La sorella di Freud

Sabato, 31 dicembre 2011 - 13:58:56

 di Patrizia Gioia

Invecchiando capita sempre più raramente di essere catturati da qualcuno o da qualcosa, e non si tratta di non essere più disponibili ad innamorarsi, ma semplicemente di trovare sempre meno specchi specchianti, anime animate come la tua da una conoscenza più profonda, oggi si sa si scivola su superfici liquefatte.

Certo anche l'avere tenacemente sostato davanti a specchi poco specchianti è servito a qualcosa, se non altro a comprendere che s'ha da essere in due per fare vivere ogni relazione, imparando a mitigare sensi di colpa e ridicoli eroismi.

Così quando inaspettatamente, tale è la qualità del dono, ti trovi davanti agli occhi uno specchio formidabilmente limpido, senza vapori e ditate, lo stupore ammorbidisce corpo e anima lasciandosi nuovamente catturare come diciottenne, seppure in differente modo, seppure in egual modo.

E' un libro l'artefice di questo stupore, sempre più raro un buon libro, come un uovo caldo di una gallina ruspante.

Un libro uscito nel 2007 in Macedonia, scritto da un tale Goce Smilevski, nato a Skopje, dove lavora all'Istituto di Letteratura. 

Già il titolo "La sorella di Freud " aveva per me buone chances, amante della psicanalisi e, perchè no, anche delle "seghe mentali" così denigrate dai più (che riconoscono per vere solo quelle che ben sappiamo),  e mano a mano che mi addentravo nel racconto e in questa particolarissima scrittura, che ripete e ripete parole e frasi continuamente riscritte e che nulla assumono di ripetizione, ma che sono ritmo di quella danza, spesso dannata, che avviene nella mente di chi è stato "ferito", a volte senza sapere bene da dove e da chi è arrivata la freccia, ( forse, come una pianta e un gatto, si arriva qui più o meno forniti di gioiose difese, per la buona e la cattiva sorte s’intende,)  ma la ferita c'è, persistente, dolente, inguaribilmente umana.

E’ Adofine, una delle quattro sorelle di Freud, l’anima che racconta, di sé e di un nugolo d’altri esseri che bene illuminano la poesia di Rilke “la pantera”: chi è che vede chi? e dove sono le sbarre della prigione?

davanti a me che ci sono dentro o davanti a me che sono fuori e vedo chi c’è dentro?

Il Nido, giusto nome per il manicomio, luogo che Adofine sceglie, come anche la sorella di Gustav Klimt, (altro ben strano fratello) per starci a vivere, almeno lì la smettono di vederti non normale, come se la normalità esistesse naturalmente.

E quando nasce l’amore tra due, chè nasce ovunque e stupisce sempre, mai dichiarazione d’amore fu più bella, l’uno offre all’altro quello che “fuori” nessuno chiede, perché ”fuori” si smette anche di vedere: un letto, davanti alla finestra, per vedere diverso .

C’è “il dolore” in questo libro, un dolore che attraversa tutto il libro e tutta la vita di Adolphine e quella di ogni altro, di ogni altro essere umano, bambino e grande che sia, che non sa fare finta di niente, che vede l’altro senza riuscire mai a prendere quella giusta distanza per separare da sé il dolore del mondo, che è si anche il nostro, ma a nessuno è dato di poterne portarne quotidianamente il tanto peso.

Chi ci prova o lo chiamiamo Gesù, oppure pazzo.

Sempre fuori da noi il capro espiatorio, per farci stare “tiepidi”.

Pare questo libro, come si dice per la Bibbia, “scritto con fuoco nero su fuoco bianco”.

Tutto brucia continuamente, senza mai che si compia alcun sacrificio,( anche le molti morti paiono vane,  spesso inferte dall’insensatezza di chi dice d’amarti ), qui si vive sempre in quel fumo di vapore che solo la legna verde, non ancora pronta per l’ardere, concede.

Tutto si dipana senza rancore alcuno, qui anche l’odio, come l’amore, se ne va in fumo.

Solo nelle ultime pagine, dopo infiniti passi labirintici, dopo infinite stanze dove la calce bianca si stempera nel sangue, dopo infiniti sguardi d’ occhi di bambino che guardano senza mai trovare parole per dire l’orrore che nei grandi vedono, emerge la domanda umana che ci accomuna:

“La questione non è se qualcosa dell’uomo, chiamiamola anima, continui a esistere dopo la morte.

 La domanda è : l’esistenza quaggiù, se non c’è un senso più alto, è del tutto insensata?”

Dimenticherò è l’ultima parola dell’ultima pagina.



0 mi piace, 0 non mi piace
Fai di Affaritaliani la tua HomePage
Iscriviti alla Newsletter
Mobile
Seguici su facebook
Rss
Twitter
Google
Internet Explorer


Terremoto/ Scossa di magnitudo 4 in provincia di Modena
Siria/ Russia: il massacro di Hula va condannato ma vanno dimostrate colpe
Cannes/ Palma d'Oro ad "Amore" di Michael Hanele
Cannes/ Gran Premio a Loach, Reygadas premiato come miglior regista
Cannes/ Il Grand Prix a Reality di Matteo Garrone
Siria/ Obama: la strage di Hula vile testamento di un regime illegittimo
Milano/ DomenicAspasso, controllati 1150 veicoli: 310 le multe
Lega Nord/ Piasente nuovo segretario Friuli Venezia Giulia
LEGGI TUTTE LE ULTIMISSIME

Case da sogno

Una villa? Un attico? Un loft? Quello che cerchi in un click
Trova tutto qui!

Prima rata gratis

Sei alla ricerca di un prestito? Trovalo subito
SCEGLI PRESTITÒ

Auto usate

Stai cercando l’auto dei tuoi sogni? Scoprila subito.
Cerca adesso