Genna ad Affaritaliani.it: "Mozzi? Mi sento ancora in colpa per averlo danneggiato involontariamente..."

Venerdì, 28 gennaio 2011 - 08:45:00

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di Antonio Prudenzano

giuseppe genna
Giuseppe Genna

"All'epoca, era la fine degli anni '90, ero un collaboratore del sito della Mondadori. Ricordo che dovevo preparare uno speciale estivo sui libri. Scelsi appositamente quel racconto sulla pedofilia di Mozzi, 'Amore', non perché era il più breve -  in quegli anni ero solito preferire per il web testi lunghi -, ma perché a mio avviso era il più ambiguo della raccolta. La mia è stata una scelta voluta, quindi, ci tengo a precisarlo oggi, a distanza di più di 10 anni da allora, perché consideravo e considero 'Amore' uno degli apici più letterari della raccolta 'Il male naturale'. In ogni caso mi assunsi tutte le responsabilità. E me le assumo anche adesso. Resta, infatti, tutto il mio senso di colpa nei confronti dell'amico Giulio Mozzi, per aver danneggiato involontariamente quel libro, viste le polemiche che seguirono...". Parola di Giuseppe Genna, che oggi racconta ad Affaritaliani.it cosa accadde nel 1998, in occasione del ritorno nelle librerie, dal 28 gennaio per Laurana, de "Il male naturale" di Giulio Mozzi.

Su Repubblica di oggi si racconta cosa accadde subito dopo la pubblicazione della raccolta, edita allora da Mondadori: "... il deputato leghista Oreste Rossi minacciò di denunciare l'editore per la comparsa nel sito di Segrate di tre pagine del libro, 'dal carattere altamente pornografico' (...). Seguì un'interrogazione parlamentare senza sviluppi, ma nel frattempo il brano fu cancellato dal sito e il libro sparì dalle librerie...". "Resto convinto che (Genna, ndr) abbia messo online il racconto più breve senza badarci", dice Mozzi sempre a Repubblica. E invece lo stesso Giuseppe Genna ci ha raccontato che la sua fu una scelta voluta.

giulio mozzi
Giulio Mozzi
Poi Genna ci spiega anche perché 'Il male naturale' di Mozzi è stato un libro fondamentale per un'intera generazione di scrittori: "Insieme a 'Lo spazio sfinito' di Tommaso Pincio, recentemente riproposto da Minimum Fax, e 'Lezioni di tenebra' di Helena Janeczek, che tornerà in libreria a breve per Guanda (e, aggiungiamo noi, 'Assalto a un tempo devastato e vile' dello stesso Genna, ndr), 'Il male naturale' è uno dei testi più significativi di quel periodo. E va dato il merito ai piccoli e medi editori che in questi mesi li stanno riproponendo di storicizzare quel momento storico della nostra letteratura, cosa che la grande editoria non fa. Ad accomunare questi libri ci sono sguardo e lingua. Con sfumature diverse, naturalmente, è come se nella penna di Mozzi, Pincio e Helena Janeczek siano risorti autori come Kafka e Robert Walser. In particolare, la raccolta di racconti di Mozzi è scritta con una lingua extratemporale, anticonsumistica e politica nel senso più etico del termine. Quella che Mozzi propone è un'esperienza letteraria unica: è come osservare la realtà dal punto di vista di un angelo...". 

SUL BLOG NAZIONE INDIANA IL RACCONTO SOTTO ACCUSA: LEGGILO QUI

TUTTI I PARTICOLARI SUL LIBRO, CHE TORNA IN LIBRERIA PER LAURANA DAL 28 GENNAIO:

(dalla scheda di presentazione)

giulio mozzi il male naturale laurana
La copertina
IL LIBRO - Torna finalmente disponibile Il male naturale di Giulio Mozzi, un libro di racconti bello e intenso, scritto da quello che è oggi in Italia il maestro riconosciuto della forma breve. Pubblicato originariamente nel 1998 da Mondadori, Il male naturale è straordinario per lo sguardo che contiene: uno sguardo attentissimo alle cose che crediamo di conoscere (l'amore, l'amicizia, il dolore dell'abbandono, la speranza negli eventi che verranno) e che, messe in pagina da Mozzi, ci sembra di capire per la prima volta. In ogni momento siamo lì, con i suoi personaggi, e attraverso le loro vite sentiamo che la nostra si fa più ricca di esperienza e di sentimento. I temi a volte sgradevoli? La pedofilia, la morte in giovane età, l'alcolismo e altri ancora, portarono il libro a un fraintendimento e una interpellanza parlamentare. La conseguenza fu che il volume sparì in fretta dalle librerie, privando i lettori della possibilità di leggere un libro che è, semplicemente, molto bello. Per questo Laurana Editore ritiene che sia un atto di civiltà ripubblicarlo: per restituirlo ai suoi destinatari, cui nel 1998 non è potuto giungere. Questa nuova edizione è corredata da due testi scritti appositamente: uno dello stesso Mozzi, che racconta cosa accadde nel 1998, e uno scritto di Demetrio Paolin, che delinea l'importanza di Mozzi come scrittore-maestro per la generazione successiva. Perché vale la pena di leggere Il male naturale? Perché è un libro che ha il coraggio di mostrare cose da cui tutti distolgono lo sguardo. La malattia, la perdita dell?innocenza, la morte. In secondo luogo perché ci riguarda. Che lo ammettiamo o no, una forza che possiamo ben definire male naturale è dentro ognuno di noi. E agisce. Infine perché Giulio Mozzi, con la sua prosa meticolosa, con i suoi versi pieni di echi, ci offre una voce rarissima quanto a consapevolezza di sé.
L'AUTORE - Giulio Mozzi è nato nel 1960. Abita a Padova. Ha pubblicato sei raccolte di racconti: Questo è il giardino (Theoria, 1993; poi Sironi, 2005), La felicità terrena (Einaudi, 1996), Il male naturale (Mondatori, 1998), Fantasmi e fughe (Einaudi, 1999), Fiction (Einaudi, 2001), Sono l?ultimo a scendere (Mondatori, 2009). Molte delle sue riflession...

demetrio paolin
Demetrio Paolin
IN ANTEPRIMA SU AFFARITALIANI.IT L'ULTIMA PARTE DEL TESTO CHE LO SCRITTORE DEMETRIO PAOLIN HA SCRITTO PER INTRODURRE LA RIEDIZIONE DEL LIBRO

 Leggendo Il male naturale viene spontaneo per i lettori fare delle immaginazioni anche sul personaggio che spesse volte è protagonista dei racconti e che ha per nome Giulio. L’ultimo racconto però ci mette in guardia.


I miei racconti […] parlano di persone che sono o sono state al mondo. Io però non penso a questi racconti come a storie vere. I racconti contengono le mie immaginazioni a proposito di persone reali; quasi niente di ciò che vi racconto è vero nel senso comune della parola, e molto è completamente inventato. E questo vale anche quando la persona sulla quale si fanno immaginazioni, o per la quale si inventano avvenimenti e pensieri, sono evidentemente io.


Questa dichiarazione di poetica sembra dire che l’io che viene raccontato in queste pagine, il Giulio protagonista di Splatter (breve), Coro, Super nivem, Un male personale, è un altro. In questo senso possiamo attribuire a l’io narrante di Mozzi la condizione che Rimbaud definiva prettamente infera ovvero l’inferno come totale e straniante esperienza dell’alterità, che si concretizza nella frase “Io è un altro”.

Viene da chiedersi quindi chi è questo “altro” che balugina nelle pagine de Il male naturale. All’inizio di questa breve escursione avevamo detto che la scrittura di Mozzi possedeva un intento allegorico, che mi pare possa essere utile per comprendere proprio l’uso del pronome io, della prima persona e del nome proprio Giulio.

L’allegoria, senza scomodare gli studi sull’argomento, è il senso altro del testo letterale. C’è la lettera e c’è un senso diverso, che è assoluto e slegato rispetto alla lettera, ma trova la sua ragione di essere nella lettera.

Mozzi nel suo libro Fantasmi e fughe (Einaudi, 1999) descrive bene l’intento del suo prendere la parola e del suo raccontare.


Io invece comincio a parlare di una cosa sapendo benissimo che non è questa la cosa della quale voglio parlare, bensì un’altra che tengo nascosta, che però non è nemmeno la cosa che ho da dire veramente. Cioè io ho una cosa in mente che maschera qualcosa che non so, e ciò che dico maschera a sua volta la cosa che ho in mente. Il fatto strano è che pare che la cosa che dico per mascherare la cosa che ho in mente sembra sia connessa direttamente alla cosa che non so e che è mascherata dalla cosa che ho in mente.


Questo continuo spostamento che Mozzi descrive come “la cosa da dire” si applica anche all’io ne Il male naturale. Nel racconto Un male personale abbiamo una terza persona che introduce la storia di Lucia e del suo incidente mortale e infine si parla della disperazione del suo ragazzo che si chiama Giulio. Sempre questa terza persona ci informa che anni dopo Giulio ritorna sul luogo della morte della ragazza e il giorno dopo scrive un racconto su una donna a cui è morto il bimbo ma che si comporta come se il bimbo fosse ancora vivo (chiaro riferimento al racconto presente ne La felicità terrena). Nel racconto Splatter (breve), invece, abbiamo una prima persona che parla della morte di Lucia, ma non abbiamo nessuna conferma che l’io che parla sia il Giulio del racconto precedente. Immaginiamo che sia lui, ma il fatto che immaginiamo già ci porta nello schema dell’invenzione. Questo discorso di complica come in un prisma con gli altri racconti Super nivem, Coro e Finale che formano una sorta di libro dentro il libro che io definirei il romanzo di Giulio.

Il nome “Giulio”, quindi, non indica tanto l’autore del libro, ma rappresenta una sorta di everyman che racconta la sua caduta, la sua perdita e la sua strada verso il dolore. Lo slittamento dell’io in Mozzi ha quindi un allargamento dello spazio in cui ogni lettore può riconoscersi e sentirsi coinvolto. Il lettore, poco per volta, diventa Giulio, diviene colui che patisce le perdite e ne fa esperienza su di sé.

E proprio questa tensione rende il libro ancora così attuale e necessario nel nostro panorama letterario.

 

 

 

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