Il libro/ Lager, militari italiani internati: testimonianze contro l'oblio
Ne emerge un affresco nitido della vita e della morte nei campi di concentramento nazisti. Una sorta di storia ''dal vivo'' e ''in presa diretta'' della fame, del freddo, del lavoro coatto, delle violenze, dei crimini di guerra e degli altri avvenimenti che costarono la vita a circa 50 mila internati e segnarono per sempre tutti gli altri. Dagli stratagemmi per aggirare la censura e le riflessioni segrete sui taccuini di fortuna, dalle minuscole agendine tascabili alla carta igienica tenuta insieme con lo spago, emerge inoltre come la scelta di non aderire fu un atto di resistenza, tanto che il segretario del partito comunista Alessandro Natta, ex internato, parlo' di ''altra resistenza'' che contribui' al riscatto dell'Italia.
''La rivendicazione della Resistenza antifascista -scrive lo storico Giorgio Rochat nella prefazione del volume- si e' ridotta per decenni al dibattito politico sulla guerra partigiana. Negli ultimi anni registriamo il recupero di una dimensione piu' ampia. Contiamo la resistenza contro i tedeschi delle forze armate all'8 settembre. Poi la guerra partigiana e la deportazione politica e razziale nei lager di morte. La partecipazione delle forze armate nazionali alla campagna anglo-americana in Italia. E infine la resistenza degli Imi nei lager tedeschi: le centinaia di migliaia di militari che invece della guerra nazifascista scelsero e pagarono la fedelta' alle stellette della patria. Tutti avevano ragione di sentirsi traditi dal re e da Badoglio, che li avevano abbandonati senza ordini agli attacchi tedeschi.
Cio' nonostante, una grande maggioranza di questa massa di sbandati preferi' la fedelta' alle stellette e la prigionia nei lager''. In seguito a questa scelta gli IMI andarono incontro ''volontariamente'', come scrisse nel suo diario clandestino Giovannino Guareschi, l'autore di Don Camillo e Peppone, all'epoca giovane sottotenente, a venti mesi di prigionia, lavoro coatto, sofferenze e morte. Altri duecentomila, ai quali Avagliano e Palmieri dedicato un capitolo, fecero invece la scelta opposta e decisero di aderire alla Repubblica Sociale, per motivazioni ideologiche, ma anche per paura, incertezza o confusione.



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