Il libro-inchiesta/ Milano (e i suoi poteri) in mano alla 'ndrangheta...

Mercoledì, 14 settembre 2011 - 10:00:00

LE MANI SULLA CITTÀ chiarelettere
La copertina

L'APPUNTAMENTO

Il libro sarà presentato il 20 settembre ore 18.00 alla Feltrinelli Duomo di Milano. Interverranno: Armando Spataro, Peter Gomez insieme agli autori Gianni Barbacetto e Davide Milosa

 

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Milano-Italia. “Abbiamo fatto una città!” Lo dicono loro: centinaia di uomini della ’ndrangheta che vivono tra noi. Frequentano gli stessi bar, e probabilmente il supermercato dove facciamo la spesa l’hanno costruito loro. Ma noi continuiamo a ignorarlo. Quello che stupisce è lo stile di vita. Vite da ricchi, condotte nella più totale normalità. Auto da centomila euro e vestiti firmati. Imprenditori dalla faccia pulita come copertura. Avvocati un tempo insospettabili. Giovani ragazzi milanesi che diventano corrieri della droga. Storie straordinarie e incredibili, tutte raccontate con nomi e cognomi. Succede a Milano, oggi: una città che ha toccato il fondo. È questa la sfida a cui sono chiamati il sindaco Giuliano Pisapia e la nuova amministrazione. La borghesia milanese vive tranquilla, intanto i boss sono proprietari di decine di locali, ristoranti e discoteche alla moda. Veri e propri uomini d’affari, che all’occasione sono pronti a trasformarsi in spietati criminali. La città è cosa loro, guai a ostacolarli. In questo libro per la prima volta li vediamo muoversi per le vie del centro, andare allo stadio, cenare insieme e trattare partite di cocaina, costruire palazzi e centri commerciali, celebrare matrimoni a due passi dal Duomo. Ma anche intimidire, minacciare e uccidere, quando serve. E stringere rapporti con la politica, eleggere i propri candidati nelle istituzioni. Molti boss adesso sono in carcere, ma hanno passato il bastone del comando ai figli. Finalmente li vediamo. Ora tocca a noi reagire.

GLI AUTORI - Gianni Barbacetto è giornalista de “il Fatto Quotidiano”. Per Chiarelettere ha pubblicato MANI SPORCHE (con Peter Gomez e Marco Travaglio, 2007). Davide Milosa è giornalista de “il Fatto Quotidiano”. Da sempre si occupa di cronaca nera e giudiziaria con particolare interesse per le infiltrazioni mafiose nel Nord Italia.

LEGGI SU AFFARITALIANI.IT UN ESTRATTO:
(per gentile concessione di Chiarelettere)

Bruna la rossa e l’onore dei calabresi

Cesano Boscone è un paesone ai confini di Milano pieno di centri commerciali e attraversato dalla Vigevanese, la superstrada che porta a Vigevano. È per tradizione un Comune «rosso», amministrato dal centrosinistra. Bruna Brembilla è stata sindaco di Cesano per 12 anni, prima di diventare assessore provinciale all’Ambiente nella giunta presieduta da Filippo Penati, uno dei leader del Pd milanese. Nel 2006, i carabinieri del Ros cominciano a indagare sui rapporti tra Bruna Brembilla e gli uomini delle cosche. L’inchiesta giudiziaria, guidata dal pm Mario Venditti, si chiude nel 2008 con un’archiviazione. Nessuna responsabilità penale, dunque. Ma le responsabilità politiche restano, a leggere la relazione che Ferdinando Pomarici, capo della Direzione distrettuale antimafia di Milano, invia nel novembre 2007 al presidente della Commissione parlamentare antimafia. Il magistrato accenna a «un esposto anonimo che segnalava inquietanti rapporti tra personaggi del Comune di Cesano Boscone e gruppi malavitosi organizzati di stampo mafioso». Poi prosegue: «Sono state svelate diverse vicende, tutte incentrate su un gruppo di affari in cui emerge la figura di Bruna Brembilla». Associata a un imprenditore, Renato Caporale, vicino a Comunione e liberazione. I due, secondo gli investigatori, sono i registi di un comitato d’affari in contatto «con i calabresi». Discutono al telefono «con un continuo riferimento ai calabresi, anche in relazione alle recenti elezioni amministrative». Parlano «dell’esternazione dei propositi della Brembilla di chiedere i voti ai calabresi perché sono gente d’onore e della possibilità di condizionare l’esito del voto amministrativo sfruttando la presenza massiccia di almeno 1500 persone di Platì». Quando, nel 2009, in piena campagna elettorale per le amministrative, il rapporto di Pomarici diventa pubblico, le opposizioni in Consiglio provinciale, Pdl e Lega, chiedono le dimissioni dell’assessore. Bruna Brembilla insorge:

Sono senza parole. Non sapevo nulla dell’inchiesta e trovo abominevole che con un esposto anonimo subito archiviato si siavoluta strumentalizzare la magistratura nel bel mezzo di un confronto politico. Non ho mai fatto affari con lobby di alcun tipo, i miei conti correnti sono lì a dimostrarlo... Querelerò chiunque mi attacca introducendo gravi elementi di scorrettezza in questo periodo pre-elettorale.

Non si dimette, Bruna Brembilla. Eppure le carte di Pomarici segnalano contatti non solo con i calabresi, ma anche con uomini di Cosa nostra. In particolare si fa il nome di Elio Mazza, consigliere comunale a Cesano Boscone quando la Brembilla è sindaco, ma soprattutto «socio occulto di Rocco Marino, costruttore vicino alla famiglia Zacco». Nome pesantissimo: gli Zacco sono mafiosi già coinvolti nell’inchiesta «Duomo connection» e protagonisti della spartizione mafiosa della città di Milano tra gli anni Ottanta e Novanta. Nel tempo sono risultati in affari sia con la cosca calabrese dei Papalia, sia con i mafiosi di Cosa nostra radicati in Lombardia, i Ciulla, i Carollo, i Fidanzati. Il costruttore Rocco Marino, annota sempre Pomarici, risulta in contatto con i fratelli Piazza, prestanome del clan Fidanzati e in affari con Salvatore Cangelosi nella costruzione del centro commerciale Auchan a Cesano Boscone. (continua in libreria)

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