Ufo e Carlà, ma niente Pakistan: i tg ignorano le tragedie del mondo
L’avvistamento degli ufo in Grecia, il mezzobusto sloveno pizzicato a condurre il tg in mutande, la presunta esclusione di Carla Bruni nel nuovo film di Woody Allen. Sono queste alcune delle notizie che, dal 6 al 17 settembre, hanno bucato l’attenzione dei tg nazionali, conquistando addirittura un titolo in prima serata. Escluse dall’agenda restano, invece, le grandi tragedie del mondo, prima fra tutte quella che sta affligendo il Pakistan a seguito delle inondazioni del mese scorso. Una delle tante catastrofi dimenticate dal mondo dell’informazione, così come le guerre che non interessano direttamente l’occidente. La fotografia poco edificante dell’agenda dei telegiornali nazionali è stata fornita dall’Osservatorio sui tg dell’associazione Articolo 21, che produce quotidianamente un report sull’offerta formativa di 7 testate nazionali.
Prendendo in esame le prime due settimane di settembre, dal 6 al 17, dei tg di prima serata l’Osservatorio ha potuto riscontrare 84 titoli (22,8%) su 414 che trattano di temi internazionali. Di questi il 53% (44 titoli) si occupa di questioni legate al nord del mondo, il 46% dei problemi, delle crisi e delle catastrofi, mentre il 13% è dedicato al gossip e all’infotainment. “Il mondo che i tg presentano è al 53% totalmente autoreferenziale e si rivela come una sorta di comunità allargata ad aree, temi e paesi tra loro sostanzialmente omogenei - ha sottolineato Alberto Baldazzi di Articolo 21, presentando i dati -. Per il 13% si rappresenta invece un mondo interconnesso che si rivela frivolo, giocoso, pruriginoso: una comunicazione che riprende e amplifica un vuoto di idee ma ritenuta funzionale al mantenimento di alti ascolti”.
“Scontiamo la dipendenza della nostra agenda da quella politica. Forte è la responsabilità dell’informazione e richiede un lavoro profondo anche dal punto di vista culturale. Il fatto che il mezzo busto in mutande riesce a bucare l’attenzione, a differenza dei milioni di pakistani senza cibo, la dice lunga - sottolinea Roberto Natale, presidente della Federazione nazionale della stampa -. Questo rapporto deve arrivare alla commissione parlamentare di vigilanza. C’è la tendenza ad accendersi sulle questioni dell’informazione solo in relazione allo spazio riservato a questa o a quella parte politica, mentre noi riteniamo che questi dati siano davvero inaccettabili”. E Giuseppe Giulietti di Articolo 21 ha lanciato la proposta di consegnare direttamente nelle mani del direttore generale della Rai una lettera in cui venga chiesto di premiare soltanto quei giornalisti che fanno le inchieste e danno le notizie.
“Stiamo ultimando un ulteriore studio in cui abbiamo analizzato come si è parlato dei rom di come siano invece stati cancellati i morti sul lavoro. Dei primi si parla perché sono il nuovo nemico mentre i morti sul lavoro fanno notizia solo quando c’è una strage, cioè se sono almeno tre - ha detto Giulietti-. Per questo vogliamo chiamare in causa i dirigenti, ed entrare con loro in conflitto se necessario, perché non è più accettabile che intere parti della realtà vengano cancellate”. Anche Ottavio Vita dell’Usograi si è detto preoccupato per la situazione dell’informazione italiana. “Da oltre duecento giorni gli operai di un’industria chimica occupano l’isola dell’Asinara, millantando l’Isola dei famosi, perché è questo l’unico modo che hanno per ottenere visibilità, è incredibile - ha detto-. Accanto a questo ci preoccupa anche la formazione, perché i ragazzi passano molto tempo davanti alla televisione, dove la litigiosità è presentato come modello comportamentale”.



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