Personaggi/ "Torno in tv con Blu Notte e scrivo tre nuovi romanzi...". Intervista a Carlo Lucarelli

Venerdì, 23 gennaio 2009 - 14:10:00


Carlo Lucarelli
di Antonio Prudenzano

Carlo Lucarelli, scrittore, sceneggiatore, presentatore (e innovatore) in tv con “Blu Notte”, non si ferma mai. Al suo volto, ormai iconico anche grazie alle apparizioni su Rai3 (tutte di grande successo) si pensa quando si va con la mente al giallo italiano contemporaneo (letterario o cinematografico), proprio quel noir che di questi tempi nel nostro paese sembra andare particolarmente di moda… Lucarelli fa tante cose, e nel suo caso la quantità non va a scapito della qualità. Qualche esempio: a dicembre è uscito il suo ultimo libro, per Einaudi: “Storie di bande criminali, di mafie e di persone oneste”. L’anno nuovo è cominciato con l’uscita in libreria di un fumetto del quale è cosceneggiatore: “Cornelio Delitti d’autore n.5 – Fantasma dell’Opera”. A partire dal prossimo 20 gennaio, su Rai2, andrà in onda la seconda serie dell’ “Ispettore Coliandro” (soggetto e sceneggiatura di Lucarelli, regia dei Manetti Bros). Da pochissimo a Lucarelli è infine andato il “Premio Fava”, dedicato al giornalista ucciso dalla mafia. Affaritaliani ha parlato con lo scrittore di questo suo intensissimo periodo professionale…

Lucarelli, lei non si ferma davvero mai…
“In effetti no, ho appena finito di registrare le nuove puntate di Blu Notte…”.

Sa già quando andranno in onda? Che novità ci possiamo aspettare?
“La struttura del programma piace e intendiamo riproporla. Se tutto va bene, le nuove puntate andranno in onda, come al solito, all’inizio dell’autunno".

Può anticiparci qualcuno degli argomenti che tratterà?
“Di solito non lo faccio mai con tanto anticipo. Comunque, senza entrare troppo nello specifico, di sicuro approfondiremo due temi legati alla mafia. Però non vi dico di più, altrimenti, come già in passato è capitato, qualcuno potrebbe sentirsi coinvolto senza che motivo…”.

A proposito di mafia, veniamo al Premio Fava che ha appena ricevuto. Cosa ha provato quando gliel’hanno consegnato?
“Di solito preferisco non ricevere premi giornalistici: non essendo un giornalista, non vorrei fare invasioni di campo. Ma questo è stato un caso diverso. Fava era un intellettuale, e lo sento molto vicino da vari punti di vista. Sono orgoglioso di aver ricevuto un premio che porta il suo nome”.

Quanto “giornalismo d’impegno” c’è nella sua attività di scrittore?
“Soprattutto in tv, effettivamente, c’è molto lavoro d’inchiesta. Resta il fatto che io sono un narratore”.

Non disdegna anche il fumetto, come dimostra l’uscita di “Fantasma dell’Opera.
“Sono cresciuto con Tex e Topolino. La mia generazione ha una grande passione per il fumetto, che fa parte del nostro immaginario”.

In tv è tornato l’“Ispettore Coliandro”, che molto deve al poliziottesco all’italiana anni ’70.
“E’ un personaggio che mi piace molto. Ci divertiamo un sacco a scrivere la sceneggiatura: in tv non esiste nulla di tanto ironico e politicamente scorretto allo stesso tempo”.

A dicembre è uscito un suo viaggio nell’Italia del crimine organizzato (“Storie di bande criminali, di mafie e di persone oneste”, Einaudi).
“In Gomorra” Saviano ha raccontato, benissimo, il presente della camorra. Io, nel mio libro finora più giornalistico, ho cercato di fare un quadro storico della criminalità nel nostro paese, raccontando come si è sviluppata nel tempo. Per farlo, ho rielaborato alcuni testi delle mie trasmissioni, aggiungendo altri elementi frutto di ricerche. L’obiettivo era fare una sorta di Abc delle mafie in Italia”.

A cosa si dedicherà nei prossimi mesi?
“Ho tre idee per tre nuovi libri. Non ho ancora deciso quale sviluppare per prima. Per il momento mi limito a cercare documentazione”.

Può anticiparci gli argomenti?
“In linea di massima, sono l’occupazione italiana in Etiopia degli anni Trenta, l’Italia del dopoguerra, e la Bologna di oggi. Non c’è comunque ancora nulla di definitivo”.

Lei passa senza troppi problemi dalla letteratura al giornalismo, dai libri alla tv, senza tralasciare il fumetto e il cinema. Come, e se cambia, la sua scrittura da mezzo a mezzo?
“Alla base c’è sempre lo stesso obiettivo: la voglia di raccontare”.

Un’ultima domanda: perché oggi il noir piace così tanto agli italiani?
“In realtà il giallo è da sempre molto amato da noi. Adesso forse di più, probabilmente perché mancava una letteratura che raccontasse i troppi buchi neri della nostra società”.

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