Giallo svedese? Operazione di marketing
di Virginia Perini
Fino a qualche anno fa erano nomi sconosciuti. Giallo svedese? E che cos'è? Mankell? Ah sì forse... Oggi sono noti più o meno a tutti. Riempiono le librerie e le classifiche. Sono ritenuti, a torto o ragione, una forma letteraria vincente. Tolto il fatto che a parer mio non lo sono, la domanda è: ma i romanzi precedono la fama, o la fama precede i romanzi? Un libro come Uomini che odiano le donne di Larsson non ha nulla da invidiare a Il suggeritore di Carrisi e ha certamente tutto da imparare da La finestra rotta di Jeffery Deaver, ma accettiamo il fatto che per una serie di incastri sia piaciuto. Possibile che dopo di lui siano diventati bravi anche tutti gli altri?
Il confine che divide la letteratura dal resto è sottilissimo. Il marketing, si sa, inficia (e non poco) il giudizio letterario, sovvertendo la differenza kantiana tra a priori e a posteriori. Motivo per cui passa inosservato un autore come Iain Pears, di alto profilo e sorprendente originalità, esteta del linguaggio e della descrizione e viceversa Moccia finisce al cinema.
Rimane solo da dirimere una questione: se dobbiamo accettare un certo tipo di ambiguità come parte integrante della letteratura di oggi o se, invece, fare i critici ha ancora un senso.



Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.

















