Il libro/ Lager, militari italiani internati: testimonianze contro l'oblio
L'esperienza dei lager riguardo' e segno' anche alcuni tra i piu' importanti esponenti della cultura, dell'arte, della politica e delle professioni del dopoguerra. Tra questi l'attore Gianrico Tedeschi, i senatori Paolo Desana e Carmelo Santalco, lo storico Vittorio Emanuele Giuntella, il manager d'industria Silvio Golzio, l'intellettuale cattolico Giuseppe Lazzati, il pittore Antonio Martinetti, il pittore e caricaturista Giuseppe Novello, il filosofo Enzo Paci, il musicista Mario Pozzi, il poeta Roberto Rebora, gli scrittori Mario Rigoni Stern e Giovannino Guareschi. Il libro di Mario Avagliano e Marco Palmieri riporta in piena luce, attraverso gli scritti dei protagonisti, questa pagina importante di storia italiana. Parole che sono pietre. E fanno riflettere. Un documento, datato 23 maggio 1944 dice il dolore dei miliyari nei lager: ''Talora si sente un irresistibile istinto di pianto. Ma le lagrime non vengono fuori. La morte di un compagno di prigionia che a Beniaminowo nei primi mesi della deportazione ti strappava mute lagrime di angoscia e di compianto, adesso ti lascia indifferente o quasi.
Tu non piangi, tu non sorridi, tu non ti commuovi piu': senti le energie venire meno a poco a poco; senti quello sgretolamento fatale delle tue risorse fisiche e spirituali, e un pensiero ti agghiaccia il cuore: la morte. Tu senti che se questa vita dovesse continuare anche per molto tempo, la tua giovinezza sara' sacrificata inevitabilmente: dovrai morire''. Il cappellano militare Barbero l'8 settembre 1943 e' a Parga, in Grecia, e viene internato a Oberlangen, Versen, Dortmund e Hagen, in Germania, dove svolge assistenza religiosa in una ventina di campi di lavoro. Il 17 aprile 1944 scrive: ''Tutti i giorni muoiono: giovani pieni di speranze, ragazzi di venti anni, padri di famiglia, studenti, tutti muoiono: e sono Piemontesi, sono Veneti, sono Romagnoli, sono Siciliani''. Sono italiani dimenticati, che queste pagine tornano a far parlare, con dignita' e onore. Ricordando il dolore profondo di questi uomini nel filo spinato della follia nazista.



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