Giulio Milani (Transeuropa) e la decrescita felice: "Valorizzare le bibliodiversità"
| LA "DECRESCITA FELICE" DIVIDE GLI EDITORI MEDIO-PICCOLI ITALIANI... Gli editori italiani si "dividono" sulla proposta di "decrescita felice" ("Pubblicare meno, pubblicare meglio") lanciata da Cassini (Minimum Fax). Oltre al problema delle rese, c'è anche il "fantasma" Amazon che fa paura. Nel dibattito, che oggi su Repubblica ha coinvolto numerosi editori medio-piccoli (e non mancano i dubbi sulla proposta di Cassini), interviene su Affaritaliani.it Raffaello Avanzini di Newton Compton, che un po' sorpresa spiega: "Rispetto all'anno scorso, quest'anno portiamo in libreria 13 titoli in meno. Allo stesso tempo, però, in questi primi mesi del 2011 siamo in crescita del 25% sul mercato". E aggiunge: "Produrre meno, produrre meglio? Io aggiungo: prezzi più giusti, e cioè più bassi. E' la mia ricetta vincente". E su Amazon...". LEGGI L'INTERVISTA COMPLETA E SEGUI IL DIBATTITO CON LE VARIE POSIZIONI DEGLI EDITORI ITALIANI "Decrescita felice? Da sempre Feltrinelli non inonda il mercato. E i risultati ci danno ragione, anche in un momento difficile come questo" LO SPECIALE
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di Giulio Milani (editore di Transeuropa)
L’invito di Marco Cassini ci trova talmente d’accordo che per noi è già una realtà: dal 2012 dimezzeremo la produzione passando dagli attuali 40 titoli previsti nel 2011 a 23. Esiste effettivamente una corsa al rialzo da parte dell’editoria per fronteggiare i bassi prenotati dei titoli in uscita e le rese di quelli già usciti, in curiosa anologia con l’incremento del debito pubblico di cui l’Italia soffre da decenni.
La “decrescita felice” tuttavia, per essere tale, e per non diventare il ghigno un po’ tirato del naufrago, deve basarsi sulla sperimentazione di nuove, buone pratiche da parte dell’editore (in primo luogo una selezione più accurata dei titoli e un lavoro più approfondito di comunicazione); sul rapporto diretto con i librai più sensibili; sulla crescita dell’online e sul coraggio di scelte distributive d’integrazione (penso alle idee interessanti di Senzapatria editore o al meccanismo di sottoscrizione usato da Sossella per il libro di Frasca).
Recentemente, ho partecipato con il progetto Isbf all’ultimo convegno dei Gas – Des tenutosi all’Aquila. I virtuosi produttori di scarpe vegane e di cibi biologici lamentano situazioni non diverse da quelle dell’editoria letteraria, strangolati e ricattati come tutti siamo dalla Grande Distribuzione Organizzata. Tuttavia esistono forme di resistenza che si basano su criteri come il “consumo critico” e questa idea dei “distretti di economia solidale”. Sta nascendo una nuova figura di imprenditore “ibrido” – “l’animatore di rete” – capace di mettere in relazione realtà diverse come i produttori consapevoli, i gruppi di acquisto solidali e gli enti amministrativi e legislativi, al fine di creare dei veri e propri percorsi di “educazione aziendale” che stiano sul mercato, modificandone lo spirito. In questa direzione, è possibile pensare che i gruppi di acquisto “adottino” uno o più aziende – anche editoriali – per fare un passo ulteriore rispetto alla “decrescita felice”. Con le librerie Coop, per esempio, che da tempo pubblicano le “Classifiche di qualità” di Pordenonelegge/Dedalus, questo percoso di emancipazione editoriale, di valorizzazione delle bibliodiversità, sta trovando anche una sponda d’ascolto e un luogo di elezione non così utopistico.
Quanto alla rete, non è giusto fare di Amazon un capro espiatorio di tutti i mali, magari per annullare le differenze tra le quattro concentrazioni editoriali (e distributive) che in Italia detengono il 91 % del mercato librario (Mondadori, Rcs, Gruppo Gems, Feltrinelli), e il nuvolo di piccoli e medi editori che rappresentano – in migliaia quanti siamo – il 9 % residuo. Tutto al contrario, a parte il problema dei sovrasconti (che non riguarda soltanto l’online ma la GDO in generale e per la cui risoluzione sarebbe indispensabile una legge diversa da quella approvata recentemente), in una situazione del genere l’online rappresenta per moltissimi editori una grossa fetta del proprio fatturato: poiché è vero, se determinati libri non arrivano in libreria o non ci stanno più di un mese, chi li vuole acquistare li trova soltanto online. Magari persino su Amazon.



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