Ma chi l'ha detto che il gossip fa male?

Rino Barillari, il "Re dei paparazzi"
Chi l’ha detto che il gossip fa male alla società? Fa bene, anzi è una sorta di collante sociale e aiuta gli individui a fidarsi l’uno dell’altro e a essere più benevoli col prossimo. È quanto ha scoperto una ricerca del Max Planck Institute for Evolutionary Biology (Germania), che ha voluto dimostrare quanto ci affidiamo al pettegolezzo per costruire una reputazione e quanto invece ne abusiamo per distruggerla.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Proceedings of the Royal Society, ha riportato i risultati di una serie di esperimenti condotti su undici gruppi composti ciascuno da una dozzina di studenti delle Università di Kiel (Germania) e di Vienna per mostrare come "reciprocità, fiducia e nomea siano correlate con le ‘indiscrezioni’". Nei test i ragazzi hanno dovuto scrivere commenti riguardo altri partecipanti in un gioco in cui erano invitati a consegnare dei soldi ai compagni proprio sulla base di quanto avevano letto. Dall’analisi dei comportamenti è stato osservato che quelli che hanno tratto maggiore vantaggio dalle "dicerie" sono stati coloro che hanno saputo distinguere tra chi fosse un imbroglione e chi fosse un partner affidabile nel gestire amicizie, alleanze e relazioni familiari. Ed in questo modo si sono mostrati più intelligenti, da un punto di vista sociale, coloro che hanno saputo prevedere e in qualche modo influenzare il comportamento altrui ed essere interessati ai rapporti con gli altri.
"Questo rafforza l’ipotesi che il pettegolezzo sia un vettore per le informazioni socialmente rivelanti", dicono gli studiosi, sostenendo che esso aiuta a tenere insieme la società. E non solo. Contribuisce anche alla benevolenza e alla filantropia umana. Dagli esperimenti in particolare è emerso che gli studenti che avevano ricevuto commenti negativi (fini a se stessi) si sono messi in evidenza per la loro elevata capacità di collaborare con gli altri. Dunque il contrario di quanto ci si aspetterebbe. Ma, avvertono gli scienziati, la ricerca ha dei limiti dal momento che “rappresenta un mondo benigno dove non vengono forniti incentivi e dove non si lucra imbrogliando e parlando male della gente”. La realtà è ben differente, concludono….



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