Il critico Manacorda all'esordio a 70 anni: "Riscrivo la malattia del terrorismo italiano". L'intervista
"Ho 'fatto il Sessantotto', come si diceva fino a qualche anno fa, ma il terrorismo mi sembrava un delirio del tutto sganciato dalla realtà". Nel suo primo romanzo (a 70 anni), "Il corridoio di legno" (Voland) il critico letterario Giorgio Manacorda riscrive gli anni del terrorismo. Il risultato è un fanta-noir politico che si fa notare per una lingua letteraria a tratti perfetta. Affaritaliani.it ne ha parlato con l'autore: "Paura del giudizio dei colleghi critici? No, ma...". L'INTERVISTA
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LA TRAMA DEL ROMANZO DI MANACORDA Un poliziotto, atterrato a Berlino per un’indagine, torna al collegio in cui ha passato la sua adolescenza. Il collegio in cui si è formato un gruppo di amici che hanno dato origine alla lotta armata, una volta tornati in Italia. Per ragioni del tutto personali, vuole capire cosa è successo, da quale male privato è nato il male pubblico. Così ricostruisce la vicenda di due fratelli, dei loro sodali e delle loro donne tra Berlino, Roma e una piccola isola persa in un lago. Il tutto in uno scenario dominato dalle milizie di un regime autoritario, conseguenza della contestazione e del terrorismo.
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di Antonio Prudenzano
Appassionato di poesia e di letteratura tedesca, Giorgio Manacorda, docente universitario e critico letterario romano classe '41, all'esordio (tardivo) nel romanzo dimostra una grande padronanza della lingua letteraria. "Il corridoio di legno", in uscita per Voland, è un fanta-noir politico che riscrive gli anni del terrorismo italiano (nel box a destra la trama, ndr), ma è soprattutto un libro scritto in una lingua a tratti perfetta. E visto che non sempre capita, vale la pena sottolinearlo.

Manacorda, perché ha scelto di esordire nella narrativa a 70 anni?
"Non è stata una scelta. E' successo".
Lei conosce bene la Germania e la sua letteratura (ha scritto vari saggi su autori di lingua tedesca, come Goethe, Kafka e la Bachmann). Quali sono le letture che hanno influenzato lo stile e la lingua del suo primo romanzo?
"Non so quanto sia presente la letteratura tedesca, certo cito Kafka e Benn. Quello che posso dire è che all'origine di questo libro c'è uno scrittore sudamericano, Juan Carlos Onetti".
"Il corridoio di legno" riscrive gli anni del terrorismo: personalmente come visse quel momento così difficile per l'Italia?
"Ho 'fatto il Sessantotto', come si diceva fino a qualche anno fa, ma il terrorismo mi sembrava un delirio del tutto sganciato dalla realtà. C'era uno scollamento tra l'ideologia (o anche solo una visione del mondo, cosa di cui nessuno può fare a meno) e la loro capacità di analisi del mondo in cui vivevano. Questo scollamento, al fondo, era una malattia. Il corridoio di legno parla di quella malattia".
E come mai ha deciso di modificare (non di poco) la storia?
"Perché la cosa interessante era la malattia. Quindi era necessario alzare il livello metaforico - io, contrariamente a loro, potevo allontanarmi dalla realtà; e così (anche) mettere in scena l'Italia che loro pensavano esistesse ma invece non c'era. Infatti i terroristi si comportavano come se ci fosse la dittatura".
In fondo, il suo è (anche) un romanzo sull'amicizia: quanto c'è di autobiografico nelle figure maschili del libro?
"Non so se è un libro sull'amicizia. Forse è addirittura il contrario. Di autobiografico c'è molto nei dettagli e forse nella tematica di fondo, ma niente nell'impianto narrativo. Goethe, a una domanda del figlio, rispondeva che è sempre autobiografia. Quindi non è un libro autobiografico".
Da critico letterario, teme i pareri dei suoi colleghi sul suo debutto?
"Chi scrive e pubblica affronta il giudizio degli altri, di tutti, critici letterari e normali lettori. Come faccio ad avere paura di una cosa che ho voluto con l'atto stesso della pubblicazione? La considero parte del gioco. Poi, certo, a tutti piace essere apprezzati e a tutti dispiace non esserlo".
Sta già lavorando al prossimo romanzo? Di cosa parlerà?
"Il prossimo romanzo è già scritto, ma non le dico di cosa parla".


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