Vasta: "Roland metterà in discussione la moda degli esordienti...". L'intervista
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| LO SPECIALE
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Giorgio Vasta, con l'editor Marco Peano ha ideato Roland. Scritture emergenti. A PordenoneLegge (www.pordenonelegge.it), festival letterario giunto alla 12esima edizione (dal 14 al 18 settembre) farete incontrare aspiranti esordienti con editor affermati (Giulio Mozzi, Giulia Ichino, Vincenzo Ostuni, Dalia Oggero, Michele Rossi e Nicola Lagioia). Scuoting e discussione sulla scrittura si legheranno... Ma cos'è Roland? Com'è nata l'idea?
"L’idea di Roland è nata lo scorso inverno. Per diversi anni e fin dalla sua origine Marco Peano e io abbiamo curato un progetto della Scuola Holden che si chiama Esor-dire dedicato, come si deduce dal nome, alle scritture esordienti. Quel progetto prosegue con altri curatori e dunque Marco e io abbiamo cominciato a dare forma a un progetto che nel conservare alcuni caratteri peculiari di Esor-dire – su tutti la discussione sulla scrittura condivisa da autori ed editor – si svincolasse dal legame rigido con l’esordio in sé e provasse a riflettere in modo trasversale su scrittura, editoria e pubblico. Roland. Macchine e animali è dunque un progetto che intende concentrarsi su queste dimensioni. Del resto lo stesso nome Roland nasce da due spunti che si sono venuti di colpo a incrociare. Assab One, lo spazio col quale stiamo collaborando per il numero zero e che ci ospiterà a Milano, è un’ex fabbrica tipografica all’interno della quale c’è una specie di meraviglioso monumento industriale, una grande macchina tipografica che si chiama Roland. Questo mi ha fatto ricordare un brano da un libro di Dubravka Ugrešic, Il museo della resa incondizionata. All’inizio del libro l’autrice racconta di un elefante marino dello zoo di Berlino; alla morte dell’animale, nel 1961, si scopre che nel suo stomaco c’è di tutto, da un accendino a un fermaglio, da una matita a un coltello di plastica, da un pettine a una lattina di Pilsner, fino a un’automobilina di plastica, vale a dire tutto ciò che Roland – questo il nome dell’elefante marino – si era mangiato nel corso degli anni. Come il buon Roland anche la scrittura è una specie di enorme ventre all’interno del quale precipitano elementi diversi che in quello spazio trovano significazione; Roland-animale a un certo punto entra del tutto fisiologicamente in Roland-macchina, ovvero l’esperienza individuale della scrittura si confronta con la pubblicazione, dunque con l’editoria (il nostro logo, disegnato dall’illustratrice Valentina Mai, sintetizza proprio queste due suggestioni; www.valentinamai.com). All’interno di questo quadro generale si colloca il felicissimo incontro con pordenonelegge. Avendo saputo che stavamo lavorando a un progetto con queste caratteristiche Alberto Garlini ci ha contattati e nel giro di poco si è creata la collaborazione con Pordenone dove si lavorerà sulle scritture emergenti, volendo intendere l’aggettivo sia nel senso di scritture che stanno affiorando in questo momento sia, ed è l’accezione che ci interessa di più, nel senso di scritture che risaltano per una loro specifica urgenza".
Chi sono gli aspiranti esordienti selezionati? Con quali criteri sono stati selezionati?
"I sei autori selezionati sono Eleonora Caruso, Piergianni Curti, Francesca Esposito, Michele Lamon, Alessandro Romeo, Renzo Vinzio. Si va da poco più di vent’anni a poco meno di settanta. Sono persone che scrivono e che nella maggior parte dei casi lavorano da tempo sulla propria scrittura. Li abbiamo selezionati a partire dalle segnalazioni raccolte tramite una serie di bacini che in Italia tengono d’occhio le scritture, dalle riviste cartacee e on line alle scuole di scrittura. Peano e io abbiamo contattato una quarantina di questi bacini, ci sono stati segnalati quarantacinque autori e dopo aver letto centinaia di pagine abbiamo selezionato i sei che saranno presenti a Pordenone per discutere i propri lavori. Il criterio al quale ci siamo attenuti, che chiaramente è del tutto opinabile, riguarda come accennavo le caratteristiche della scrittura. Abbiamo letto testi che erano molto ben costruiti, tecnicamente ineccepibili ma che ci sono sembrati meno interessanti rispetto a scritture magari più irregolari e acerbe ma forse anche per questo più intense. Insomma, proviamo a individuare ciò che rompe una continuità e non quello che la perpetua".
L'editoria italiana è molto attenta agli esordienti: non c'è un rischio "inflazione"? 
Il logo
"Certo, è un rischio che si corre. Ed è il motivo per il quale prima di tutto non prevediamo nessun vincolo anagrafico, così da ridimensionare l’idea per cui chi esordisce deve avere vent’anni, e al contempo non solo non intendiamo cavalcare una voga ma ci interessa metterla in discussione: provare a capire – e mi permetto qui di riprendere una riflessione molto acuta di Nicola Lagioia – come e perché si è passati da una possibilità tra le altre, essere uno scrittore giovane, a una specie di categoria merceologica semiobbligatoria, il 'giovane scrittore'. Ci interessa capire il meccanismo, questa specie di tic (che fra l’altro sembra essere in esaurimento), e non lavorare alla sua manutenzione. Preciso ancora che la nostra attenzione si concentra sulle scritture (il sottotitolo di Roland a Pordenone è 'scritture emergenti', non 'scrittori emergenti'). Il fatto che siano scritture di esordienti non dico sia accidentale ma non è il punto decisivo. Se volessimo fare una cosa del genere con autori che hanno già iniziato un proprio percorso probabilmente non otterremmo molti riscontri perché del tutto legittimamente quegli autori hanno già i propri interlocutori. Quello che ci sta a cuore è soprattutto la discussione critica su ciò che si scrive (e lo scouting è un’ottima leva per innescare questa discussione), sulle estetiche e sulle retoriche che chi scrive adopera più o meno consapevolmente, ma anche su come l’editoria recepisce i testi, su come li pensa, su come li seleziona. Partendo dall’idea che l’editoria non è un luogo neutro e infallibile per dogma; anche nella pratica editoriale agiscono estetiche e agiscono retoriche (per esempio, appunto, quella del 'giovane esordiente') ed è utile, soprattutto per gli editori, provare a renderle consapevoli".
Dopo PordenoneLegge verso quali direzioni Roland proseguirà la sua strada?
"Come detto la prossima tappa è il numero zero di Roland. Macchine e animali a Milano il prossimo primo ottobre. Lo stiamo organizzando in stretta collaborazione con Elena Quarestani, Ilaria Bernardini e Matteo B. Bianchi e si svilupperà dal mattino fino a notte all’interno di Assab One (in via Assab 1, dalle parti di via Padova; www.assab-one.org). Con noi ci saranno Michela Murgia in conversazione con Domenico Starnone sui rispettivi 'stomaci' letterari, Francesco Piccolo e Matteo Bordone che discuteranno della 'trascurabile felicità', ci sarà un laboratorio per bambini curato dai volontari di Insieme nelle Terre di Mezzo, una conversazione sul letterario moderata da Stefano Salis alla quale parteciperanno Helena Janeczek, Andrea Cortellessa, Marco Belpoliti e Michele Rossi, un reading di Giusi Marchetta e Christian Frascella sulla scuola a partire dai loro due nuovi romanzi, un concerto dei Blastula (che suoneranno proprio la macchina tipografica Roland), un reading notturno dal prossimo numero di Granta e ancora mostre, spazi dedicati all’art design, tutto ciò che permetta l’idea di un libro a 360°: del resto saremo all’interno di un’ex azienda grafica. Il tutto in vista di quello che vorremmo fosse la prima edizione di Roland, nel giugno del 2012 sempre a Milano".
Lei ha aderito a TQ: c'è un legame con Roland?
"No, si tratta di due cose diverse, nate in momenti diversi. Come ho detto Roland è l’esito di un percorso iniziato da qualche anno e concentrato sulla scrittura narrativa, sull’editoria e sulle pratiche culturali. TQ è un movimento più ampio e plurale che riflette anche sull’editoria e sulle pratiche culturali ma in un’altra forma. Il denominatore comune, se vogliamo individuarne uno, sta nel bisogno di affrontare le cose attraverso una chiave complessa. Il de profundis sullo stato dell’editoria e delle lettere italiane è davvero assimilabile a quanto appena detto circa le retoriche: non soltanto non modifica nulla ma partecipa al consolidamento di quello che ritiene, attraverso indignazioni generiche, di voler contrastare. Accettare che lo studio critico dell’esistente e la proposta altrettanto critica del possibile siano non accessori ma strumenti indispensabili sta alla radice – lo ripeto, a partire da genesi e contesti di riferimento diversi – di entrambi questi progetti, e sicuramente di molti altri".
E veniamo a Giorgio Vasta scrittore: sta lavorando al nuovo romanzo?
"Sì, sto lavorando a un nuovo romanzo. Non so ancora quando lo terminerò, dunque per il momento non sono in grado di prevederne l’uscita. Quello che invece è certo è che la casa editrice sarà Minimum Fax".



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