Legge sul prezzo del libro, i Mulini a Vento replicano a Polillo (Aie). Su Affaritaliani.it

Venerdì, 24 settembre 2010 - 10:12:00

LO SPECIALE

Libri

Speciale libri/ Scrittori, editori, editor, classifiche, interviste, poltrone, recensioni, brani in anteprima, blog, e-book, riviste online, notizie, curiosità, anticipazioni. Su Affaritaliani.it tutto sull'editoria

Dopo l'intervista di Affaritaliani.it di ieri a Marco Polillo (leggila sotto), oggi i Mulini a Vento replicano alle accuse del presidente dell'Aie. Su Affaritaliani.it. Ecco il testo che ci hanno inviato:

LA REPLICA DEI MULINI A VENTO (Instar Libri, Iperborea, Marcos y Marcos, Minimum Fax, Nottetempo, Voland):

La replica all’appello dei Mulini a vento da parte di Marco Polillo, presidente dell’AIE, ci dà l’opportunità di evidenziare un aspetto che inizialmente ci sembrava difficile mettere sul tavolo, ovvero la mancanza di rappresentatività che è all’origine dello scontro di questi giorni. Se l’avessimo detto sin da subito sarebbe stato poco credibile, ma adesso, potendo mostrare le centinaia di adesioni da parte di editori, librai e scrittori, diventa evidente. Non possiamo parlare per l’ALI, non avendo esperienza diretta, e saranno eventualmente i librai a replicare. Ma per quanto riguarda l’AIE, Polillo molto accortamente dice che gli organi dell’AIE (e non l’assemblea) hanno approvato all’unanimità il testo della legge. Tant’è vero che ben 5 dei 6 Mulini a vento sono associati AIE e non hanno mai saputo nulla del processo in atto, se non a cose praticamente fatte. Ci sembra dunque che la prima mistificazione, davanti agli occhi di tutti, sia proprio cercare di far valere la forza di una decisione di pochi accampando un’unanimità che chiaramente non c’è.

Polillo dice che vogliamo imporre la nostra volontà agli altri. A noi sembra invece di avere sollevato un dibattito e chiesto modifiche motivate a una legge che riteniamo inadeguata e dannosa, portando il confronto con leggi di altri Paesi europei che hanno fatto ottima prova in questi anni. Ci sembra un processo democratico, di cui la politica in primo luogo, e le associazioni di categoria in secondo luogo dovrebbero tenere conto. Ci rattrista che il presidente dell’Associazione Editori Italiani, che stimiamo come editore, invece di accettare il confronto sul tema della legge ricorra alla tecnica tutta italiana di screditare chi la pensa diversamente: ci sono alcune centinaia di persone di notevole esperienza e cultura che vengono fatte passare per tonte perché non “hanno realmente compreso la portata delle disposizioni in questione”.

Riguardo alla concorrenza tra Dan Brown e Pascoli (nobile duello fra due autori che godono entrambi della nostra stima e ammirazione incondizionata) non capiamo il punto. Gli editori e i librai indipendenti non temono la concorrenza, perché se c’è concorrenza ne traggono giovamento tutti. Anche i lettori, che non devono temere l’eliminazione degli sconti (e attenzione: quando parliamo di eliminare o limitare gli sconti parliamo dello sconto selvaggio sulle novità. I lettori si tranquillizzino: continueranno a trovare le librerie di remainder e dell’usato con riduzioni anche del 50% del prezzo di copertina). In assenza di sconti il prezzo dei libri che normalmente venivano scontati scenderà automaticamente (il lettore non pensi che chi sconta i libri intende rinunciare ai suoi profitti) e le librerie ritorneranno a essere l’una diversa dall’altra, si allontaneranno dall’omologazione causata dalla necessità di non perdere la promozione. Quello che temiamo, è una concorrenza con regole diverse per operatori grandi e piccoli. L’assenza di sconti mette tutti sullo stesso piano; la possibilità di sconti elevati e di promozioni incondizionate favorisce in maniera spropositata i grandi gruppi.

Se avessimo una legge come quella francese o tedesca, l’attenzione tornerebbe sul valore e la qualità dei libri, sui contenuti, e potremmo smetterla di parlare di prezzi e sconti. È davvero utopico poter sperare in un mondo editoriale e librario dove al centro ci siano i libri, la lettura e i lettori?

Polillo (Aie): "Ecco perché la protesta sulla legge sul libro è sbagliata...". L'intervista 

ESCLUSIVA/ "Il testo elaborato dall’onorevole Levi configura secondo noi la miglior soluzione possibile, consentendo di arginare la totale deregulation attuale". Mentre sul web continua la protesta da parte di editori, librai indipendenti e scrittori (tra cui Michela Murgia, Valeria Parrella e i Wu Ming) contro la legge sul prezzo del libro in arrivo al Senato, Marco Polillo, presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE), contrattacca in un'intervista concessa ad Affaritaliani.it: "Sarei curioso di verificare quanti dei firmatari dell’appello dei Mulini a Vento hanno realmente compreso la portata delle disposizioni in questione". E aggiunge: "Nell'appello sono scritte una serie di inesattezze, per usare un eufemismo (e le elenca, ndr)". Poi precisa: "Alcuni editori vorrebbero imporre la loro volontà agli altri...". Intanto i Mulini a Vento annunciano che porteranno la discussione alla prossima Fiera di Francoforte (dal 6 al 10 Ottobre 2010) e propongono un compromesso: "Possiamo accettare uno sconto che vada dal preferibile 5% all’appena accettabile 15%, purché le promozioni siano limitate come per ogni altro prodotto a due mesi l’anno...". LEGGI L'INTERVISTA A POLILLO E SCOPRI TUTTI I PARTICOLARI NELLO SPECIALE DI AFFARITALIANI.IT

22 settembre 2010

di Antonio Prudenzano

Sul blog http://leggesulprezzodellibro.wordpress.com crescono di ora in ora le adesioni all'appello dei Mulini a Vento (leggilo in fondo, ndr)) da parte di editori, librai, scrittori (tra cui Michela Murgia, Valeria Parrella e i Wu Ming) e altri addetti ai lavori dell'editoria libraria. Il tema è sempre la legge sul prezzo del libro che è passata alla Camera e che ora viene discussa al Senato.  La “legge Levi”, secondo i Mulini a Vento, "non ha a cuore né l’interesse del libro e della cultura, né quello dei librai o degli editori, ma esclusivamente quello dei grandi gruppi editoriali e delle catene libraie (che appartengono agli stessi gruppi), che vogliono proteggersi dalla Grande Distribuzione".

IL COMPROMESSO... - Oggi, attraverso un nuovo comunicato, editori e librai indipendenti uniti nella protesta propongono un compromesso: "Possiamo accettare uno sconto che vada dal preferibile 5% all’appena accettabile 15%, purché le promozioni siano limitate come per ogni altro prodotto a due mesi l’anno. Questa è la condizione perché il libro resti al centro della nostra cultura. Da qui l’iniziativa che promuoviamo durante la prossima Fiera di Francoforte dal 6 al 10 Ottobre 2010, una discussione con editori italiani ed europei sulla proposta di Legge Levi e su quanto una legge siffatta rappresenti una oggettiva limitazione della libertà di espressione del cittadino".

PARLA POLILLO - Sull'argomento Affaritaliani.it ha sentito Marco Polillo, presidente dell'AIE (Associazione Italiana Editori).

Polillo, sul web continua la protesta di scrittori, editori, librai e addetti ai lavori contrari alla nuova legge sul prezzo del libro. Qual è la posizione dell'Aie?
"L’Associazione Italiana Editori ha lavorato insieme all’Associazione Librai Italiani alla stesura del disegno di legge promosso dall’on. Levi. Il dibattito tra addetti ai lavori è stato lungo e faticoso perché le posizioni di partenza erano estremamente lontane: andavano dalla liberalizzazione totale degli sconti sino a chi sosteneva la necessità di vietarli totalmente.  Il testo elaborato dall’onorevole Levi, tenendo conto degli opposti punti di vista, configura secondo noi la miglior soluzione possibile, consentendo di arginare la totale deregulation attuale. E’ frutto di una straordinaria unità di intenti tra editori e librai con l’unico obiettivo di garantire il massimo livello di pluralità delle proposte.
Il problema fondamentale è che regolamenta una materia decisamente complessa che anche molti addetti ai lavori stentano a comprendere. Sarei curioso di verificare quanti dei firmatari dell’appello hanno realmente compreso la portata delle disposizioni in questione".

Cosa condivide e cosa no dell'ultimo appello dei Mulini a Vento?
"Partiamo dalle premesse: in quell’appello sono scritte una serie di inesattezze, per usare un eufemismo. Si dichiara che le norme del ddl sono contro le librerie indipendenti, quando è stata proprio l’associazione di categoria di riferimento a volere fortemente la norma e oggi difende a spada tratta il testo. Si afferma che gli editori indipendenti non sono stati consultati, quando gli organi dell’AIE, che ricordo rappresenta oltre 400 marchi editoriali e il 90% del fatturato di settore, hanno approvato all’unanimità il testo. Si afferma che la norma sulle promozioni proposte dall’editore svuota di fatto il limite di sconto, mettendo sullo stesso piano le promozioni dell’editore e le promozioni delle singole librerie o delle catene. Invece si tratta di due momenti commerciali estremamente diversi e il testo attuale vieta qualunque promozione realizzata dal punto vendita, sia esso libreria indipendente o libreria di catena.
Vorrei ricordare che una promozione non è altro che una modifica del prezzo di copertina: se il principio generale specifica che è l’editore ad avere la facoltà di fissare il prezzo di un libro, mi pare evidente che abbia l’analoga facoltà di modificarlo al rialzo come al ribasso. L’importante è che non operi discriminazioni tra le librerie. Sarò ancora più chiaro: nell’appello si vuole far credere che nel nostro settore possa esistere concorrenza tra un romanzo di Dan Brown e una raccolta di poesie di Pascoli! La concorrenza, e lo capirebbe anche un bambino, è tra lo stesso libro venduto in due librerie diverse.  Sui singoli punti in qualità di presidente dell’AIE è inutile che mi esprima: come editore posso avere le mie idee, ma non sono abituato a pretendere che il mio punto di vista venga imposto, magari mistificando, anche agli altri".

Sulla legge sul prezzo del libro c'è una spaccatura tra i grandi gruppi editoriali e gli editori medio-piccoli. E' inevitabile che ciò avvenga?
"La correggo: sul prezzo dei libri c’è già stato un confronto tra gli editori che, partendo da posizioni differenti, ha portato ad una soluzione generalmente condivisa. Alcuni editori, non accettando tale soluzione, vorrebbero imporre la loro volontà agli altri, che a loro volta, se vedessero superato l’accordo raggiunto, si sentirebbero svincolati dallo stesso e liberi di agire per sostenere le loro posizioni di partenza. L’ovvia conseguenza sarebbe far naufragare qualunque tentativo di superare il far west attuale, e inseguire per chissà quanti anni ancora – come il passato dimostra – la chimera di arrivare ad una legge sul libro: nel frattempo lasciamo pure che le librerie indipendenti chiudano. Vorrei che qualcuno mi spiegasse a chi giova tutto ciò. Questo testo, che nessuno ha la pretesa di ritenere perfetto, ma che, ripeto, è il risultato di una faticosissima opera di mediazione, corrisponde a quell’esigenza di definire un quadro certo e un’uniformità di trattamento dei consumatori, indispensabile secondo noi per lo sviluppo di un mercato librario ampio e diversificato. Per questo lo difendiamo".

Ecco l'appello dei Mulini a Vento (Instar Libri, Iperborea, Marcos y Marcos, Minimum Fax, Nottetempo, Voland):

17 settembre 2010

La legge sul prezzo del libro che è passata alla Camera e sta per essere discussa al Senato ha provocato moltissimo scontento fra gli editori indipendenti, piccoli e medi, che non sono stati ascoltati in nessun modo nella sua formulazione. La legge stabilisce un tetto agli sconti sui libri del 15% (sconto assai più alto di quello previsto da quasi tutte le leggi europee analoghe), ma questo tetto apparente viene poi smentito dalla possibilità per qualsiasi editore di fare tutte le promozioni che vuole, della durata di un mese, per undici mesi all’anno. Nessun prodotto commerciale è trattato con tanto disprezzo! Qualsiasi prodotto commerciale, infatti, può essere svenduto o saldato solo due volte l’anno e per il resto del tempo ha il suo prezzo. Questa legge libera, in pratica, il prezzo del libro, non meno della disastrosa legge inglese, che ha rovinato e fatto chiudere tante librerie e case editrici indipendenti. Mentre la legge francese e tedesca le hanno salvate e protette e continuano a farlo, con la semplice regola di vietare o limitare radicalmente gli sconti. Questa legge, di fatto, non ha a cuore né l’interesse del libro e della cultura, né quello dei librai o degli editori, ma esclusivamente quello dei grandi gruppi editoriali e delle catene libraie (che appartengono agli stessi gruppi), che vogliono proteggersi dalla Grande Distribuzione. E’ sotto gli occhi di tutti la trasformazione già in atto delle librerie di carena in ‘outlet’, dove le pareti e i tavoli sono dedicati agli sconti. Sconti che gli editori indipendenti non si possono permettere, che le librerie indipendenti non ottengono, che divide editori e librai in due categorie orizzontali: da una parte gruppi e catene che a forza di sconti occupano tutto lo spazio disponibile, svendendo il libro come un prodotto d’occasione, ed editori e librai indipendenti, che invece di essere sostenuti dalla legge e dallo stato nella difesa della cultura e della bibliodiversità, sono abbandonati a se stessi e stanno chiudendo i battenti. Chiediamo che la legge sul prezzo del libro mantenga le sue premesse, guardi alle leggi europee e, come dovrebbe fare ogni legge, protegga la cultura e difenda i soggetti più deboli. Da numerosi dibattiti e convegni fra editori e librai indipendenti, siamo arrivati per parte nostra a una linea di compromesso: possiamo accettare uno sconto che vada dal preferibile 5% all’appena accettabile 15%, purché le promozioni siano limitate come per ogni altro prodotto a due mesi l’anno. Questa è la condizione perché il libro resti al centro della nostra cultura. Ribadiamo le condizioni indispensabili per noi e alle quali una vera politica del libro non può rinunciare:
1. Far riferimento a modelli culturali e a una legislatura sul libro che ha avuto eccellenti esiti, come quelle francese e tedesca.
2. Limitare le promozioni, come avviene per tutte le altre merci e prodotti, a due mesi l’anno, gli stessi per tutti, in modo da facilitare i controlli.
3. Istituire un organo di controllo che preveda sanzioni per chi trasgredisce, sia alzando lo sconto oltre il 15%, sia proponendolo in periodi diversi dai due mesi previsti (non necessariamente consecutivi), e dunque tanto per gli editori che per i librai o catene librarie che vìolino le regole.
4. Delimitare il tempo in cui un libro è considerato ‘novità’ ed è quindi sottoposto a restrizioni particolari.

IL DIBATTITO/ AFFARITALIANI.IT OSPITA GLI INTERVENTI DI STEFANO MAURI (GEMS), GIAN ARTURO FERRARI (CENTRO PER IL LIBRO), RAFFAELLO AVANZINI (NEWTON COMPTON) E DANIELA DI SORA (VOLAND)... 

luglio 2010

di Antonio Prudenzano

Da una parte i grandi gruppi editoriali (Mondadori, Rcs Libri e Gems su tutti), dall'altra i librai e gli editori indipendenti. E' polemica sulla nuova legge sul prezzo dei libri, frutto di una lunga mediazione e che mercoledì arriverà alla Camera. La legge fisserà al 15% il limite massimo di sconto sul prezzo di copertina. Allo stesso tempo, però, agli editori sarà permesso (Natale escluso) di lanciare promozioni per undici mesi all'anno (senza tetto di sconto...), al massimo per trenta giorni. Inevitabile il malumore degli editori e dei librari indipententi. I responsabili di Instar, Voland, Nottetempo, Minimum fax e Iperborea (uniti in questa battaglia) hanno inviato una lettera a Repubblica, riassunta dal titolo "Con queste norme la nostra esistenza è in pericolo". Titolare della legge accusata di favorire i grandi gruppi e le grandi catene è Ricardo Levi, che a Repubblica ha dichiarato: "Vi ho lavorato per anni, non c'è nessun inganno".

raffaello avanzini newton compton
Raffaello Avanzini
In esclusiva per Affaritaliani.it l'intervento di Raffaello Avanzini (Newton Compton) che attacca sia gli editori indipendenti sia i grandi gruppi editoriali:
"Sono d'accordo con Pisanti, presidente dell'Ali, 'meglio una brutta legge che nessuna legge'
e ritengo che una regolamentazione fosse assolutamente necessaria. Il mercato del libro, per fortuna, si sta evolvendo e, come ogni altro ambito commerciale, ha bisogno di regolamentazioni economiche.
A differenza di quanto dichiarato da alcuni editori nella lettera inviata a 'Repubblica' il 12 luglio, per me il libro è un prodotto e i lettori sono dei consumatori. Fino a quando ci sarà un atteggiamento ostile a questo modo di intendere l'editoria, ovvero come uno dei molteplici canali di impresa, il mercato continuerà a subire dei forti rallentamenti. Le catene commerciali e la grande distribuzione offrono una scelta differenziata, coerente con le aspettative e i gusti della clientela, e a dei prezzi competitivi, così come avviene per ogni altro prodotto commerciale. L'ostinazione di piccoli editori e delle librerie indipendenti a voler fare del libro un oggetto al di fuori delle leggi del mercato, legato solo a valori pseudo - culturali, è un male per tutta l'editoria italiana. Ci sono troppi editori in Italia e si pubblicano troppi libri, molti dei quali sono degli insuccessi annunciati, proprio perché slegati da ogni relazione con il mercato, pubblicati senza valutazioni economiche e strategie di marketing. Questo comporta tirature basse, costi proibitivi e prezzi fuori controllo, spesso superiori ai 20 euro. E le librerie vengono ingolfate da libri che non venderanno mai. Le librerie indipendenti, inoltre, rimangono ferme, non rinnovano gli spazi, non seguono strategie di marketing e non usano le più basilari regole di pubblicità e di esposizione del prodotto.  Sappiamo che il 70% dell'acquisto dei libri viene fatta d'impulso, l'esposizione, la copertina e il prezzo sono fattori determinanti. Così come spazi espositivi promozionali e attività di pubblicità. Se le librerie indipendenti e i piccoli editori non intendono adeguarsi al mercato, a mio avviso, è meglio che chiudano. Un discorso diverso va fatto poi per i grandi gruppi editoriali. Le case editrici italiane, nelle fiere che si svolgono a Londra, Francoforte e New York, sono le prime per offerte e anticipi agli editori e alle agenzie straniere per l'acquisto dei diritti delle opere estere. Uno spreco enorme di denaro che inevitabilmente si riflette sui prezzi di copertina, che raramente sono inferiori ai 20 euro. Anche questo è un esempio di come l'Italia sia lontana anni luce dal mercato editoriale degli altri Paesi, in cui non esistono anticipi così alti. La Newton Compton nel 2010 ha diminuito dell'8% il numero di novità rispetto al 2009, concentrando l'attenzione sui titoli più validi. Abbiamo mantenuto prezzi bassi, fatto campagne promozionali e al momento registriamo un incremento di fatturato del 40%. Cerchiamo di stare sempre al passo con i tempi, cercando di accontentare i lettori, sempre più esigenti, sempre più di corsa e con meno soldi da spendere. Mi sembra ci stiamo riuscendo bene e l'altissima diffusione dei nostri libri proprio negli spazi dei grandi centri commerciali ne è sicuramente una prova".

Daniela Di Sora (Voland) interviene in esclusiva su Affaritaliani.it per dire la sua sulla controversa legge:

Daniela Di Sora Voland
Daniela Di Sora (editore)

"Stefano Mauri sa molto bene che tutti gli editori firmatari della lettera a Repubblica, e non solo loro, stanno lottando con ogni mezzo a disposizione contro la legge bavaglio. Non capisco però perché lottare contro questa legge dovrebbe esimerci dal  lottare anche contro la legge Levi che, dopo una lunga gestazione, arriva adesso alla Camera, e che consideriamo rovinosa per gli editori indipendenti.
Per una legge sul libro avevamo a disposizione modelli validi, adottati in molti paesi con leggere differenze: la legge francese, quella tedesca, quella spagnola. Tutte leggi che mirano a sottolineare come “l’obiettivo del prezzo unico è soprattutto culturale…”
Si è scelto invece di presentare una legge che non fa contento nessuno, come dice il presidente dell’ALI,  Pisanti. Una legge che non solo fissa un tetto molto alto per lo sconto, il 15%, senza operare nessuna distinzione fra le novità e i libri di catalogo, ma che subito dopo vanifica anche questo limite consentendo agli editori di fare campagne promozionali per 11 mesi l’anno (escluso solo dicembre). I “grossi”editori possono decidere di fare una campagna nelle proprie librerie di catena, informando le altre librerie che sono libere di rifiutare. Questa norma gioca a favore solo dei grandi gruppi editoriali e delle catene di librerie, che si sono viste scavalcate nella politica dello sconto selvaggio dai supermercati e dalla grande distribuzione.  Mentre lascia totalmente indifesi  gli editori e  i librai indipendenti facendo delle librerie delle scatole perenni da saldi, e del libro un prodotto d’occasione  e non di cultura. I saldi non sono mai fatti per il piacere del compratore ma per smaltire le merci “deperibili”. E’ questo che vogliamo fare del libro?
I bilanci delle nostre imprese sono pubblici: non ci sono margini elevati di guadagno. Anche i nostri libri sono a disposizione, per il momento. Cerchiamo di fare libri ben curati, ben tradotti, a prezzo contenuto. O vogliamo leggere tutti lo stesso libro?"

Sul controverso tema Affaritaliani.it ha chiesto il parere di Stefano Mauri, presidente e amministratore delegato di Gems (con Luigi Spagnol), che torna a prendersela con la "legge Bavaglio" del Governo, difendendo la legge sul prezzo del libro

stefano mauri
Stefano Mauri

"Il governo vuole passare una legge che con la nuova ciliegina del diritto di replica senza commento renderà impubblicabili i libri di storia recente e persino libri come le garzantine, giacché qualsiasi mafioso potrà obbligare un editore anzi peggio ancora un autore a pagare lo spazio su due quotidiani nazionali per dire che la mafia non esiste e quindi lui si sente offeso ad essere chiamato mafioso. Dunque nessun libro di ricostruzione storica o reference potrà sopportare questo costo. E c'è chi se la prende con una legge che non fa altro che dare due giri di vite per rendere efficace lo spirito della legge in vigore sul prezzo fisso? Una legge che ha tenuto al riparo l'editoria italiana dalla crisi che ha colpito in questo secolo sia i Paesi di puro liberismo come la Gran Bretagna che quelli più fedeli al prezzo rigido come Francia, Germania e Spagna? Una legge che costituisce un faticoso compromesso al quale ha aderito il 90% del settore? Auguri! Credo che la nuova legge di Riki Levi  migliorerà la situazione per i librai indipendenti e ne sono veramente contento perché senza pluralismo il libro perde di significato. Abbiamo sempre appoggiato (come gruppo Longanesi prima e Gems dopo) una regolamentazione per privilegiare la bibliodiversità ma senza dimenticare la necessità di mantenere il libro sui banchi della grande distribuzione che ne ampliato la diffusione e contribuiscono a migliorare gli indici di lettura di una popolazione che già in media legge poco".

gian arturo ferrari
Gian Arturo Ferrari

Ma Affaritaliani.it ha sentito anche Gian Arturo Ferrari, ex direttore della Divisione Libri della Mondadori, attualmente presidente del nuovo Centro per il Libro: "Parlo da presidente del Centro per il Libro, un punto di raccolta per tutte le categorie che ruotano intorno al libro. E' chiaro che la legge Levi è un compromesso, ma è un compromesso a mio avviso giudizioso, che consente di unificare le varie categorie intorno a un risultato significativo". Ferrari pone l'accento sull'importanza dell'unità: "Più le categorie sono unite, più possono e potranno ottenere risultati. Più si dividono, credendo che gli interessi dei singoli non siano compatibili, più in futuro avranno sempre meno forza". Per Ferrari "il mondo del libro è più forte di quello che crede di essere. Deve rendersene conto". Secondo il presidente del Centro per il Libro, inoltre, l'editoria indipendente non rischia affatto l'estinzione a causa di questa legge: "E' uno spauracchio vecchio, quello della fine dell'editoria indipendente. Non dico che questa legge sia la migliore possibile, ma è un passo importante". Infine Ferrari fa un'analisi storica: "Dieci anni fa gli editori erano divisi al loro interno. Tanto per non far nomi, Mondadori, Feltrinelli e Gems erano fuori dall'Aie. Ora gli editori si sono unificati e i librai hanno cominciato a farlo. E' normale che tra gli interessi di un libraio indipendente e quelli della Feltrinelli ci siano molti motivi di contrasto, ma probabilmente ci sono anche molti motivi di unione. Resta il fatto che negli ultimi dieci anni la direzione presa è stata quella, più che condivisibile, dell'unificazione".

0 mi piace, 0 non mi piace
Fai di Affaritaliani la tua HomePage
Iscriviti alla Newsletter
Mobile
Seguici su facebook
Rss
Twitter
Google
Internet Explorer

Terremoto/ Scossa di magnitudo 4 in provincia di Modena
Siria/ Russia: il massacro di Hula va condannato ma vanno dimostrate colpe
Cannes/ Palma d'Oro ad "Amore" di Michael Hanele
Cannes/ Gran Premio a Loach, Reygadas premiato come miglior regista
Cannes/ Il Grand Prix a Reality di Matteo Garrone
Siria/ Obama: la strage di Hula vile testamento di un regime illegittimo
Milano/ DomenicAspasso, controllati 1150 veicoli: 310 le multe
Lega Nord/ Piasente nuovo segretario Friuli Venezia Giulia
LEGGI TUTTE LE ULTIMISSIME

Case da sogno

Una villa? Un attico? Un loft? Quello che cerchi in un click
Trova tutto qui!

Prima rata gratis

Sei alla ricerca di un prestito? Trovalo subito
SCEGLI PRESTITÒ

Auto usate

Stai cercando l’auto dei tuoi sogni? Scoprila subito.
Cerca adesso