Flavio Soriga ad Affaritaliani.it: "Nel prossimo romanzo racconterò la politica italiana di oggi..."
LO SPECIALE
di Antonio Prudenzano

Flavio Soriga, 35enne scrittore sardo (è nato e cresciuto a Uta, ma da qualche anno vive a Roma), sin dall'inizio è stato ben visto dalle giurie dei premi letterari italiani (e in Italia e non solo questo non è certo un complimento...). Con il suo libro d'esordio, la raccolta di racconti "Diavoli di Nuraiò" (Il Maestrale), ha vinto il premio Calvino 2000; "Neropioggia" (Garzanti), sua seconda pubblicazione, si è aggiudicata il Grazia Deledda Giovani 2002; e non è certo finita: l'acclamato "Sardinia Blues" (Bompiani) ha vinto il Mondello Città di Palermo 2008 (e, soprattutto, ha venduto oltre 30mila copie); con la raccolta di racconti "L'amore a Londra e in altri luoghi" (Bompiani), infine, Soriga ha ottenuto il premio Chiara 2009. Ora, sempre Bompiani manda in libreria "Il cuore dei briganti", e la prima cosa che viene spontaneo chiedere all'autore di questo 'romanzo d'amore e d'avventura' ambientato nel 1794 'in un'isola vasta e lontana' è... 
La copertina
![]() Flavio Soriga |
Con questo nuovo libro quale premio punta a vincere, forse lo Strega che ancora le manca?
"Conosco scrittori che, invece di essere felici, stanno male se arrivano in finale e poi non vincono il premio di turno. Io sinceramente ai premi non ci penso mai. Certo, è stato bello vincere il Deledda quando avevo seimila euro di debiti... per noi autori i premi letterari sono soprattutto borse di studio che spesso ci garantiscono la sopravvivenza! Lo Strega? Naturalmente sarebbe fantastico vincerlo, ma spetta ai giurati decidere se candidarmi... ".
Il protagonista del suo "Il cuore dei briganti" è "un Robin Hood barbuto, a metà strada tra un romantico Don Giovanni e un pistolero western". Soriga, come mai un romanzo d'avventura ambientato nel 18esimo secolo?
"Nel corso della storia dell'umanità di tanto in tanto ci sono dei momenti in cui tutto sembra possibile, anche costruirsi un destino. L'ultima volta è successo negli anni '70 del Novecento. Il mio romanzo è ambientato al tempo della Rivoluzione Francesce, quando il concetto di libertà aveva davvero un senso e si poteva guardare al domani con entusiasmo".
Cosa l'ha attratta di Aurelio Cabrè, brigante un po' filosofo, che con una brigata di compari gira per campagne e villaggi a depredare gli ingiusti e raddrizzare i torti?
"A dir la verità mi sono immaginato un Vinicio Capossela vestito di velluto sardo con in mano un fucile, una bella immagine onirica no?...".
Cosa pensa della 'moda' degli esordienti?
"Ci sono quelli bravi e quelli meno bravi. Ma gli esordienti ci sono sempre stati, sono i giornali ad aver bisogno di cavalcare mode e tendenze. Spero solo che gli scrittori esordienti di oggi siano capaci di restare umili e seguano l'esempio di Paolo Giordano che, nonostante abbia venduto un milione di copie, è restato con i piedi per terra".
Da anni ormai lei vive a Roma. Che rapporto ha con la sua Sardegna?
"Ci torno ogni anno per un mese e mezzo circa, e organizzo un festival letterario. Sono contento che oggi della mia terra si parli non più per i sequestri come in passato, ma per i suoi scrittori. A parte i nomi già noti, ci tengo a fare quello di Luciano Marrocu, che presto uscirà per Baldini Castoldi Dalai con un giallo molto interessante ambientato durante il fascismo".
E lei, sta già lavorando a un nuovo romanzo?
"Di libro in libro mi piace variare genere. Nel prossimo vorrei parlare dell'attualità politica italiana, dove c'è qualcuno che pensa di essere superiore alla legge e ai giudici...".
Un'ultima curiosità: passa molto tempo sul web?
"Oggi per molte persone internet è una droga. Per me fortunatamente non è così, anche perché sono convinto che uno scrittore non debba rubare tempo alla vita e alla scrittura. Detto questo, ho una pagina Facebook con 5mila amici ed è sicuramente un vantaggio che prima non esisteva poter aggiornare tanti lettori sulle novità del mio percorso di scrittore".



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