Le domande dei ragazzi, lo Strega, il rapporto con i media... Mariapia Veladiano si racconta su Affaritaliani.it
LO SPECIALE
di Mariapia Veladiano

(testo scritto per Affaritaliani.it)
![]() Mariapia Veladiano |
![]() Il libro |
Comunque le domande che mi vengono rivolte nelle scuole rivelano da un lato la seduzione che questa tirannia dell’apparire ha sulla vita di tutti, e dall’altro la speranza di combatterla, di sconfiggere la dissipazione del potere travolgente dei sogni indotta dall’inseguire modelli che non sono la verità del nostro essere. Non c’è accidia del cuore e dei sentimenti, non dicono: Le cose vanno così e non si può far niente. E se a volte appare questo atteggiamento, si fa presto a rovesciarlo perché c’è un desiderio di vita buona anche se a volte non si sa riconoscerlo. Va coltivata l’arte della resistenza: si deve resistere alla tentazione dell’egoismo che costringe le nostre vite, alla moda che esalta l’ostentazione della ricchezza e della prevaricazione, alla cattiva educazione esibita come superiorità, al disprezzo dell’altro come atteggiamento socialmente accettabile E’ certamente possibile resistere, ma lo si fa in compagnia, difficilmente da soli. E questo i ragazzi lo sentono, come sentono che possono rovesciare il mondo dell’ingiustizia che noi adulti abbiamo loro consegnato. Purché li si ascolti davvero e non si parli loro con la implicita e sottilmente offensiva presunzione di “insegnare”. Un po’ scherzando dico: Ci vuol poco a fare meglio di noi. Avete tutto nelle mani: il vostro tempo, i vostri progetti, le vostre energie meravigliosamente nuove, le idee. Se coltivate la vergogna per quel che accade e l’indignazione, farete meglio di noi certamente.
A loro racconto che per far conoscere il mio primo libro ho scelto questa strada “lenta” degli incontri, in librerie grandi e piccole, in rassegne culturali, nelle scuole, con minuscoli circoli culturali e di lettura. Che ho cercato di evitare un’esposizione personale che spostasse l’attenzione dal libro alla persona (la “teologa” contro gli scandali, la contestatrice del modello di bellezza corrente…), perché credo che i libri abbiano il dovere di conquistarsi un posto nelle biblioteche e nel cuore delle persone attraverso la scrittura e la storia e non perché portati dall’ingombro dell’essere l’autore una figura esposta. E racconto che così incontro un mondo buono di persone che leggono, scrivono, pensano. Non appaiono ma sono. Cercano di lasciare il mondo migliore di come lo hanno trovato. O almeno, non peggiore. Camminano con passo leggero nella vita e nei rapporti.
Certo che mi interrogano sul tema della bellezza. Li inquieta e li attrae questa vera devozione verso la vita perfetta che il nostro mondo ha fatta propria: bellezza, successo, ricchezza, salute. Tutto sempre al massimo. Se ne parla e raccontano le storie estreme che conoscono, e offrono delle riflessioni folgoranti: Le donne amate si vedono bellissime, ha detto una ragazza. Vale per tutti, non solo per le donne. Ed è così semplice. E colpisce quando riporto l’osservazione di una regista teatrale, che mi raccontava come anche attrici straordinarie come Anna Magnani o Barbara Streisand oggi probabilmente sarebbero a rischio in un provino di selezione, perché il requisito di rientrare nell’unico canone estetico accettato oggi viene comunque prima del merito.
Dello Strega mi chiedono come funziona, se è un premio “libero”, così una ragazza ha detto. Io rispondo raccontando le sue nobilissime origini, legate a Maria Bellonci, i cui libri hanno riempito le mie giornate di lettrice e poi i miei desideri, e spiego che sono grata alla casa editrice per aver proposto La vita accanto: è un riconoscimento grande e insieme un impegno per me. E infatti accompagno Rebecca in un tour davvero turbinoso, a conoscere i suoi lettori. Alla presentazione dei candidati, a Benevento, ho fatto incontri semplicemente belli, con persone che leggono e leggono e leggono. Racconto degli altri libri candidati: in generale molto “etici”, una bella selezione che incontra il desiderio di vita di un mondo che ha paura di perdersi. E quindi mi sento serena sul Premio Strega, sono in buona compagnia.
La sorpresa grande e inattesa, dal giorno della pubblicazione, è stata la quantità di lettere, lettere bellissime che ricevo. I lettori mi restituiscono le loro emozioni, molti le loro storie, molti si sono innamorati della scrittura, altri di un personaggio (c’è un fan club di Lucilla!), altri della vicenda con i suoi molti rovesciamenti. C’è chi scrive di aver visto con occhi diversi la propria storia con la madre depressa, si è ritrovato nelle emozioni descritte, ha fatto proprie le parole del libro. Un mondo mi ha fatto incontrare il libro. E questo è già un premio.



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