"Il mio nome è Legione" (Transeuropa). Il Male visto da Demetrio Paolin
di Antonio Prudenzano
Si potrebbe cominciare dicendo che "Il mio nome è Legione" (Transeuropa) di Demetrio Paolin, classe '74, è uno dei libri italiani più potenti del 2009. Si potrebbe aggiungere che a scriverlo è stato un 'quasi' esordiente, e quindi il merito dell'autore è maggiore, vista la maturità dimostrata. Ma la cosa più urgente che chi ha terminato un romanzo del genere sente l'esigenza di comunicare è un'altra: di pagina in pagina il suo corpo di lettore non è restato indifferente.
![]() Demetrio Paolin |
Paolin ha la rarissima capacità di sconvolgerti ossa muscoli e organi vitali, di procurare a chi si confronta con queste pagine, dove il Male è un fantasma la cui presenza è avvertibile costantemente, continui groppi in gola, alterazioni del battito cardiaco, accellerazioni del ritmo respiratorio, che neanche "Profondo rosso" di Argento.
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Il protagonista del romanzo si chiama Demetrio come l'autore; è nato nello stesso anno dell'autore; si occupa, tra le altre cose, di ufficio stampa come l'autore, e come l'autore ha la scrittura e la voglia di raccontare nel sangue. Ma non è importante sapere quanto di autobiografico ci sia in questo dilaniante libro perfetto. Piuttosto, va sottolineata la capacità di Paolin di mettere su carta, con una serie di balzi temporali senza preavviso che per abituarsi occorre un po', una catarsi esistenziale senza limiti, che Giuseppe Genna, narratore contemporaneo di culto che tra i primi ha letto il manoscritto de "Il mio nome è Legione", ha definito "(...) un magnete di sangue umano (...) la tragedia, l'attraversamento totale del male (...) un oggetto narrativo urgente". Sì, di urgenze questo romanzo è saturo. Urgenze spesso inquietanti, ma che fanno riflettere. Un processo di immedesimazione che può essere pericoloso, ma è inevitabile. Demetrio Paolin, scrittore di quell'empatia che ti segna per sempre.



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