Muoiono le piccole librerie storiche, i cinema e i negozi di musica

Sabato, 11 luglio 2009 - 16:31:00

di Antonio Prudenzano

Libri

Il boom di internet che ha aperto la strade nelle nuove generazioni al ‘diritto’, tra gli altri, della cultura gratuita; la concorrenza a volte sleale dei megastore; il cambio delle abitudini con la fretta che ha preso il posto della pazienza necessaria per la ricerca della qualità artistica. Queste appena elencate sono solo alcune delle cause che hanno portato nel giro di pochi anni alla fine di un’era: quella del ‘piccolo di qualità’; e cioè, librerie indipendenti in cui avventurarsi accompagnati dai Virgilio di turno, e cioè i tanto rimpianti librai; i vecchi negozi di dischi specializzati (anche in questo caso “guidati” da figure che hanno segnato intere generazioni di appassionati); senza dimenticare i piccoli e caldi cinema di una volta sostituiti dalle multisale. Luoghi vitali, sì limitati, ma portati avanti con sapienza artigianale e passione i primi, che di anno in anno sono stati inesorabilmente cancellati da cosiddetti “non luoghi” ipertecnologici accusati di non avere anima e di cedere alle multinazionali i secondi.

Cinema

Non è solo un discorso teorico, ci sono anche i numeri. Soprattutto Milano negli ultimi mesi è stata la capitale degli addii. Parallelamente alla scomparsa di diversi negozi di dischi specializzati (ma quando si parla di musica, come spiega Linus ad Affari, “entro pochi anni non esisteranno più neanche le grandi catene visto che ormai i ragazzi scaricano esclusivamente i brani dalla rete”), c’è stata quella del cinema President, nato nel ’75, famoso per la qualità dei film proposti e, perché no, anche per la comodità delle sue poltrone. La situazione si fa tragica se parliamo di librerie: dagli Archivi del ‘900 (tra le pochissime realtà attente all’editoria di nicchia), alla Libreria del Giallo che neppure l’attenzione di tanti scrittori noir ha potuto salvare, fino alla storica Libreria Francese, le chiusure sono state davvero tante e tutte traumatiche. Ma, come spiega ad Affaritaliani.it Paolo Pisanti, presidente dell’Ali (Associazione Librai Italiani), per quel che riguarda le librerie in particolare, il problema non è solo milanese: “Le piccole librerie indipendenti stanno chiudendo in tutta Italia e, se non chiudono, vengono acquisite dalle grandi catene e riconvertite in megastore. Il mercato è diventato estremamente aggressivo. I megastore possono permettersi sconti incredibili, e i piccoli in questo sistema malato non possono competere. Penso alla mia città, Napoli, in cui nel giro di pochi anni hanno chiuso quasi dieci librerie indipendenti (tra cui Guida Mario, Deperro, Marotta, Libri & Libri, De Simone e Il Pavone Nero), o a Roma, dove ha chiuso la nota ‘Tutti Libri’, come pure a Firenze con l’addio alla Lef. Il problema, infatti, non è solo al centro-nord, ma anche al sud. E non ci sono chiusure solo nelle grandi città, ma pure in provincia”. 

Abbiamo chiesto a 5 grandi nomi del cinema, della musica e della letteratura, appartenenti a generazioni diverse, un parere su questa svolta epocale

Massimo Carlotto
Massimo Carlotto
CARLOTTO E IL DIRITTO A ESISTERE - Massimo Carlotto, affermato scrittore classe ‘56, lancia un allarme ad Affari: “Premesso che ovunque si venda un libro a me vada bene, anche se la vendita di turno avviene nei megastore o addirittura nei supermercati, la fine delle librerie indipendenti è anche la fine della piccola editoria di qualità. Qui c’è un problema di libertà, infatti. I megastore escludono un intero segmento della nostra editoria. Riguardo all’insostituibile figura del libraio, poi, non credo che i blog siano in grado di farne le veci, anche se ammetto l’utilità dei dibattiti online. Non è questione di nostalgia, ma di autorevolezza”.

 

 

massimo coppola
Uomini e cani di Di Monopoli
DI MONOPOLI DIFENDE RETE E LIBRAI - Omar Di Monopoli, 37 anni, è uno dei giallisti emergenti più interessanti in circolazione. Ad Affaritaliani.it, l’autore di “Uomini e Cani” e “Ferro e Fuoco”, entrambi editi da Isbn, spiega: “Vengo dal Salento, dove vivo attualmente, ma per motivi di studio per anni sono stato a Bologna, crescendo quindi nelle storiche librerie indipendenti bolognesi. Naturalmente, il fatto che piano piano stiano sparendo mi mette una certa tristezza, anche perché si perde in questo modo una figura fondamentale che è quella del libraio, oggi purtroppo sostituito da internet. Sia chiaro però, non ce l’ho con la rete, che permette a chiunque di accedere liberamente a una quantità incredibile di informazioni.

 

 

abatantuono
Diego Abatantuono
ABATANTUONO, ‘NOSTALGICO INCALLITO’ - “Sono un nostalgico incallito, amo le cose vecchie, non sopporto le novità e sono orgoglioso di essere così. D’altronde, lo ero già da ragazzo, quando ai ristoranti all’ultima moda preferivo le vecchie osterie”. Diego Abatantuono, classe ’55, intervistato da Affaritaliani.it, racconta la sua prospettiva fuori tempo e, a proposito della chiusura di vecchi cinema, piccole librerie e negozi di dischi, dice convinto: “Mi fa tristezza tutto ciò, quello stesso dolore che provo quando alla radio sento che sono stati abbattuti per motivi di sicurezza degli alberi secolari. Io provo a spiegarlo ai giovani il fascino delle cose vecchie, ma loro ormai hanno internet, e non riescono a capire. Quanto a me, nessuno mi farà cambiare idea. Le faccio un esempio per essere chiaro: quelle poche volte che entro in un negozio d'abbigliamento, se il commesso di turno vuole che esca subito senza comprare nulla deve solo presentarmi un abito come ‘all’ultima moda’. Non mi serve altro per darmela a gambe...”.

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