Fulvio Ervas racconta in anteprima ad Affari Italiani la follia della scuola di oggi: "Il mio ultimo libro 'Follia docente' è un viaggio nella trincea dei professori. La Gelmini? Sul tirocinio ha ragione"
Martedì, 1 settembre 2009 - 08:07:00
di Antonio Prudenzano
La scuola è un delirio? Di sicuro, è così nel nuovo libro di Fulvio Ervas, nella vita insegnante di chimica in un liceo sperimentale. Ma molto probabilmente lo è anche nella realtà... “Follia docente”, in libreria dal 10 settembre per Marcos y Marcos (Claudia Tarolo, editrice di Marcos y Marcos: "Indipendenti? E' dura. Soprattutto a Milano...". Leggi l'intervista di Affari), l’ultima fatica dello scrittore-professore classe ’55 già autore di "Buffalo Bill a Venezia" (sempre edito dalla casa editrice indipendente milanese), racconta le vicissitudini di un insegnante alle prese con gli alunni di oggi. Ma attenzione: non si tratta dell’ennesimo libro sulla scuola contemporanea vista dagli occhi “disperati” del malcapitato professore di turno. Elia, il protagonista, vive sì la scuola come una trincea, e come tanti suoi colleghi a fatica tiene testa ai suoi allievi. Attorno a lui succedo però tante altre cose: ad esempio, una supplente viene trovata morta, il dirigente scolastico ospita cinesi clandestini nello scantinato, il provveditore si confida con una bambola gonfiabile nella camera 47 della pensione “Sorriso”… Dal canto suo Elia è distratto dalla ‘bellezza’ che l’ha colto all’improvviso. Emma sarà infatti per il nostro insegnante una svolta…
Fulvio Ervas ha concesso ad Affaritaliani.it la prima intervista su "Follia docente", dove con ironia e calviniana leggerezza racconta la crisi della scuola contemporanea.
Ervas, cominciamo dalla dedica. Perché ha voluto pensare “a quelli che nella scuola rivendicano banchi più alti”?
"Negli anni l’altezza media dei ragazzi è cresciuta e non di poco, ma i banchi restano sempre quelli di cinquant’anni fa. La dedica è però anche una metafora per rivendicare una scuola che si faccia promotrice di maggiore qualità, e che quindi sia in grado di volare più in alto".
Quanto di autobiografico c’è nella figura di Elia?
"Tanta, e non potrebbe essere altrimenti. Il romanzo, scritto in prima persona, e che ho iniziato a pensare 12 anni fa riprendendolo in più occasioni, è un viaggio ‘folle’ nell’universo scuola, un luogo quasi esoterico. Quello dell’insegnante è un lavoro stranissimo e difficile, e ho cercato di lasciare andare la mia creatività".
Un ‘sottofondo ironico’ è l’altro protagonista di "Follia docente". Una scelta precisa?
"L’ironia è una caratteristica inconscia di tutti i miei romanzi. Di questo in particolare. Il titolo del libro nasce da un libretto omonimo della Cgil scuola di metà anni ‘80. Lo lessi e mi preoccupò molto: diceva che l’insegnamento può essere la causa di diverse malattie psicosomatiche, e che in molti casi questo mestiere può portare alla follia i malcapitati insegnanti. All’epoca, e ancora oggi, cercai di riderci su. D’altronde, da insegnante non mi sono mai preso troppo sul serio. Commettiamo tanti di quegli errori…".
Nel romanzo usa la parola ‘impero’ riferendosi alla scuola…
“Sì, un impero ormai in decadimento, travolto dalle riforme, tre negli ultimi sette anni. Noi insegnanti spesso siamo privi delle necessarie competenze pedagogiche, siamo soldati di ventura, mandati allo sbaraglio”.
(Segue/ Fulvio Ervas parla del ministro Gelmini, dei suoi colleghi scrittori-insegnanti Lodoli, Starnone e Mastrocolo, e del suo prossimo libro...)
![]() Fulvio Ervas |
Fulvio Ervas ha concesso ad Affaritaliani.it la prima intervista su "Follia docente", dove con ironia e calviniana leggerezza racconta la crisi della scuola contemporanea.
![]() La copertina di "Follia docente" |
"Negli anni l’altezza media dei ragazzi è cresciuta e non di poco, ma i banchi restano sempre quelli di cinquant’anni fa. La dedica è però anche una metafora per rivendicare una scuola che si faccia promotrice di maggiore qualità, e che quindi sia in grado di volare più in alto".
Quanto di autobiografico c’è nella figura di Elia?
"Tanta, e non potrebbe essere altrimenti. Il romanzo, scritto in prima persona, e che ho iniziato a pensare 12 anni fa riprendendolo in più occasioni, è un viaggio ‘folle’ nell’universo scuola, un luogo quasi esoterico. Quello dell’insegnante è un lavoro stranissimo e difficile, e ho cercato di lasciare andare la mia creatività".
Un ‘sottofondo ironico’ è l’altro protagonista di "Follia docente". Una scelta precisa?
"L’ironia è una caratteristica inconscia di tutti i miei romanzi. Di questo in particolare. Il titolo del libro nasce da un libretto omonimo della Cgil scuola di metà anni ‘80. Lo lessi e mi preoccupò molto: diceva che l’insegnamento può essere la causa di diverse malattie psicosomatiche, e che in molti casi questo mestiere può portare alla follia i malcapitati insegnanti. All’epoca, e ancora oggi, cercai di riderci su. D’altronde, da insegnante non mi sono mai preso troppo sul serio. Commettiamo tanti di quegli errori…".
Nel romanzo usa la parola ‘impero’ riferendosi alla scuola…
“Sì, un impero ormai in decadimento, travolto dalle riforme, tre negli ultimi sette anni. Noi insegnanti spesso siamo privi delle necessarie competenze pedagogiche, siamo soldati di ventura, mandati allo sbaraglio”.
(Segue/ Fulvio Ervas parla del ministro Gelmini, dei suoi colleghi scrittori-insegnanti Lodoli, Starnone e Mastrocolo, e del suo prossimo libro...)



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