Intervista/ "Il lago e l'ambiente della provincia affascinano i lettori". Lo scrittore Andrea Vitali ad Affari
Di Mariano Sabatini - m.sabatini@libero.it 
Andrea Vitali
Non si fa a tempo a leggere, sempre con piacere, un libro di Andrea Vitali – romanziere-medico condotto di Bellano, sulla riva orientale del lago di Como - che subito ne è pronto un altro in libreria. I suoi successi editoriali si chiamano “Una finestra vistalago”,”Un amore di zitella”, “La signorina Tecla Manzi”: mix di intreccio, dialoghi che sconfinano nell’arte del pettegolezzo e attraenti ambientazioni provinciali. Qualche mese fa era uscito “Dopo lunga e penosa malattia” (ed. Garzanti, come tutti i precedenti), per il quale lo scrittore sterza con decisione sul genere giallo. Storia di un medico di base (guarda tu, la coincidenza) che indaga sulla morte di un amico, malato come lui di angina pectoris. Perché, nonostante sia morto d’infarto, qualcuno ha pensato di far pubblicare un manifestino funebre che fa riferimento a lunga e penosa malattia? Qualcosa non quadra, troppe incongruenze, strani accadimenti. “Almeno il cappello” è invece l’ultimissimo titolo a disposizione dei lettori. “Per dare alla città un Corpo Musicale degno di questo nome ci vuole un uomo di polso, un visionario che sappia però districarsi nelle trame e nelle inerzie della politica e della burocrazia, che riesca a metter d’accordo il podestà Parpaiola, il segretario comunale Fainetti, il segretario della locale sezione del partito Bongioanni, il parroco e tutti i notabili della zona”, racconta Vitali. Un romanzo sull’avventura del Corpo Musicale Bellanese, le mille difficoltà dell’impresa e la determinazione di chi volle farsene artefice. A ritmo di valzer e mazurca, con il contorno di marcette e inni.
Da un po’ di anni i suoi romanzi diventano successi editoriali. Che idea si è fatto, cosa apprezzano di più i lettori nelle sue storie?
"Credo tutto sommato che l'ambiente della provincia sia quello che affascina di più i lettori i quali, dentro quelle stesse storie, trovano motivi di realtà. Mi capita spesso nei luoghi più disparati, sentirmi dire anche qui da noi è successa una cosa simile, lo conoscevo anch'io uno così".
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Dopo lunga e penosa malattia è un giallo, seppure atipico. I motivi di questa sterzata sul genere investigativo?
"Semplicemente l'essermi imbattuto in una storia che aveva contorni gialli, un poco inquietanti. Non per questo mi sento giallista, è la storia che comanda e chi la scrive deve ubbidire".
Ne seguiranno altri, di gialli?
"Se capitasse non mi sottrarrei".
Gli abitanti di Bellano, location dei suoi romanzi, apprezzano la visibilità che ha dato alla cittadina?
"Sì, anche se devo ammettere che la Bellano descritta nei miei libri è ormai un paese della memoria: quello attuale è soffocato da troppo, inutile cemento".
Accanto ai protagonisti delle sue storie c’è sempre il lago e si ha la sensazione che lei lo consideri un personaggio con reazioni e personalità proprie.
"Esattamente. Vede, io sono nato e cresciuto in riva al lago e ho imparato a conoscerlo in molti dei suoi aspetti. E' diventato un compagno di vita ed è quindi un vero e proprio personaggio, coi suoi umori, i suoi difetti, le sue virtù".
È stato difficile per lei, medico di primo mestiere, avvicinarsi alla scrittura?
"La scrittura per me è stata da sempre un divertimento. Mi è sempre piaciuto comuunicare scrivendo lettere e così di passo in passo sono arrivato a scrivere le mie storie".
L’attività di medico condotto la aiuta ad immagazzinare esperienze, tipi umani, storie?
"Certo, frequentare l'ambulatorio è anche un modo per mantenere i contatti con l'umanità, un'umanità non sempre ammalata e che invece ha voglia di chiacchierare. E' parlando che spesso le storie saltano fuori".



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