I 30enni precari raccontano perché (nonostante l'Italia...) è bello fare un figlio oggi. In Italia
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I PARTICOLARI - Cosa significa, oggi, diventare genitori in Italia? Ritrovarsi a trent’anni con un lavoro precario e, nonostante il parere negativo di amici, conoscenti e familiari, provare a costruire una famiglia, comprare una casa, crescere un figlio? Questo libro racconta la storia vera di Maria e Rossano, dalla notizia della gravidanza fino ai primi complimesi della piccola Rebecca, passando per gli acquisti di mobili a rate, la ristrutturazione del «nido d’amore», il rapporto con le strutture comunali dedicate all’infanzia e, naturalmente, gli eterni tentativi di conciliare le croniche difficoltà professionali con i tempi biologici dello «stato interessante». Diventare genitori in Italia è un viaggio autobiografico, un vademecum per future mamme e futuri papà, un caustico atto d’accusa nei confronti di una classe dirigente che, pur difendendo a spada tratta il ruolo decisivo della famiglia nella società, si
comporta in modo contrario ai suoi valori, ostacolandola e abbandonando al coraggio individuale l’iniziativa di portarla avanti.
ROSSANO ASTREMO è nato a Mesagne (Brindisi) nel 1979. Con la Newton Compton ha pubblicato i volumi 101 cose da fare in Puglia almeno una volta nella vita (2009) e 101 storie sulla Puglia che non ti hanno mai raccontato (2010).
MARIA CARRANO è nata a Taurianova (Reggio Calabria) e lavora nel campo della regia televisiva. Al suo attivo ha diversi reality per Rai e Mediaset, come Grande fratello e Campioni, il sogno, e programmi di approfondimento come Ombre sul giallo.
LEGGI UN ESTRATTO
(C) tratto da Diventare genitori in Italia di Rossano Astremo e Maria Carrano, per gentile concessione di Castelvecchi editore
Fondo credito per i nuovi nati. Perché indebitarsi è bello
Rossano
Cosa fa la politica italiana per agevolare le giovani famiglia con figli a carico?
Pensa a contentini dagli effetti irrisori. Considerate il Fondo di credito per i nuovi nati, istituito nel 2010 dal Governo Berlusconi. Il Fondo altro non è che un prestito a tasso agevolato di un massimo di 5mila euro per giovani genitori da richiedere presso gli istituti di credito e gli intermediari finanziari che aderiscono a questa iniziativa governativa. Se vi recate sul sito www.fondonuovinati.it trovate nella home page la descrizione del progetto firmata dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Amedeo Giovanardi: «Si tratta di un credito che dovrà essere restituito all’istituto bancario scelto, ma che darà comunque la possibilità di affrontare le spese iniziali, che l’arrivo di un figlio comporta, con più serenità. Siamo consapevoli che la nascita di un figlio non esige solo nuove responsabilità morali ma determina, contemporaneamente, continue spese che gravano sul bilancio familiare». Inoltre lo stesso Giovanardi aggiunge: «Il Fondo di credito per i nuovi nati vuole essere un primo aiuto concreto alle famiglie italiane che meritano maggiore sostegno sia dal punto di vista economico che sotto forma di nuovi servizi. Mi auguro che questa iniziativa possa inaugurare una stagione di nuove politiche rivolte alla famiglia». Perché parlo di contentini? Perché i 5mila euro che ti vengono dati devono essere restituiti. Quello che fa il Governo è ridurre il tasso d’interesse del prestito concessoti dalla banca, ma in concreto alimenta uno dei grandi problemi delle nascenti giovani famiglie italiane, quello dell’indebitamento. È il mostro che aleggia nelle menti di uomini e donne che vogliono costruire una famiglia oggi in Italia. Tutto si può comprare purché è a rate. C’è la rata per la casa, quella per l’auto, quella per gli elettrodomestici e persino quella per i pannolini di tuo figlio. E questo, stando alle parole, di Giovanardi, è «un primo aiuto concreto alle famiglie». Perché, ci vuole dire Giovanardi, non aspettatevi cose eclatanti dal Governo. Non dimenticatevi che il figlio è vostro. Allora, dopo aver letto questa notizia, in un trafiletto di un quotidiano free press e dopo aver visitato il sito, mi reco in alcune banche per chiedere come funziona il fondo in questione. Poiché è una splendida giornata di fine maggio porto con me anche Rebecca, tutta raccolta nel suo marsupio. La mia banca, Monte dei Paschi di Siena, non aderisce al progetto. Parlo con una signorina che mi dice che è dispiaciuta, mi chiede di aspettare e fa un po’ di telefonate. Rebecca non ama molto la stasi e mentre
la signorina compie il suo giro di telefonate io non solo non sto seduto, ma saltello avanti e indietro intonando uno dei tanti hit che rasserenano mia figlia, una canzoncina che ha come protagonisti dei cinesi molto abili a suonare il contrabbasso. Tutti i colleghi con i quali comunica non sanno nulla del fondo. Ad un certo punto la signorina mi dice: Mi scusi, ma la bambina è sua o è adottata? Io la guardo come si osserva la propria sagoma stravolta riflessa in un acquario. Perché?, le rispondo. Perché la nostra banca fa dei prestiti a tasso agevolato per chi adotta un bambino. Fantastico, penso, se adotti un figlio hai diritto a un indebitamento a tasso ridotto. Se il figlio è sangue del tuo sangue vai a farti fottere, mi dice la mia banca. Forse è venuto il momento di cambiarla, ’sta banca. Mi reco poi presso un’agenzia Unicredit. Parlo con un signore attempato che mi dice: Guardi, di queste cose se ne occupa un collega che è assente per malattia e tornerà tra venti giorni. Dico che vorrei reperire solo un po’ di informazioni. Guardi, le ripeto, non mi occupo io di queste faccende. Non so come aiutarla. Ok, penso, perché sorprendersi, in Italia funziona così, si viene pagati per svolgere mansioni che non si sanno ricoprire. Se vuoi litigare in un ufficio pubblico, in banca, in posta o persino al supermercato puoi farlo in ogni momento, ogni giorno. È l’incapacità unita alla strafottenza che è insopportabile. Armato di pazienza mi reco a una vicina Intesa San Paolo. Mi accoglie una signora la quale, alle mie domande, mi guarda come si guarda un topo che viene fuori dalla doccia, mentre ti insaponi le ascelle. Non ne ho mai sentito parlare, mi dice. È che qui i vertici fanno questi accordi e poi dimenticano di comunicarcelo. Già, penso io. In effetti inizio a essere un po’ stufo. Smanetta un po’ al pc sino a quando non mi stampa un po’ di informazioni. Le stesse che avevo letto sul sito in mattinata. Anche Rebecca si è innervosita. Prendo questi fogli e torno a casa. Li leggo con attenzione. In sintesi per richiedere a una della banche aderenti all’iniziativa è necessario presentare un certificato di famiglia, un modello Isee, l’indicatore di stato economico equivalente, che certifica il tuo stato di ricchezza, poiché lo stesso non deve superare i 15mila euro, altrimenti puoi dire addio al tuo prestito. Assieme a questi due documenti si consegnano alla banca il tuo codice fiscale e quello di tuo figlio. Se vuoi richiedere 5mila euro, restituibili in 59 rate, con un Taeg, il tasso annuo effettivo globale pari al 5,32%. Questo vuol dire che la rata mensile da restituire alla banca è di 96 euro. Numeri a parte, qui la questione si fa seria. Perché un Governo che si rispetti non può considerare fattibile una politica in favore delle famiglie italiane fondata sul prestito. Non solo. Ammesso che il Fondo di credito per i nuovi nati sia considerato
da molti italiani una manna dal cielo, un segno di discontinuità rispetto al vuoto politico precedente, mi spiegate perché nessuna delle banche da me interpellate ha notizie su quest’azione governativa? Perché, se il progetto è stato presentato il 19 gennaio e se sul sito www.governo.it c’è scritto che «dal 20 gennaio parte anche la campagna di comunicazione che sarà trasmessa per radio e Tv» a maggio ancora nessuno sa niente e l’unica informazione che riesco a reperire è contenuta in tre fogli A4 nei quali è stampato ciò che ho già letto in Rete? Cosa dobbiamo fare noi giovani famiglie per farvi comprendere che i nostri figli sono il futuro e che uno Stato che non pensa al suo futuro non è meritevole di considerazione?



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