Frascella sbarca a Einaudi... e nelle librerie olandesi...
![]() La copertina dell'edizione |
"Mia sorella è una foca monaca" (Fazi) il libro d'esordio cult di Christian Frascella che presto diventerà un film (regista Fausto Brizzi) sarà da ottobre nelle librerie olandesi. Lo annuncia sul suo blog lo stesso scrittore torinese, che il 18 giugno ad Affaritaliani.it aveva rilevato di aver lasciato la Fazi che l'ha lanciato per approdare a Einaudi...
L'INTERVISTA ESCLUSIVA DI AFFARITALIANI.IT A FRASCELLA: "Passo a Einaudi. Basta parlare di polemiche con Elido Fazi..."
(pubblicata il 18 giugno 2010)
| ANCHE GIUSEPPE GENNA VA A EINAUDI (MA A STILE LIBERO...)
LO SPECIALE
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La settimana scorsa Affaritaliani.it ha rivelato in anteprima la rottura tra Christian Frascella e la Fazi (QUI L'INDISCREZIONE). Ora lo scrittore piemontese, nell'intervista esclusiva che pubblichiamo qui sotto, annuncia il nome del suo nuovo editore: Einaudi. La "rottura" tra l'autore dell'esordio cult "Mia sorella è una foca monaca" (che presto diventerà un film diretto da Fausto Brizzi) e il suo editore si è consumata al recente Salone del libro di Torino. Nell'intervista di oggi Frascella smentisce di aver lasciato la Fazi per questioni economiche. A spingerlo all'addio, a detta dello stesso autore del recente "Sette piccoli sospetti" (che per ora, a livello di vendite, non ha avuto lo stesso successo del primo romanzo) non è stata neppure la mancata candidatura al Premio Strega 2010. Frascella, che qui anzi ringrazia Elido Fazi, spiega che a "contrariarlo" non è stata neppure la presunta troppa attenzione per la narrativa "young adult" nel catalogo (e nelle scelte di marketing) dell'editore romano. Ha optato per Einaudi, storica casa editrice con i cui libri lo scrittore nato nei pressi di Torino è cresciuto, perché sin dall'inizio aveva dimostrato attenzione nei suoi confronti, e perché era arrivato il momento giusto per sancire il "matrimonio". Certo, alcune risposte di Frascella ci lasciano un po' di dubbi. E' evidente che lo scrittore, noto nell'ambiente per il suo carattere "difficile", intende godersi la notizia della firma con uno degli editori italiani più prestigiosi, e preferisca mettersi alle spalle una volta per tutte il passato. Ma lo scontro, inutile girarci troppo intorno, c'è stato (e la stessa Fazi non l'ha smentito). A causare la rottura tra Frascella e il suo ormai ex editore non sono stati nè i soldi nè la mancata candidatura allo Strega, questo è più che probabile. Ma un certo disagio per la scarsa attenzione promozionale riservata alla narrativa italiana e al suo libro da parte dell'editore romano probabilmente Frascella a nostro avviso l'ha avvertito. Supposizioni a parte, ecco tutta la verità dello scrittore.
Frascella, è arrivato il momento di fare chiarezza: con quale editore pubblicherà il prossimo libro?
"L'editore del mio prossimo libro sarà Einaudi Torino".
Quando è stato contattato da Einaudi? Anche altri editori l'hanno cercata?
"Sono stato contattato da Dalia Oggero, editor di Einaudi Torino, un paio di settimane dopo l'uscita di 'Mia sorella è una foca monaca'. Aveva appena terminato la lettura e ne era entusiasta. Bisogna considerare che io sono nato e vivo a Torino, e sono cresciuto in mezzo ai 'bianchi' dello Struzzo: diciamo che quando volevo sognare di fare lo scrittore, quel sogno aveva a che vedere con la pubblicazione in una loro collana. Non avevo però spedito in via Biancamano il manoscritto, forse per scaramanzia o per pudore. Dopo la pubblicazione, si è avviato un bel dialogo che ora sfocia in un contratto effettivo. Ne sono entusiasta. Però certo non dimentico Elido Fazi, e il coraggio con cui mi ha lanciato. Gli sarò sempre grato. Ci sono stati molti contatti anche con altri editori, dai più grandi a quelli meno grandi. Li ringrazio tutti, ma la decisione in fondo era già stata presa da decenni".
Si sono scritte molte cose sulla sua rottura con Fazi. Come sono andate davvero le cose?
"Dirò subito che non si è trattato di questioni economiche, l'ho letto da qualche parte e preciso che è una panzana. Chi conosce Fazi sa che non si farebbe mai scappare un autore su cui ha puntato molto per questioni di cifre. Einaudi era un mio desiderio, come dicevo, e non c'è stata una rottura insanabile con Elido. Io gli devo tutto. Vorrei tanto che i giornali la piantassero con queste illazioni, anche perché non fregano davvero a nessuno e fanno male solo ai diretti interessati. Non c'è nemmeno un virgolettato apparso su un quotidiano relativo a questa cosa che contenga mezza parola che io abbia pronunciato veramente".
Il suo diverbio con l'editore romano è stato causato dalla mancata candidatura allo Strega?
"Ma figuriamoci! L'anno scorso il candidato di Fazi era Cesarina Vighy con lo splendido 'L'ultima estate'. Quest'anno, come da logiche editoriali che dal di fuori forse non si comprendono, essendo la Fazi partecipata per il 35% dal gruppo Gems, è stato deciso che l'editore non avrebbe concorso e di appoggiare il libro di Nucci, pubblicato da Ponte alle Grazie e perciò Gems. Quello delle alleanze è l'unico sistema per dimostrare anche ai giurati che si sta presentando il candidato più forte col libro ritenuto migliore. L'anno passato Fazi era ancora totalmente indipendente, perciò propose un suo candidato e corse da solo, senza appoggi".
O a influire è stata quella che lei considererebbe una scarsa attenzione per la narrativa italiana all'interno del catalogo dell'editore romano, troppo concentrato su quella young adult?
"Altra castroneria. Dico solo una frase, che è inattaccabile e, per quel che mi riguarda, persino elementare: senza il fenomeno Meyer il lancio che hanno avuto i miei due libri non ci sarebbe stato. Fine della questione. In Fazi lavorano degli autentici professionisti, che debbono coniugare necessità di mercato e qualità del prodotto. E ci riescono anche bene, basti pensare al libro della Strout, letteratura alta che è riuscità a conquistare centomila lettori. Young adult e premi Pulitzer nello stesso catalogo. C'è di che imparare".
Oppure ancora, più semplicemente, quando Einaudi chiama non si può dire di no?
"E' troppo semplicistico, e si rischia di generalizzare. Diciamo solo che non poteva lasciare indifferente me".
Sta già lavorando al terzo libro? Cosa può anticipare sulla trama? E sulla data d'uscita?
"Sì, sto lavorando al terzo libro. Preferisco tenere per me la storia, non per diffidenza o snobismo. Solo perché 'al buio' lavoro molto meglio. E il libro uscirà quando in Einaudi decideranno che è pronto. A ognuno il proprio lavoro!".
| L'ESTRATTO
L'INTERVISTA DI AFFARI A FRASCELLA SUL LIBRO D'ESORDIO... |
pubblicata il 13 aprile 2010
Dopo "Mia sorella è una foca monaca", uno degli esordi più apprezzati del 2009 da critica e pubblico (ben 40mila copie vendute e versione cinematografica in arrivo: regista Fausto Brizzi ha infatti acquistato i diritti e la pellicola sarà diretta da Marco Martani), Christian Frascella è appena tornato col secondo romanzo, "Sette piccoli sospetti", edito ancora da Fazi. Siamo nell'estate del 1985: protagonista è una vera e propria banda di sette dodicenni che sogna di rapinare una banca in un non meglio precisato paesino del Centro Italia. Quando ormai tutto è pronto per il colpo, ad anticiparli arriva una rapina di quelle vere. Così la storia (in cui i generi si ibridano, e dalla commedia si passa al noir e viceversa) prende inevitabilmente un'altra piega...
Frascella, nelle sue estati di ragazzino in provincia di Torino con i suoi amici ha mai pensato di rapinare una banca?
"Sì, una volta venne in mente proprio a me, ma poi non passammo ai fatti... Il libro è nato proprio quando, senza un motivo particolare, di recente mi è tornato in mente questo ricordo. Ma i sette protagonisti del romanzo sono molto diversi da me e dai miei amici allora, amici che tra l'altro ho perso di vista".
In che senso sono "diversi"?
"Nel libro, Gorilla, Fostelli, Cecconi, Lanìca, Ranacci e Corda (chiamati rigorosamente per cognome come a scuola, ndr) si aiutano molto a vicenda. C'è un forte spirito di solidarietà tra di loro. Con i miei amici di un tempo era impensabile".
Il suo nuovo romanzo è ambientato a metà anni '80. I dodicenni oggi sono cambiati?
"Sì, adesso c'è molta meno fisicità nei rapporti. Mi spiego: quando ero un 12enne io il sogno mio e dei miei coetanei era diventare un calciatore. Anche oggi è così, ma mentre allora si guardava all'aspetto sportivo e c'era il mito del campione sul campo di gioco, oggi i nuovi adolescenti pensano solo ai soldi che guadagnano i campioni del calcio e al loro successo con le veline".
Prima il 17enne protagonista di "Mia sorella è una foca monaca", ora i 12enni di "Sette piccoli sospetti". Lei ha 37 anni, quando racconterà i suoi coetanei?
"In futuro, forse già nel prossimo libro, quasi sicuramente scriverò dei miei coetanei. Nei miei primi due romanzi ho preferito concentrarmi sull'adolescenza perché è un'età affascinante in cui tutto ancora deve avvenire e tutto può ancora succedere".
![]() LA COPERTINA |
Questo è l'anno degli esordienti. Ne hai letto qualcuno?
"Ho molto apprezzato 'Acciaio' di Silvia Avallone e 'Hanno tutti ragione' di Paolo Sorrentino".
E invece chi non ti piace (a parte la Mazzantini, con cui hai polemizzato in passato), tra gli autori italiani contemporanei?
"Mi hanno 'cortesemente proibito' di parlare male dei libri altrui, soprattutto in questa fase di promozione. Posso solo dire che sono tanti...".
Ti è dispiaciuto non partecipare allo Strega con "Sette piccoli sospetti"?
"E' stata una precisa scelta dell'editore e mia, non è il genere di romanzo che può partecipare a un premio così. Basta guardare i romanzi candidati allo Strega quest'anno: tranne poche eccezioni, come le due citate poco fa, molto spesso non raccontano una storia, ma turbamenti interiori. Certo, lo fanno con classe, ma secondo me non basta. In pratica, i premi letterari in Italia non premiano chi racconta storie. Fanno altro".
A che punto siamo con il film tratto dal suo romanzo d'esordio?
"Le riprese cominceranno il 12 luglio a Torino e il film dovrebbe uscire nelle sale nel 2011. In questi giorni sto dando una mano a Brizzi e Martani per terminare la sceneggiatura. Devo ammettere che scrivere per il cinema mi sta piacendo molto".
Parliamo di politica. Nel suo Piemonte ha vinto il leghista Cota. A questo proposito, nel suo blog lei ha scritto parole molto dure: "Cota ha vinto. La middle class piemontese ha paura dello Straniero. Non s’è resa conto che lo Straniero è proprio Cota. Ma ne parlerò diffusamente – o forse no, forse non me ne frega più un cazzo. E’ un paese così: un paese di merda. Mi manca la 'Prima Repubblica'. Mi manca Forlani che intrallazza con stile". Era solo uno sfogo a caldo?
"No, lo penso. I politici della cosiddetta 'Prima Repubblica', nonostante si sia rivelata un'epoca marcia per la politica, almeno avevano un minimo di stile. Oggi non c'è più decenza, e i politici non sono più interessati a rappresentare dei modelli. Non ci pensano nemmeno, basta guardare questa classe dirigente. E venendo al successo di Cota in Piemonte, non sarebbe mai potuto avvenire negli anni '80, quando il movimento operaio era forte e lo componevano tanti immigrati meridionali. Oggi il nemico, l'altro, non è più il terrone, ma il clandestino, e la Lega ha conquistato anche gli operai del Sud. Viviamo in una società che se non crea un nemico non riesce ad andare avanti".
Un'ultima curiosità: lei è molto presente su Facebook...
"Il problema è che sempre più spesso mi 'chiede l'amicizia' gente che vuole propormi un manoscritto...".
IL BOOKTRAILER (sceneggiato da Fausto Brizzi e diretto da Angelo Licata)



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