Francesco Piccolo ad Affaritaliani.it: "Mi piacerebbe lavorare con Bellocchio e Amelio"
LO SPECIALE

Francesco Piccolo
di Antonio Prudenzano

“Quando la donna con cui dormo ha capito che ognuno deve dormire dal suo lato. Che ci si può abbracciare prima, o quando ci svegliamo la mattina, ma quando si dorme bisogna stare ognuno per i fatti suoi. Dividendo il letto con la stessa meticolosità con cui si tracciava la linea di divisione del banco con il compagno di banco, a scuola”. Quello appena citato è solo uno dei tanti “Momenti di trascurabile felicità” raccolti dallo scrittore e sceneggiatore Francesco Piccolo nel suo nuovo libro (edito da Einaudi.) L’autoironia dell’autore casertano 46enne di “Allegro Occidentale” (Feltrinelli, 2003), “L’Italia spensierata” (Laterza, 2007) e “La separazione del maschio” (Einaudi, 2008) è a tratti cattiva, a tratti malinconica, e a tratti lo porta a scrivere che un momento di trascurabile felicità è anche “Quando sfogli le riviste senza fermarti perché non c’è nemmeno un articolo interessante, e poi le metti subito tra la carta da buttare”. Francesco Piccolo parte dalla più normale banale quotidianità per arrivare lontano, sfiorando (in alcuni casi) attimi di autoconoscenza conturbanti. Il suo “Momenti di trascurabile felicità” è un libretto da maneggiare con cura, perché potrebbe far molto male proprio mentre ti sta strappando una risata.
Quanto autobiografia c'è in "Momenti di trascurabile felicità"? 
La copertina
"Da scrittore per me è fondamentale dare l'impressione che ciò che scrivo mi riguarda davvero. Devo ammettere che questo nuovo libro è autobiografico in moltissime parti”.
C’è un momento di trascurabile felicità che aveva inserito nella raccolta e che poi ha preferito eliminare, autocensurandosi, perché lo ha ritenuto troppo politicamente scorretto?
“No, ho solo eliminato quelli che non mi convincevano fino in fondo. Credo che uno scrittore debba porsi il problema di non essere politicamente corretto, non certo il contrario”.
Nei suoi libri la componente autoironica è fondamentale. Pensa che la narrativa italiana contemporanea manchi di autoironia?
"No, almeno per quel che riguarda gran parte degli scrittori della mia generazione, per i quali l'ironia e l'autoironia hanno un ruolo decisivo. Basti pensare a Diego De Silva, Aldo Nove, Silvia Ballestra o allo stesso Niccolò Ammaniti".
A quando il nuovo romanzo?
“E' da un po' che ho cominciato a scriverlo, ci vorrà ancora del tempo prima di finirlo. Ma non le rivelo nulla sulla trama, per una questione di pudore e gelosia”.
Ha mai pensato di fare il regista, magari di un film tratto da un suo libro?
“Sono stati acquistati i diritti de 'La separazione del maschio', e non ho alcuna intenzione di collaborare alla sceneggiatura del film tratto dal mio romanzo. Figurarsi se ho voglia di dirigere un film tratto da un mio libro. Per ora l'idea di stare dietro la macchina da presa non mi sfiora minimamente. Per il futuro non mi sento di dire nulla, anche se credo che sia scrivere ciò che mi riesce meglio”.
Lei è molto apprezzato anche per i suoi reading. Le piacerebbe fare l’attore?
"No, non so recitare. Al massimo so avere la voce dei miei libri. 'Momenti di trascurabile felicità' andrà a teatro, da marzo, ma sul palco ci sarà un attore vero, Valerio Aprea, non certo io. Questo è un libro che è nella mia testa da tanto tempo. Si capisce che è un accumulo di materiali scrittri negli anni. Pensi che all'inizio era nato come proprio come spettacolo teatrale”.
Da sceneggiatore, con quali registi le piacerebbe lavorare?
"Ce ne sono tanti. Ad esempio Bellocchio e Amelio. Tra gli emergenti, Sorrentino e Garrone a parte, apprezzo Saverio Costanzo, del quale ho amato il recente 'La solitudine dei numeri primi', e lo stesso Andrea Molaioli".
Restando al cinema, che spettatore è Francesco Piccolo?
"Vado a vedere tantissimi film, anche quando so già in partenza che sono brutti. Da sceneggiatore ho molto da imparare anche dai 'Cinepanettoni', che riescono ad andare incontro al pubblico come raramente capita nel cinema".
Il suo sodalizio artistico con Nanni Moretti continuerà ancora a lungo?
"Non sarà infinito. Dopo 'Habemus Papam', che al momento è in fase di montaggio, mi piacerebbe fare ancora un altro film insieme. Con Nanni c'è un'intesa forte. Non ci sono mai state frizioni tra noi, ma è normale che prima o poi un regista possa decidere di cambiare i propri collaboratori".



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