Il libro/ Il cimitero di Jim Morrison. In anteprima su Affaritaliani.it
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Il cimitero di Père-Lachiase è visitato ogni anno da oltre due milioni di turisti, tra cui molti italiani. Frutto di tre anni di ricerca, questo libro rappresenta una guida unica per conoscere un cimitero che ospita tombe celebri, ma che è anche un vero e proprio museo all’aperto.
Un’analisi approfondita e dettagliata sul più celebre cimitero di Parigi,che ospita tra gli altri monumenti funerari le tombe di Jim Morrison,il cantante dei Doors (al centro di un vero e proprio culto), di Oscar Wilde, dello spiritista Kardec e ancora di Frederic Chopin, Edith Piaf, Maria Callas, Honoré de Balzac, delle vittime della repressione contro la Comune di Parigi, ma anche di italiani come Amedeo Modigliani o i fratelli Rosselli. Il libro racconta inoltre la vita di ogni giorno al Père-Lachaise, un parco-giardino che è diventato luogo di trasgressioni.
Non solo un cimitero celebre per le sue “gattare”, ma anche uno spazio denso di erotismo, dove si consumano rapporti sessuali tra le tombe o si svolgono messe nere e pratiche esoteriche.
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L'AUTORE - Michelangelo Giampaoli (1979), antropologo, collabora con il Dipartimento Uomo&Territorio dell’Università di Perugia e con il Laboratoire d’Ethnologie et de Sociologie Comparative dell’Université Paris Ouest Nanterre La Défense.Tra i suoi ambiti privilegiati di studio e ricerca,oltre alla morte e i suoi luoghi più celebri,vi sono la storia,le forme culturali e le pratiche rituali dei popoli nativi del Nord America. Vive tra Parigi e Perugia.
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La tomba di Jim Morrison, l’idolo del Père-Lachaise
“Da vivo come da morto Morrison era la trasgressione. E la sua tomba un irresistibile luogo di incontro, o meglio, di adunate sediziose, come si diceva allora. Negli anni Settanta erano in pochi a sedere accanto a quel busto senza fumarsi una canna, e al Père-Lachaise il rock divenne di casa. I ragazzi si fermavano anche la notte, nascondendosi nelle vecchie tombe durante l’orario di chiusura del cimitero. I guardiani furono costretti ad accorgersene perché al mattino accanto a Jim c’erano bottiglie e lattine vuote, spesso anche siringhe”.1 La tomba di Jim Morrison, situata all’interno della divisione 6, nel cuore della parte cosiddetta ‘romantica’, è la ragione che induce la maggior parte dei due milioni di visitatori annui al Père-Lachaise. Tanta attrazione testimonia come quei pochi metri quadrati siano, a circa quarant’anni dalla sua morte, uno dei luoghi simbolo del periodo storico-culturale che germogliò in particolare negli Stati Uniti del secondo dopoguerra, per raggiungere l’apice tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta. Jim Morrison ha segnato con le sue parole e i suoi comportamenti quel periodo, i cui miti, narrazioni, protagonisti e leggende sono ancora oggi tanto presenti, anche fra i più giovani. La musica, il rock and roll in particolare, è stata uno dei veicoli privilegiati della rivoluzione mentale e sociale contro l’America del perbenismo,
del capitalismo e della guerra al Vietnam, e i suoi rappresentanti più illustri sono divenuti simboli di un cambiamento epocale, che trascende il lato artistico e musicale: “Hanno simbolizzato la ‘cultura giovane’ o la ‘contro-cultura’. Hanno incarnato la ‘rivolta della la generazione della crescita contro le istituzioni, le tradizioni, le gerarchie legate alle attività artistiche della società, attraverso una ricerca sistematica del piacere, la messa in questione del lavoro nel senso tradizionale del termine, la ricerca di una convivialità, il consumo di droghe...’”. Moltissimi ragazzi sentono, prima o poi, il bisogno di confrontarsi con ciò che di più concreto è rimasto di Morrison e di ciò che rappresenta: il luogo dove la sua vita terrena si è conclusa e al tempo stesso il momento e il monumento a partire dal quale la sua mitizzazione – in parte già in atto mentre era ancora in vita – e la sua ascesa all’olimpo degli dèi del rock hanno subíto la consacrazione. Tra l’altro la tomba è uno dei pochi ‘santuari’ di questa contro-cultura facilmente visitabili, se si pensa che molte delle figure di riferimento si son fatte cremare (come Janis Joplin, George Harrison, Kurt Cobain), e dunque non c’è un luogo fisico dove possano essere avvicinate. I comportamenti presso la tomba e le manifestazioni quotidiane di affetto risentono fortemente di quella carica libertaria, ribelle e trasgressiva che il leader dei Doors incarnò dal 1967 al 1971. Ecco perché la sua tomba ha creato più problemi alle autorità di qualunque altro monumento del Père-Lachaise, e ha contribuito a fare indirettamente di tutta la necropoli un luogo ad alta vocazione trasgressiva, uno dei “luoghi sacri” del rock, come Abbey Road in Inghilterra oppure Woodstock, il quartiere di Haight Ashbury a San Francisco o Gracelandnegli Stati Uniti.
(continua in libreria)



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