Il Nordest eretico di Emanuele Tonon. Su Affari Italiani in anteprima il primo capitolo del romanzo d'esordio "Il nemico"
di Antonio Prudenzano
Emanuele Tonon, classe '70, ha scritto uno dei libri più lucidamente crudeli e stilisticamente coraggiosi dell'anno. "Il nemico" (Isbn edizioni), esordio magmatico e consapevole, presentato come "un romanzo eretico, disturbante e maledetto, tra vita quotidiana e invettiva spirituale", racconta un Nordest tanto profondo quanto disperato. Il 'teologo-operaio' Tonon, come lui stesso si definisce, si confronta con una sporca quotidianità fatta di carni putrefatte e grigi orizzonti. Qui Satana forse c'è. Il 'Dio buono' sicuramente no. Tonon puntan alto. Urla. "Il nemico" è uno sputo in faccia a tanta 'letteratura' paludata di questi anni sospesi.

"Il nemico" ("la prima parte, conclusa, di un romanzo trinitario") è infatti lontano anni luce da gran parte dei romanzi italiani contemporanei. Sullo sfondo di un paesaggio saturo di fumi industriali che corrompe ineluttabilmente le esistenze, lo scrittore racconte una saga familiare di sangue, grigiore e disperazione. Un romanzo diviso in due parti, nel quale religione e filosofia sono esasperate e confuse, in un'alternanza di alto e basso, preghiera e bestemmia, che regge miracolosamente fino all'ultima pagina, picco epico del libro.
![]() Emanuele Tonon |
E' una scrittura 'esagerata', complessa, una colata di lava, quella di Tonon. Un periodare a tratti infinito, ma che non 'crolla' mai. Impossibile descrivere questo stile finalmente nuovo. Ecco perché Affari Italiani propone in anteprima le prime pagine de "Il nemico" (vedi box in alto a destra). L'incipit ne è un esempio perfetto:
Arrivava zampettando, senza accorgersi nemmeno di essere vivo, arrivava tutto sbregato, tagliato dappertutto - le cicatrici partivano dallo stinco destro e salivano, aprendosi maestosamente come una piazza, sul petto, poi si ricongiungevano e, attraverso lo svuotamento sottomandibolare, andavano a raggiungere l’orecchio sinistro mozzato per via di un basalioma-, arrivava a raccontarmi il suo mondo con parole piccole, parole quasi inudibili, incespicando cadeva in terra, si sbregava ulteriormente, potava i fiori, concimava il suo piccolissimo giardino, faceva crescere una vita mentre stava morendo, piantava gelsomini, lui che era proprio una piccola anima di gelsomino, faceva crescere rose, faceva i conti del mese con una calcolatrice pagata tre euro al Mercatone, percepiva seicentoventitre euro il mese di pensione, spingeva i tasti della calcolatrice uno ad uno, con l’indice destro, era vivo e stava morendo pianissimo. Si era fatto trentaquattro anni in fabbrica di sedie, trentaquattro anni e cinque mesi di puro orrore.
Come si fa a restare indifferenti?



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