Gay e lesbiche star del nostro secolo

Martedì, 16 marzo 2010 - 13:55:00

Una scena del film "Brokeback Mountain"
L’amore in senso forte del termine si trovava dunque fuori dalla coppia, tra uomini. Socrate, Platone come leggono l’aporia creata dall’inconciliabilità tra ‘relazioni naturali eterosessuali’ e amore? “Socrate e Platone considerano in effetti contro natura i rapporti tra persone dello stesso sesso. Lo apprendiamo dai testi, ma non condannano moralmente tali rapporti. Il lato essenziale della relazione amorosa è il fatto che essa si possa realizzare come eminentemente spirituale; in Platone l’amore in quanto tale, lo ripeto, è amore per la virtù. I testi di Platone alludono alla relazione sessuale, quasi certa, tra Socrate e Alcibiade, ma non ne deriva una condanna perché il problema non è essenzialmente morale nei confronti del sesso, siamo in un mondo pre-cristiano che non conosce determinati pregiudizi, è semplicemente fondamentale che si mantengano, con un valore autonomo, dei rapporti ‘tra due cuori’, ‘due menti’, ‘due spiriti’.Platone forma le proprie opinioni sulla distinzione teoretica tra i due tipi di amore e condanna solo nel momento in cui l’estrema commistione di essi genera rapporti turpi ed eccessivamente indirizzati a fini materiali e poco virtuosi. I rischi di ambiguità in questo senso erano molti”.

In che senso?
“Uno dei rapporti più comuni nella Grecia antica era quello ‘tra giovane e vecchio’. Erano molto diffusi, si prestavano alle esigenze della società del tempo. Permettevano la coesistenza di due componenti, quella sessuale, di cui beneficiava il vecchio e per la quale il giovane era lo strumento, esponendosi a pesanti lazzi anche da parte dei coetanei, d’altra parte il giovane riceveva protezione nel senso più ampio del termine: della sua persona, della sua cultura, del suo potere. Nel senso anche più ambiguo del termine: protezione della sua ricchezza. Il rapporto si tramutava spesso in una relazione di mercimonio. Il senso della loro relazione doveva ideologicamente essere una sorta di insegnamento, il vecchio doveva essere esempio di virtù per il giovane. La funzione è quella che oggi dovrebbe avere la famiglia o la figura classica del padre. Ma il passaggio successivo, tenendo soprattutto conto dei modelli di bellezza puramente maschile di cui anche la statuaria ci è testimone, di cui tutti subivano il fascino, era l’instaurarsi di una relazione a sfondo sessuale”.

Una mercificazione del sesso dunque?
“Niente di più di quello che accade oggi nelle relazioni eterosessuali. Con l’aggravante che allora il senso dell’amore era concettualmente ben definito. Il pericolo che Platone vede è che le due diverse tipologie di amore, celeste e terreno,  possano mischiarsi e che quella sorta di ‘guida spirituale’, ripettata e stimata, possa diventare anche ‘amata’, nel senso meno sublime del termine. I rapporti tra uomini potevano essere estremamente sublimi, se riflettevano ‘l’amore intellettuale tra spiriti’, ma in un batter d’occhio raggiungere le connotazioni più turpi. L’omosessualità in sé era normale, ma presentava rischi di forte ambiguità. A Sparta la stessa cosa avveniva tra commilitoni. Erano eserciti fatti tutti di coppie, basti pensare ai poemi omerici,  in cui la morte del partner era l’evento che spingeva a compiere gesta eroiche, ma poteva diventare anche sintomo di corruzione morale e non solo”.

Quale poteva essere la via d’uscita da questa situazione ambigua secondo Platone?
“Per Platone il rapporto maestro-allievo doveva potersi mantenere separato dal rapporto amante-amato. I piani erano e dovevano mantenersi ben distinti: amore d’intelletto da un lato ed esigenza sessuale dall’altro. Il primo avrebbe sempre dovuto avere un status ed una considerazione superiore. In questo modo sarebbero stati moralmente accettabili tutti i tipi di rapporti”.

Prima ha accennato al Cristianesimo, è stato un punto di svolta?
“Apparentemente sì, in realtà il Cristianesimo ha solo portato alle estreme conseguenze un pensiero che era presente nell’antica Grecia, riguardo al rapporto omosessuale come contro-natura. Come dicevo prima anche Platone lo giudicava tale, ma non c’erano i presupposti per renderlo oggetto di una condanna morale. Il suo andare contro natura non ne determinava un giudizio di condanna. Era un rapporto d’amore tra spiriti in cerca di virtù? In tal caso poteva dirsi Amore. Platone da un quadro estremamente esaustivo in questo senso, come abbiamo visto. Materiale e spirituale, anima e corpo erano binomi già presenti in Platone. Il cristianesimo ha assolutizzato il discorso, conferendo un valore morale all’essenza innaturale dell’omosessualità e da allora non è più stato l’amore in quanto tale l’oggetto delle riflessioni, ma l’omosessualità”.

Per spostarci su un piano differente, abbiamo incontrato nella storia della cultura diversi artisti e intellettuali omosessuali, esiste una relazione tra omosessualità e genio? Nell’antichità ma non solo c’è un’evidente relazione tra  i due elementi, in che senso?
“E’ una questione di punti di vista. Uno degli elementi del genio è lo sguardo trasversale, duplice. La capacità di vedere le cose da più punti di vista. Credo che l’omosessuale sia nella condizione di creare spunti originali e innovativi grazie alla sua spiccata capacità percettiva. Ha una chance in più. Nell’antichità c’era questa componente e in più il ‘gioco dei modelli’ di cui abbiamo parlato. In questo senso gli omosessuali di tutti i tempi hanno una possibilità in più di essere geni!”.

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