Clerici, narratore che sa guardare "oltre"...
Fandango manda in libreria "Australia Felix", il nuovo romanzo di Gianni Clerici. Si contano sulle dita di una mano gli scrittori italiani che nei loro libri scavalcano i confini nazionali e raccontano - con credibilità letteraria e non solo - storie ambientate all'estero. Lo "scriba" è tra questi, e lo conferma nel nuovo libro, in cui c'è spazio anche per il tennis... LA RECENSIONE
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L'INTERVISTA A CLERICI SUL SUO RAPPORTO CON LA LETTERATURA (pubblicata il 20 febbraio 2009) Scrivere di sport si è rivelato un marchio di infamia nel mondo della letteratura". Lo "scriba" Gianni Clerici ad Affaritaliani.it
LO SPECIALE
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di Antonio Prudenzano

Si contano sulle dita di una mano gli scrittori italiani che nei loro libri scavalcano i confini nazionali e raccontano - con credibilità letteraria e non solo - storie ambientate all'estero. Lo "scriba" Gianni Clerici è tra questi. Non a caso, fuori dall'Italia non è solo stimatissimo per i suoi reportage sul tennis ("una sorta di diario personale che passa attraverso il mio sport preferito"), ma anche per una serie di romanzi e raccolte di racconti spesso autobiografici e scritti con una lingua precisa e ammaliante (tra i suoi libri di narrativa citiamo gli imprescindibili "Zoo. Storie di bipedi e altri animali" ed "Erba rossa", ma l'elenco potrebbe continuare).
In una lunga intervista concessa ad Affaritaliani.it due anni fa (vedi box a destra, ndr), dedicata al suo rapporto con la letteratura, l'autore di "Australia Felix" (riuscito romanzo appena pubblicato da Fandango, nella collana Galleria curata da Mario Desiati)", aveva raccontato: "E’ inevitabile ambientare le mie storie all'estero, visto che nella mia vita ho viaggiato tantissimo. Quando non si ha la possibilità o la voglia di spostarsi, poi è normale raccontare il proprio mondo, la propria città. Il grande Giorgio Bassani, insieme a Soldati il mio primo maestro, ne aveva cavato qualcosa come 'Le Storie Ferraresi'. E dunque viaggiare o non farlo è la stessa cosa...".
Nella stessa intervista, l'autoironico Clerici aveva confessato: "Quello del giornalismo sportivo per me si è rivelato un marchio d’infamia. Una volta Oreste Del Buono disse di me come autore: 'Dobbiamo sdoganare Clerici'. Per un periodo abbastanza lungo le case editrici hanno rifiutato i miei manoscritti rispondendo alle miei richieste con fogli prestampati...". E aveva proseguito raccontando un aneddoto significativo, che dice molto del "personaggio" Clerici: "C’era la Fiera del Libro di Torino. Arrivai con una Rolls-Royce affittata. Addosso avevo una giacca su cui avevo fatto cucire, all’interno di una stella gialla, una J, che stava per Jew (ebreo) e per Journalist (giornalista). Con me c’era un maggiordomo che mi seguiva portando tra le braccia i miei libri. Era la mia personale forma di ribellione alla presunta infamia del giornalismo sportivo e all’editoria italiana che non voleva accettarmi. Il mio amico Beniamino Placido, direttore della Fiera del Libro, mi convinse a non fare scandalo e a togliermi la giacca…”.



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