Scomparire al tempo dei social network... Un estratto dal nuovo romanzo di Gaia Manzini

Possiamo lasciare tutto e sparire nel nulla nell’era dei social network e nella civiltà dell’immagine? La risposta, e non solo, nel primo romanzo di Gaia Manzini, "La scomparsa di Lauren Armstrong", in uscita per Fandango. Nel 2009 il suo apprezzato esordio, con la raccolta di racconti "Nudo di Famiglia". SU AFFARITALIANI.IT UN ESTRATTO DAL ROMANZO

Lunedì, 30 gennaio 2012 - 12:38:00
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Di Lauren Armstrong nessuna traccia, se non i pochi e impercettibili indizi lasciati nel suo ultimo film. Una delle più luminose star del cinema mondiale scompare così, all’improvviso, dalle scene e dal suo mondo, senza che nessuno sappia dire dove sia andata. Un esilio volontario che si carica di mistero. Eva Loi, la sua giovane doppiatrice italiana, viene travolta dalla notizia in una giornata inquieta, strana, una di quelle in cui le capita di interrogarsi sulla propria vita, sul passato e su Vittorio, l’uomo che le è accanto ma che lei sente sempre più inadeguato. D’un tratto non ha più film da doppiare, espressioni da imitare, distrazioni mondane che facciano risplendere la sua grigia esistenza. Solo un brusco ritorno alla realtà e a un passato mai completamente rimosso. Non saprebbe dirlo a parole, ma quel viaggio a ritroso è una discesa verso qualcosa di buio e indefinibile. In quel buio incrocia sua madre, Ella. Una donna fuori dal comune, molto diversa da Eva, inquieta, misteriosa, malata di leucemia. L’unica cosa che le unisce sembra essere la compatibilità di midollo osseo per la donazione. E quella storia, che si ripete. Perché anche Ella, come Lauren, ha tentato di sparire nel nulla nascondendosi a Berlino, insoddisfatta della sua vita familiare. Era il 1989, l’autunno in cui cadeva il Muro. Lì ha lasciato una scia di relazioni e amicizie che vent’anni dopo Eva proverà a ricostruire.

L'AUTRICE - Gaia Manzini è nata a Milano. Ha lavorato per dieci anni in una grande agenzia di pubblicità. Oggi vive a Roma, fa la consulente di comunicazione e collabora con l’Unità. In passato ha scritto per Gente Viaggi, Cosmopolitan e IO Donna. Alcuni suoi racconti sono comparsi su la Repubblica, il Magazine de Il Sole 24 Ore, Flair, Nuovi Argomenti, e nelle raccolte Il lavoro e i giorni (Ediesse, 2008) e E lieve sia la terra (Textus Edizioni, 2011). Nel 2009 ha esordito per Fandango Libri con la raccolta di racconti Nudo di Famiglia, ritratto disincantato della famiglia italiana contemporanea. Questo è il suo primo romanzo.

SU AFFARITALIANI.IT LEGGI UN ESTRATTO DAL QUARTO CAPITOLO
(per gentile concessione di Fandango)

4.

ELLA

Milano, 10 novembre 1989

Non se lo sarebbe mai aspettato, ma quella mattina Ella avrebbe preso ad augurarsi ciò che la gente normale non augura mai a se stessa. Avrebbe preso a dirsi cose lapidarie, diverse e definitive, che forse volevano dire la stessa cosa. E che – a ripensarci durante il viaggio – erano tutte riconducibili al libro che aveva trovato per caso prima di partire e che forse, chissà, voleva metterla in guardia. Robert Walser. Suo marito le aveva regalato La passeggiata due anni prima. Si chiede come Umberto l’avesse scelto, con che criterio, se fosse stata la copertina color carta da zucchero o la figura sghemba ritratta al centro; se l’avesse attirato il nome dell’autore o se il commesso della libreria, stufo di vederlo vagare senza meta, glielo avesse consigliato semplicemente perché la sbiadita vivacità dell’azzurro s’addiceva alla sua aria lacustre. Robert Walser era lo scrittore che desiderava dissolversi. Cambiava indirizzo in continuazione e scriveva solo con la matita, più transitoria ed evanescente di una qualsiasi penna a inchiostro, diminuendo – man mano che passavano gli anni – il corpo della sua grafia, fino a rendere le parole praticamente illeggibili: più simili a formiche in file ordinate sul foglio che a lettere dell’alfabeto. Li chiamavano i microgrammi di Walser. Ma anche di questo gliene aveva parlato suo padre, il padre che era stato la generosa fonte di tutta la sua conoscenza. Robert Walser faceva lunghe passeggiate sulla tabula rasa e nell’assenza di pensiero della neve fresca, poi tornava al manicomio di Herisau, amato rifugio di calma e solitudine. Aveva fatto una passeggiata simile anche il giorno della sua morte. Chissà a cosa aveva pensato quella volta, si era chiesta Ella. Le era sembrato strano che suo marito le avesse regalato proprio quel libro. Eppure Umberto era così: faceva cose gentili, disseminava la loro storia d’attenzioni e slanci di cui ignorava il valore simbolico. Le aveva semplicemente regalato un libro, tutto lì. Walser desiderava scomparire e di fatto era rimasto per due anni nella borsa grande di pelle marrone. Mai letto, seduto all’ombra come un retropensiero. Ella ha trentatré anni e sta preparando la sacca per il weekend. Ella è il modo in cui la chiamano tutti: in realtà il suo nome è Ludovica, anche se stenta a ricordarlo. Meglio lasciarlo a casa, si dice Ella guardando La passeggiata. Poi si siede sul letto e con un senso di spossatezza si guarda nello specchio di fronte a lei. Ma deve proprio partire? E se anche lei facesse come Walser? Avevano sempre detto che assomigliava a Claudia Cardinale, la stessa bellezza armonica. Giovanna, un’amica del lago, l’aveva fotografata sul suo motoscafo: lo aveva fatto per poter mostrare le foto ai clienti del marito e vantare un’amicizia con una donna del jet set. Probabilmente aveva anche autografato qualche scatto per rendere il tutto più credibile. Claudia Cardinale era una donna senza difetti. Lì da sola, con la borsa ancora da preparare, le viene da definirsi così, con un ghigno sofferente. Perfetta. “Buongiorno”, dice Ella entrando nella sala d’aspetto. Ha finito la valigia ed è uscita in tutta fretta con l’impermeabile rosso aperto e le falde che si aprivano e sbattevano alle sue spalle producendo un leggero schiaffo, un battito di mani al ritmo coi suoi passi. “Ho una visita con la dottoressa Amato.” La donna dietro la scrivania la scruta senza benevolenza. Sa benissimo chi è, ma mantiene il suo sguardo azzurro, clinico e disinfettato, con pupille iniettate di betadine, monde da giudizio e simpatia, ed Ella prova un senso di gratitudine inaspettata per la donna marziale che sembra uscita da una foto in bianco e nero. Ella si siede vicino alla finestra e appoggia di fianco la borsa da viaggio. Dopo la visita salirà sul primo treno per Arona. Umberto sarà là ad attenderla con mezzora di anticipo. Faranno quello che fanno di solito, vedranno gli stessi amici di sempre, andranno a cena nel solito ristorante, parleranno di Eva, come fanno tutti dei loro figli, con una rituale e finta preoccupazione, piena d’orgoglio e senso di superiorità. Ella può passare in rassegna nella sua testa le ore a venire, con la sgradevole impressione di seguire una specie di decalogo a cui adempiere con assoluta fedeltà... (continua in liberia)



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