesse). Continuerà a lavorare o l'uscita del suo primo romanzo cambia le cose?
"Per il momento lavorare come cameriera mi serve per pagare l'affitto. Spero che l'uscita del romanzo possa poco a poco aiutarmi a trovare la mia strada, per il momento sto a guardare e aspetto".
In un'autodescrizione di qualche anno fa su eleanorerigby.com di sè ha detto che è una persona "asociale e tetra". Come definirebbe il suo carattere oggi? Quali sono i suoi pregi e quali i difetti?
"L'autodescrizione su eleanore risale a parecchi anni fa. Adesso so di non essere asociale, ma solo molto solitaria. E so di non essere tetra ma piuttosto tragicomica. Un pregio non riesco a farmelo venire in mente, così sui due piedi. Un difetto è lo stesso di tutti gli scrittori, vale a dire il gigantesco ego che mi porto dietro qualunque cosa io faccia".
Se "Le giostre sono per gli scemi" venisse candidato allo Strega, sarebbe più felice o spaventata?
"Ne riparleremo qando verrà candidato allo Strega. non credo che sia il loro genere, comunque".
Lei non sopporta quando la definiscono "la nuova Silvia Avallone". Ma cosa pensa della "moda" degli esordienti?
"Senza la moda degli esordienti probabilmente non saremmo qui a parlare del mio libro. Le mode sono sempre esistite e hanno sempre scatenato polemiche. Credo tuttavia che si faccia spesso troppa attenzione al personaggio dello scrittore piuttosto che al valore effettivo del libro; il che può anche far passare la voglia di scrivere a tanti autori che non si sentono portati a vendersi come personaggi".
L'uscita di questo romanzo, molto attesa, la catapulterà inevitabilmente al centro della scena letteraria italiana, che idea si è fatta finora di questo (piccolo) mondo?
"E' troppo presto per dirlo, fino ad ora ho avuto a che fare quasi soltanto con la mia casa editrice; in generale non mi sembra molto diverso dagli altri ambienti di lavoro che ho conosciuto: invidie, maldicenze, intoccabili, alleanze. In quanto all'essere catapultata al centro della scena letteraria: per il momento l'attenzione della stampa nei miei confronti è legata principalmente al lancio 'importante' scelto per il mio libro dalla casa editrice. Resta da verificare l'effetto che farà ai critici e soprattutto ai lettori".
Quali sono i suoi autori contemporanei preferiti?
"Come contemporanei in questo momento mi vengono in mente Kazuo Ishiguro, Margaret Atwood e Michael Cunningham. Parlando di classici, Dino Buzzati, Ghunter Grass, Thomas Mann, Charles Dickens (e un'infinità di altri che sarebbe troppo lungo elencare). In quanto agli italiani contemporanei, due libri recenti che ho molto amato sono stati 'Il libro della gioia perpetua' di Emanuele Trevi e 'Mani nude' di Paola Barbato".
Sta già lavorando al nuovo libro? Di cosa parlerà?
"Sto scribacchiando dei racconti, ma per il momento nessun progetto preciso".
Un'ultima curiosità: che musica ascolta oggi? Le piacerebbe scrivere testi per delle canzoni? Suona ancora la batteria come nel suo "periodo punk"?
"Mai suonata la batteria in vita mia. Però tra i diciassette e i diciannove anni avevo una vera predilezione per i batteristi. Ascolto spesso la radio, perché mi tiene compagnia; a parte quella cito a caso tra i tanti: Doors, Mogwai, Arcade Fire, Dj Shadow, The Knife, Bloody Betroots, Royksopp, Massive Attack... ho pensato seriamente di voler scrivere testi per canzoni quando ascoltai per la prima volta 'La malavita' dei Baustelle. Credo potrebbe piacermi, ma finora non ne ho mai fatto nulla...".



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