Fus, Berlusconi promette aiuti, ma non i 60 milioni richiesti
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SPECIALE/ Festival di Venezia e tagli al Fondo Unico dello Spettacolo 2009 |
Il fondo unico per lo spettacolo sarà incrementato con un decreto legge. Lo annuncia Silvio Berlusconi in una conferenza stampa con Bondi. Il premier comunque osserva che "anche lo spettacolo deve uscire dall'assistenzialismo" e dire basta "all'elemosina pubblica". "Non possiamo però nel frattempo far chiudere la Scala e altri teatri. Prometto che il fondo sarà incrementato" dice il premier. La cifra che il governo pensa di stanziare per il Fus è di Sessanta milioni di euro: "Interverremo con un decreto legge per incrementare il Fondo unico per lo spettacolo. La richiesta è di 60 milioni. Punteremo verso quel traguardo ma non a quel traguardo".
Il Premier si è inoltre pronunciato sulla questione dei musei, che dovranno essere aperti "anche di sera", di sabato e di domenica. Silvio Berlusconi invoca "una vera rivoluzione" per valorizzare il patrimonio artistico. "L'Italia - dice - deve spendere di più nella promozione del proprio immenso patrimonio artistico e architettonico: non può continuare a spendere su questo fronte appena un ventesimo di quanto investe la Spagna".
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Le reazioni alle dichiarazioni del Premier
DE BIASI (PD): "I 60 milioni, frutto di una straordinaria mobilitazione, siano un primo passo verso il ripristino totale del Fondo". E' il commento di Emilia De Biasi, deputata del Pd all'annuncio di Berlusconi sul decreto per il Fus. "Il presidente del Consiglio ha aggiunto che bisogna farla finita con l'assistenzialismo e l'elemosina pubblica: vuol forse dire che considera i finanziamenti pubblici un'elemosina e l'intervento pubblico nel campo della cultura un fatto da prebende per i poveri? Lei pensa, signor Presidente, che i suoi colleghi Sarkozy e Merkel elargiscano elemosine? Si informi meglio, e scoprirà che in tutti i paesi europei la cultura è finanziata come un investimento sulla crescita e il futuro del proprio paese. Dappertutto. Tranne che in Italia, dove la spesa per la cultura è scesa, grazie ai tagli del suo governo, ai minimi storici. E' ora di finirla con la storia degli sprechi: la verità è che cinema, teatro, musica, danza, 250.000 lavoratori, 6000 imprese combattono ogni giorno per reperire finanziamenti pubblici e privati, caro presidente. E che la Repubblica italiana ha il dovere di valorizzare ogni forma del suo straordinario patrimonio culturale. Non si tratta dunque di impedire che la Scala chiuda, si tratta di fare in modo che anche la Scala, assieme a tutti gli altri soggetti dello spettacolo possa crescere e accrescere il prestigio dell'Italia nel mondo. E produrre un bene che non si può quantificare: la cultura".
MELANDRI (PD): "Dopo tanto frastuono, ci auguriamo che la promessa di Berlusconi di intervenire per incrementare il Fus sia rispettata. Certo, i 60 milioni di euro ventilati dal premier sono, essi sì, una vera elemosina e del tutto insufficienti per far fronte alle necessità del mondo della produzione culturale. Berlusconi, poi, compie un errore sostanziale nella sua analisi: teatri ed istituzioni culturali prestigiosi, come la Scala di Milano, riescono con maggiore facilità a reperire risorse private. Al contrario, sono le realtà medio-piccole, impegnate sul terreno delle ricerca e della sperimentazione, ad aver bisogno del contributo dello Stato. E sono proprio queste in debito di ossigeno e in affanno. Sulla necessità di ottimizzare le risorse siamo tutti d'accordo, ma non è agitando la mannaia senza alcuna visione strategica che si rilancia il mondo della cultura. I fondi pubblici sono innegabilmente un'importante calamita per le risorse del privato. L'uso, da parte del premier, dell'espressione elemosina è il segno evidente della concezione che ha questa maggioranza della cultura. Mentre negli altri Paesi avanzati i governi, sia di destra che di sinistra, investono sulla creatività e sulla produzione culturale per uscire dalla crisi, il centrodestra italiano è da anni impegnato in una miope politica di tagli che sta drammaticamente impoverendo il nostro Paese". Lo afferma Giovanna Melandri del Pd
GIAMBRONE (IDV): "Il reintegro del fondo unico per lo spettacolo promesso da Berlusconi è un brodino caldo che non risolve alcun problema". Per Fabio Giambrone, vicepresidente dei senatori dell'Italia dei Valori e capogruppo del partito in commissione Cultura, "il reintegro deve avvenire subito ma soprattutto in maniera congrua. Berlusconi non può limitarsi a dire che spera di andare verso una copertura di 60 milioni quando i tagli sono stati di 200 milioni. Questo reintegro parziale è assolutamente insufficiente a ridare respiro a un settore importante come quello dello spettacolo ormai in agonia".
Intanto i lavoratori dello spettacolo dichiarano la loro posizione di protesta, pur non intendendo boicottare del tutto la kermesse di Venezia
![]() Manifestazione in Piazza Montecitorio |
"Da più parti è stato detto in questi giorni che avremmo boicottato sia la conferenza stampa di presentazione sia la Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Poichè riteniamo che la Mostra di Venezia sia un patrimonio del paese, la più grande vetrina internazionale della nostra cultura e del nostro cinema, siamo anche convinti che debba essere la vetrina delle nostre posizioni contro il governo, che questa cultura e questo cinema sta azzerando, piuttosto che la solita passerella di politici". I lavoratori dello spettacolo, uniti sotto la sigla Movem 09 (Movimento Emergenza Cultura, Spettacolo, Lavoro), scrivono in un comunicato che alla conferenza stampa di presentazione della Mostra del Cinema del 30 luglio: "Andremo a portare la nostra protesta e - aggiungono - durante lo svolgimento della Mostra cercheremo di raccontare alla stampa internazionale come è accaduto che si stiano mortificando le uniche voci culturali e artistiche che sono rimaste fuori del diretto controllo del presidente del consiglio: cinema, teatro, musica, danza e tutti i lavoratori dello spettacolo. Chiederemo soccorso e solidarietà ad attori, sceneggiatori, registi e giornalisti di tutto il mondo perchè pensiamo che il cinema italiano sia patrimonio della comunità internazionale".
Il Movem 09 scrive anche che intende fare una richiesta provocatoria alla direzione della Mostra, "un gesto di condivisione della nostra lotta, sostituendo il tappeto rosso con un tappeto nero, in segno di lutto per la cultura italiana. Al governo e al Parlamento - concludono i lavoratori dello spettacolo - chiediamo non solo il reintegro del Fondo unico per lo spettacolo fino al raggiungimento dei livelli del 2007 ma la riforma completa del sistema audiovisivo e dello spettacolo dal vivo. Non ci accontenteremo - avvertono - ne' di promesse ne' di una manciata di denaro".



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