Muoiono le piccole librerie storiche, i cinema e i negozi di musica
di Antonio Prudenzano
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Abbiamo chiesto a 5 grandi nomi del cinema, della musica e della letteratura, appartenenti a generazioni diverse, un parere su questa svolta epocale
CARLOTTO E IL DIRITTO A ESISTERE - Massimo Carlotto, affermato scrittore classe ‘56, lancia un allarme ad Affari: “Premesso che ovunque si venda un libro a me vada bene, anche se la vendita di turno avviene nei megastore o addirittura nei supermercati, la fine delle librerie indipendenti è anche la fine della piccola editoria di qualità. Qui c’è un problema di libertà, infatti. I megastore escludono un intero segmento della nostra editoria. Riguardo all’insostituibile figura del libraio, poi, non credo che i blog siano in grado di farne le veci, anche se ammetto l’utilità dei dibattiti online. Non è questione di nostalgia, ma di autorevolezza”. 
Massimo Carlotto
DI MONOPOLI DIFENDE RETE E LIBRAI - Omar Di Monopoli, 37 anni, è uno dei giallisti emergenti più interessanti in circolazione. Ad Affaritaliani.it, l’autore di “Uomini e Cani” e “Ferro e Fuoco”, entrambi editi da Isbn, spiega: “Vengo dal Salento, dove vivo attualmente, ma per motivi di studio per anni sono stato a Bologna, crescendo quindi nelle storiche librerie indipendenti bolognesi. Naturalmente, il fatto che piano piano stiano sparendo mi mette una certa tristezza, anche perché si perde in questo modo una figura fondamentale che è quella del libraio, oggi purtroppo sostituito da internet. Sia chiaro però, non ce l’ho con la rete, che permette a chiunque di accedere liberamente a una quantità incredibile di informazioni. 
Uomini e cani di Di Monopoli
ABATANTUONO, ‘NOSTALGICO INCALLITO’ - “Sono un nostalgico incallito, amo le cose vecchie, non sopporto le novità e sono orgoglioso di essere così. D’altronde, lo ero già da ragazzo, quando ai ristoranti all’ultima moda preferivo le vecchie osterie”. Diego Abatantuono, classe ’55, intervistato da Affaritaliani.it, racconta la sua prospettiva fuori tempo e, a proposito della chiusura di vecchi cinema, piccole librerie e negozi di dischi, dice convinto: “Mi fa tristezza tutto ciò, quello stesso dolore che provo quando alla radio sento che sono stati abbattuti per motivi di sicurezza degli alberi secolari. Io provo a spiegarlo ai giovani il fascino delle cose vecchie, ma loro ormai hanno internet, e non riescono a capire. Quanto a me, nessuno mi farà cambiare idea. Le faccio un esempio per essere chiaro: quelle poche volte che entro in un negozio d'abbigliamento, se il commesso di turno vuole che esca subito senza comprare nulla deve solo presentarmi un abito come ‘all’ultima moda’. Non mi serve altro per darmela a gambe...”. 
Diego Abatantuono



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