Il critico Serino ad Affaritaliani.it: "I veri camorristi sono i lettori di Saviano..."
| IL FORUM Forum/ Ha ragione il critico Serino? "I veri camorristi sono i lettori di Saviano"? Dì la tua... LA RIVISTA PARLANO DI SATISFICTION Da uno dei blog punto di riferimento della letteratura italiana nasce "Tra le corazzate Potemkin della letteratura gli unici ad andare controcorrente sono quelli di Satisfiction". "Satisfiction: gli enfant terrible della critica letteraria". Satisfiction è l’unica e vera provocazione per risvegliare i lettori italiani dal loro torpore". "Ecco la nuova idea vincente dell’editoria italiana". “Gian Paolo Serino, uno dei critici italiani più geniali" (Grazia Casagrande, LO SPECIALE
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di Antonio Prudenzano
![]() Gian Paolo Serino |
Serino, partiamo dalla cinquina del Premio Strega. A chi darebbe il suo voto l'1 luglio al Ninfeo di Villa Giulia? 
"Sicuramente a Michele Rossi, editor di Rizzoli, per aver inventato 'Acciaio' di Silvia Avallone. Un romanzo che non amo ma che indubbiamente è stato 'creato' intelligentemente a tavolino (non penso a due gambe, ma a quattro mani) da dare in pasto a lettori famelici di romanzetti di facile consumo ma che non ti lasciano niente. Scommetto a occhi chiusi che 'Acciaio' non solo vincerà lo Strega (mentre in un Paese civile andrebbe a 'Canale Mussolini' di Antonio Pennacchi) ma tornerà in cima alle classifiche come lettura da mare. Ci sta tutto. Non è un libro da ombrellone, ma da ultima spiaggia. Più che un romanzo è una bara senza maniglie".
In cinquina non c'è nessun giallista, eppure si continua ancora a parlare tanto della "moda" del noir italiano...
"Non se ne salva nessuno. Ormai ci sono più giallisti che criminali, più noiristi che detenuti. E magari il problema si riducesse a questo. Il problema è che i giallisti stanno iniziando ad influenzare anche il mondo della criminalità. Non esistono più i bei delinquenti di una volta. Non abbiamo più Bernardo Provenzano o Totò Riina, dei criminali rispettabili, a livello di interesse da atlante di medicina legale. Abbiamo dei falliti anche come criminali, dei delinquenti da condominio, da ribalta televisiva tipo Rosa e Olindo. E di tutto questo i veri colpevoli, per me, sono i giallisti: non perché favoriscano il crimine ma perché hanno ridotto quel bel senso patologico del crimine a una farsa, lo riducono ad un peep show, ad uno spettacolino che vorrebbe avvincere sulla carta ma avvince soltanto nelle classifiche di vendita. Il che, scalare le classifiche, non è un crimine. Il vero delitto è l’esibizionismo impermeabile. Il delitto perfetto è che ogni società ha il tipo di criminali che si merita. Noi abbiamo i giallisti".
Ma c'è almeno un giallista italiano che le piace?
"Giuseppe Genna. E’ riduttivo inserirlo in un’etichetta come il giallo o il trhiller ma è innegabile che, ad esempio, 'Nel Nome di Ishmael' abbia costruzioni narrative molto vicine al thriller. 'Nel nome di Ishmael', malgrado il successo e le molte traduzioni nel mondo, rimane a mio avviso uno dei capolavori della letteratura italiana del ‘900. Genna riesce ad andare oltre il genere. E il suo capolavoro sta nell’essere riuscito a creare un romanzo che ha più piani di lettura: il fascino di intrattenere fino all’ultima pagina, il fascino di una struttura che non è dietrologia ma maieutica, il coraggio di essere stato il primo, dai tempi di Pasolini, ad aver cercato di riportare a vivere e respirare la letteratura civile. Non la letteratura d’impegno o impegnata. Ma la letteratura civile. Giuseppe Genna è il vero e quasi unico scrittore italiano. La sua è letteratura civile. Se i lettori leggessero con attenzione 'Nel nome di Ishmael' scenderemmo in piazza. Altro che i Wu Ming, un’associazione a delinquere di stampo immaginario".
Attaccare Saviano è diventata una "moda", così come all'inizio lo era mitizzarlo. Lei che idea si è fatta della questione? 
"Per me è una questione annosa. Non posso che avere rispetto per il ragazzo e uomo Saviano. Il mio giudizio su 'Gomorra', invece, è da anni lo stesso: un libro molto furbo che è riuscito a coprire le lacune dell’informazione italiana. Non che la stampa italiana non abbia già raccontato decine di volte gli stessi argomenti affrontati da Saviano. Ma nessuno li legge. Questo è il problema. E Saviano è stato abilissimo in questo. Secondo me è bravissimo a comunicare in video. Traspare tutta la passione, l’innocenza, la determinazione, la genuinità che con 'Gomorra' non è riuscito a farmi arrivare. Credo che possa fare del bene a quella dittatura democratica che chiamano televisione".
E le polemiche delle ultime settimane?
"Credo si riferisca al libello di Alessandro Del Lago. Un libello che non racconta nulla di nuovo. Il singolare è come l’autore sia riuscito a scatenare un dibattito che sembrava ormai esaurito da tempo. Ma è un esempio di come la critica letteraria italiana sia costituita molto spesso da massoni dell’inchiostro. Ne è esempio il fatto che il Professor Del Lago viene pubblicato da 'Manifesto Libri', passi come un paladino della sinistra e poi, incredibilmente, nel suo libello, tra le note, c’è una mezza pagina dedicata all’arte e alla poesia di Sandro Bondi. Con tutto l’amore che ho per Sandro Bondi, un ministro che amo perchè si vedeche è di cuore (anche se il Governo decidesse di vendere il Colosseo sono sicuro troverebbe le parole e i toni giusti per rincuorarci. Lo vorrei come vicino di ombrellone) scrivere come ha fatto Del Lago che è un 'grande poeta' e dedicargli non un atto d’amore ma un panegirico tele-comandato mi ha un pochino insospettito. Spero di non trovare Del Lago a condurre una trasmissione tv sui libri affiancato da due 'letteraturine'. Per tornare alle polemiche su Saviano: secondo me i veri camorristi non sono quelli che Saviano accusa ma i milioni di lettori che hanno letto Saviano, si sono scandalizzati, hanno solidarizzato per poi non dire niente. Tutti zitti, a cuccia, a casa. Hanno riposto 'Gomorra' ben in evidenza nelle loro librerie ma non sono scesi in piazza, non si sono incazzati, che era la risposta minima di un Paese civile. Sono stati zitti: sono stati omertosi. Hanno applicato l’omertà che è il principio base dei camorristi: il silenzio. Per questo i veri camorristi sono i lettori di Saviano".
Com'è andata con il primo numero del "nuovo" Satisfiction, con un editore del calibro di Vasco Rossi? 
L'ultiimo numero di Satisfiction
"Abbiamo un editore fuori calibro. Ci ha regalato respiro, visibilità, indipendenza. Segue da vicinissimo il progetto Satisfiction ma non interferisce in alcun modo. Credo, come ha sottolineato gran parte della stampa, che la decisione di Vasco Rossi di sovvenzionare una rivista letteraria gratuita, ma non scontata, sia il primo segno di un nuovo 'Rinascimento culturale'. Basta suonare la chitarrina all’Accademia della Crusca o riscoprire 'L’Avvelenata' come se fosse l’inno nazionale. Guccini è morto. Ligabue è diversamente vivo. Gli altri cantautori, attori, artisti cosa fanno davvero per la cultura? Niente. Giorgio Armani è da due anni che sulle pagine dei quotidiani milanesi si lamenta del fatto che il centro di Milano sia un luogo fantasma dove 'dopo le 20 è tutto chiuso'. Per due anni ha invitato a reagire per 'riportare a Milano la cultura'. E dopo due anni di 'campagna stampa' cosa ha fatto? Ha avuto i permessi per aprire un bar e un hotel extra lusso in via Manzoni. Se la cultura inizia dalle hall o dai banconi dei bar siamo a posto. Vasco Rossi ha messo mano al portafogli: in silenzio e senza bisogno di licenze.Se non quelle poetiche".
Cosa può anticipare sul nuovo numero di Satisfiction in uscita a settembre?
"Sarà un numero con inediti esclusivamente di scrittori italiani. Non posso svelarli tutti. Posso fare qualche nome: Alberto Moravia, Elsa Morante, Alda Merini, Luchino Visconti, tra i classici. Roberto Saviano, Andrea Vitali, Grazia Verasani, Marco Vichi, Sebastiano Mondadori, Enrico Remmert, Mario Desiati, Chiara Zocchi, Gianfranco Calligarich, Franco Fortini e uno straordinario racconto inedito di Salvatore Scibona, l’italo-americano che con 'The End', pubblicato in Italia dall’editore 66thand2nd nel maggio 2011, è stato finalista del 'National Book Award' mentre il New Yorker l’ha inserito nella “top 20” dei migliori scrittori under 40 insieme a Jonathan Franzen e Nathan Englader. Mentre a Dicembre un numero speciale dedicato solo all’universo femminile".
Sempre più spesso si sente dire che le recensioni - nell'era del passaparola online e degli scrittori che per vendere devono andare in tv - non contano più. Satisfiction, al contrario, pare crederci ancora moltissimo e addirittura provocatoriamente rilancia con la formula 'soddisfatti o rimborsati'. Per un critico letterario, soprattutto se 'giovane', è inevitabile 'urlare' le proprie opinioni su un libro per farsi ascoltare? 
Il logo di Nazione Indiana
"Soddisfatti o rimborsati perché è necessario che la critica italiana metta il cuore nel portafoglio, che si allontani dalle tentazioni di 'marketting'. Se consigli un libro devi esserne convinto sino in fondo. Fino al punto che se il lettore non è 'soddisfatto' e si ritiene ingannato dalla tua recensione bisogna essere pronti a rimborsagli il prezzo del libro. Questa è l’idea di Satisfiction e degli oltri 40 collaboratori, di tutte le maggiori testate nazionali, che collaborano. Per venire alla seconda domanda non è necessario 'urlare' ma comprendere che viviamo in quella che io chiamo la 'dittatura della fascetta': libri con commenti strappati&urlati di scrittori che si fanno garanti di altri scrittori. Solo negli ultimi 2 anni ho trovato nelle librerie una ventina di autori lanciati come 'il nuovo De Lillo' dallo stesso De Lillo, una decina di nuovi Philip Roth (secondo lo stesso Philip Roth) e una manciata di nuovi Hemingway (non si sa come ma Hemingway è riuscito a lasciare ai posteri anche i suoi (giudizi) postumi). Per reagire a questa comunicazione strillata – spesso mi accusano soprattutto sul mio blog appunto di 'strillare i titoli'. Non è strillare ma reagire. Non voglio vivere sotto dettatura. La mia idea e l’idea di tutti coloro che collaborano a Satisfiction è dare alla letteratura lo stesso appeal del rock. Ci riusciamo? Non ci riusciamo? Per i lettori sembra di sì. Se scrivo che 'Saviano è un giovane Holding', che 'Alessandro Baricco è un tavor cartaceo per casalinghe stressate', che 'Andrea Vitali è un serial killer della narrativa: ogni anno immancabile un suo nuovo romanzo', che Antonio D’Orrico 'più che un critico rappresenta il Totò&Peppino della critica italiana', che 'Gianni Biondillo è come Gianni Biondillo se Gianni Biondillo fosse uno scrittore', che 'Acciaio è una bara senza maniglie', che il 'Giovane Holden è un Che Guevara dell’upper class da curriculum esistenziale', che 'scrittori come Lagioia, Raimo e la nidiata italiana di minimum fax sono dei radical flop: ne senti sempre parlare ma non trovi mai nessuno che li legga', che 'Pier Vittorio Tondelli è uno scrittore con parte ma senza arte', che 'Tutte le idee di Gianrico Carofiglio finiscono col cognome', che 'Massimiliano Parente è un genio a (s)comparsa', che 'i Wu Ming sono un’associazione a delinquere di stampo immaginario', che 'Dario Fo ha una qualità di scrittura più corta del cognome', sulla querelle scrittori comunisti e conflitto d’interesse perché scrivono per Mondadori (come ad esempio Helena Janeczek ) 'Un tempo c’erano i lavoratori oggi sono Mondadori', non è per 'strillare' ma per sintetizzare con una definizione che sia un’ immagine (im)mediata Non vogliamo finire museificati o istituzionalizzati al pari di blog come la confraternita di Nazione Indiana. Leggendo la loro accidia polverosa, fanno dei gravi danni alla letteratura, mi viene sempre in mente come scriveva Lester Bangs: 'Preferisco scrivere come un ballerino che agita il culo ballando il boogaloo della mia mente, e magari raggiungere solo quei lettori a cui piacciono i libri che fanno dimenare le chiappe, piuttosto che essere o scrivere per un uomo chiuso in uno studio da qualche parte a rileggere Eschilo, mentre le carene di questo mondo meraviglioso passano oltre le sue finestre ricoperte di cera'. Credo che molti critici abbiano questo difetto".



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