"L'inquieto vivere segreto" (Transeuropa) di Franz Krauspenhaar. La recensione di Affaritaliani.it

Lunedì, 1 febbraio 2010 - 12:01:00

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di Antonio Prudenzano

La 'seconda vita' della casa editrice Transeuropa (quella targata Giulio Milani) dopo i fasti tondelliani anni '80, continua a veleggiare col vento in poppa, muovendosi in mari poco frequentati. Un viaggio coraggioso e sempre più convincente, all'incessante ricerca di zone d'ombra narrative (e non solo) in cui pochissimi provano ad addentrarsi, e non ci riferiamo soltanto alle scelte contraddittorie della nostrana editoria contemporanea.

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La copertina
Di recente Transeuropa ha mandato in  libreria "L'inquieto vivere segreto" di Franz Krauspenhaar, autore milanese classe '60, noto agli appassionati di letteratura online (e sono solo): è stato, ed è, infatti, tra i punti di riferimento di Nazione Indiana e La poesia e lo spirito, ma è soprattutto l'autore del 'disturbante' romanzo "Le cose come stanno" (Baldini & Castoldi, 2003). In precedenza aveva esordito con "Avanzi di balera" (Addictions, 2000), mentre nel 2005 era uscito "Cattivo sangue" e nel 2008  Fazi aveva pubblicato "Era mio padre", per citare le tappe più significative di questo scrittore controcorrente, ultima delle quali l'antologia (per Transeuropa) "Guida alla sopravvivenza letteraria in tempi di crisi".

Ma veniamo a "L'inquieto vivere segreto", romanzo complesso, intenso, sicuramente non convenzionale, che ti si attacca alle viscere, ambientato tra Milano e la Germania, e il cui protagonista è uno scrittore italiano di origine tedesca, personaggio per nulla semplice. E' anziano e sua moglie è andata via anni prima. E' convinto, e per questo si rivolge anche alla polizia, che l'abbiano uccisa suo figlio (con cui, anni prima, la notte di Capodanno del 2000, ha vissuto un'esperienza limite...), e sua nuora (per cui il nostro scrittore prova un'attrazione fisica per nulla celata). Arriva a rapirli e minacciarli senza ottenere nulla, solo altro odio. Sì, perché questo è un libro sul rancore, ma pure sul senso di colpa, sull'erotismo senile (Roth c'entra poco, però) e sui lati oscuri del passato che ritorna e con cui a volte è umanamente impossibile fare i conti, se non si vuole impazzire. E il nostro anziano scrittore un po' folle lo è, e se ne rende anche conto. Alla fine scoprirà che la moglie non è affatto stata uccisa. A essere morta è 'solo' la donna che conosceva. Al suo posto ora ce n'è un'altra...

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