Hitler in versione Disney. L’arte pop di GiuseppeVeneziano
Di Maria Teresa Melodia
Alla sesta edizione di Bergamo Arte Fiera, mostra mercato d'Arte Moderna e Contemporanea che ha inaugurato la stagione fieristica d’arte del 2010 ( dal 15 al 18 Gennaio 2010) con oltre 110 espositori, sono stati presentati i nuovi lavori di Giuseppe Veneziano, l’artista siciliano fortemente sarcastico che aveva scandalizzato l’ultima fiera di Verona con la sua “Madonna col Terzo Reich” con in braccio un Hitler bambino, ispirata alla Madonna di Raffaello. Ancora una volta Veneziano rivisita l’icona del dittatore tedesco, presentando tre opere esposte allo stand Studio d’arte Fioretti di Bergamo: si tratta di “Fratel Coniglietto”, “Il trillo del diavolo”, “Le bonheur de vivre”, tre parodie, rispettivamente di Disney, di Chagall, di Matisse. Ad Affari Italiani l’artista racconta la sua arte che nasce da una riflessione ironica sul nostro tempo, influenzata dai mass media, dai cartoni animati e dai fumetti.
Perché ancora Hitler al centro delle sue opere? Potrebbe suonare come un’ossessione… 
Le bonhuer de vivre 2009 acrilico su tela cm 135x100
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“I miei lavori incentrati sulla figura di Hitler appartengono a uno studio personale sui dittatori, che porto avanti da anni. In passato ho realizzato anche opere su Stalin e Mussolini”.
Come mai la attira così tanto questo filone, le potrebbero dire, come è stato già fatto, che le piace provocare?
“Penso che quando tratti un argomento spigoloso come questo, una sola opera non basti per affrontarlo. E’ come quando vuoi approfondire un argomento storico: un solo libro non basta per averne una visione esauriente. L’arte spesso parla per simboli e metafore. Hitler è una metafora che mi dà la possibilità di offrire allo spettatore punti di vista e angolature differenti sul mio lavoro”.
Secondo lei in quale misura Hitler è una figura irrisolta?
“Proprio pochi giorni fa, leggevo che il regista Oliver Stone si appresta a realizzare un film per la tv sul '900, che getta una luce nuova su Hitler e Stalin. Dopo molti anni, è anche questo un modo per rileggere questi personaggi tutt’oggi irrisolti. Tutta la storia è in continua evoluzione”.
L’obiettivo della sua arte è quindi quello di far scaturire un dibattito?
“Il mio lavoro vuole suscitare, attraverso l’arte, un dibattito su tematiche che ritengo importanti principalmente per me stesso e poi per gli altri. Anche se l’immagine è ben chiara, io spero sempre che il mio lavoro possa offrire più livelli di lettura, come è successo per il mio dipinto “La Madonna del Terzo Reich”. I miei quadri non vogliono comunicare un unico messaggio o un unico significato. L’errore in cui, spesso, lo spettatore incorre, quando grida allo scandalo, è proprio quello di considerare la sua interpretazione universale. Escludendo la possibilità che la stessa immagine possa essere più complessa”.
La sue opere si inseriscono nella più ampia cornice dell’arte neopop, approfondita criticamente dal curatore Ivan Quaroni. Per lei cos’è l’arte pop?
“E’ un’arte ricca di riferimenti storici, un’arte contaminata. L’arte pop oggi è un contenitore che riesce a far dialogare più linguaggi, una specie di Babele che genera nuove energie. Il mondo mediatico di oggi si è arricchito grazie a uno strumento come internet, e tutto si è velocizzato ed estremizzato. Il pop non è morto con Warhol: il suo germe è ancora in divenire”.
In termini di contaminazione, da dove attinge, cosa le piace?
“Le fonti sono varie. La lettura dei quotidiani è sempre uno strumento di conoscenza dell’attualità, ricco di spunti su cui riflettere. La storia dell’arte mi dà continui stimoli iconografici da reinterpretare. Mentre i cartoni animati e il fumetto restano i miei riferimenti privilegiati. In particolare un fumettista: Andrea Pazienza”.
In televisione c’è qualcosa che trova particolarmente stimolante?
“Dal momento che cerco sempre, nel mio lavoro, di far interagire la realtà con la finzione, uno dei programmi che seguo è il Grande Fratello: un programma che guardo spinto dalla curiosità di vedere fino a che punto la realtà e la finzione riescano ad essere intercambiabili”.
Quali reazioni pensa che susciteranno le sue nuove opere?
“Spero di suscitare delle reazioni che possano far nascere delle domande e nuovi punti di riflessione su alcuni temi del ‘900 e chissà, che possano essere spunti di discussione anche sulla nostra contemporaneità”.



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