I dubbi di Genna sul nuovo festival a Milano: "I grandi gruppi finora hanno fatto mercato. E male..."
IL DIBATTITO SUL NUOVO FESTIVAL LETTERARIO MILANESE - TUTTE LE TAPPE: IL PRIMO PASSO... IL PASSO AVANTI... L'INTERVENTO DI MAURI L'INTERVENTO DI BERTANTE Con il collega scrittore Antonio Scurati, Alessandro Bertante organizza da 4 anni a Milano il festival 'Officina Italia', che ha rischiato la chiusura per problemi di finanziamenti. Mentre i grandi gruppi editoriali discutono della possibilità di organizzare un nuovo festival letterario milanese, Bertante annuncia ad Affaritaliani.it: "Officina Italia quest’anno si terrà dal 20 al 22 ottobre. Abbiamo in parte risolto i nostri problemi di finanziamento e ci prepariamo a una nuova grande edizione dedicata a Milano e alla formidabile svolta politica in atto. Il nuovo assessore Boeri ci sosterrà con forza credendo nel nostro progetto perché lo conosce e lo segue da anni. Sono gli sponsor il problema...". E rivela: "Questa è la quinta e ultima edizione come era stato stabilito all'inizio. Credo che le cose debbano finire, per poterne iniziare delle altre. Nei nostri programmi c’è un grande festival di respiro europeo". E sul dibattito su un nuovo festival dice: "Guardiamo con attenzione a chiunque si muova per migliorare la proposta culturale della città. Noi abbiamo già nostri progetti, avanzati e consolidati. Milano ha bisogno di diverse manifestazioni importanti, è venuto il momento di ricominciare a pensare in grande, recuperando una centralità culturale da tempo smarrita". E conclude: "Se questi editori cercano figure di riferimento esterne ai grandi gruppi per fare un grande festival, noi questa proposta la stiamo portando avanti da anni e da anni cerchiamo realtà imprenditoriali che possano condividerla". L'INTERVISTA COMPLETA LO SPECIALE
di Antonio Prudenzano

![]() Luca Formenton |
Come rivelato da Repubblica, ieri alla Fondazione Corriere della Sera si è svolta una colazione di lavoro tra Piergaetano Marchetti (Rcs), il direttore generale libri trade Rcs Massimo Turchetta, l'ad Rcs Libri Alessandro Bompieri, Carlo Feltrinelli, Alessandro Dalai, Riccardo Cavallero (Mondadori) e Stefano Mauri (presidente e ad Gems). Stamattina, sul Fatto Quotidiano, parla solo Marchetti, che mette in chiaro che "la Milanesiana non c'entra nulla". E spiega che quella che i big dell'editoria meneghina hanno in mente "è una kermesse 'alta' e popolare (...), non è nostra intenzione organizzare nulla di concorrenziale (...). Pensiamo più a una notte bianca del libro, che a un vero e proprio festival". Gli altri, per ora, preferiscono il silenzio.
![]() Piergaetano Marchetti |
![]() Genna e Majorino alla presentazione dell'ultimo libro dell'assessore |
Giuseppe Genna, lei è amico di Alessandro Bertante ed è stato in passato ospite di "Officina Italia". Cosa pensa delle parole di Bertante, che ha annunciato (l'intervista nel box a destra, ndr) che quella in programma a ottobre sarà "la quinta e ultima edizione come era stato stabilito all'inizio. Nei nostri programmi c’è un grande festival di respiro europeo"? 
Alessandro Bertante
"L'idea che Milano apra alla cultura europea, con una manifestazione dedicata, è un segnale fortissimo. Non esiste soltanto l'Expo dei terreni: c'è anche e soprattutto l'Expo dei contenuti, che è da strutturare, ed è un tasto sul quale ha battuto l'assessore Boeri, anche se certuni hanno sottolineato altri aspetti dei suoi interventi. Si tratta di un viatico prezioso per chi a Milano si occupa di cultura in toto, e non soltanto di editoria. Un progetto che si intitola 'Officina Europa' chiama in causa la creazione stessa di un network delle idee, che non sono mai prodotte secondo gli standard della fabbrica - e mi sto riferendo all'attuale editoria industriale, con alcune eccezioni che vedo emergere. Qui si tratta di spalancare le porte ai contributi che circolano da tempo in un Continente che non sa se viversi come Vecchio o Rinnovato. Le attuali crisi finanziarie evidenziano una verità già compresa da chiunque alla scomparsa delle vecchie divise monetarie: non si fa l'Europa senza una storia comune che coincide con la storia delle culture europee. Non ci si può fondare unicamente su un fantasma finanziario. La proposta di Bertante e Scurati è in questo senso estremamente qualificante. Da cinque anni il contributo di 'Officina Italia' pesa molto sull'incontro di intellettuali in una città che, grazie alle giunte del passato, ha visto Mantova sottrarre il ruolo di protagonista dell'offerta culturale in questa zona del Paese. E' abbastanza sconcertante, se si pensa a quanti e quali attori culturali agiscono in Milano. Uno dei pregi dell''Officina' di Bertante e Scurati è stato permettere un confronto tra intellettuali di differente provenienza, con un dialogo continuo. Verifico i risultati di questa disseminazione della cultura ogni giorno, su Facebook o Twitter. Passare da Italia a Europa, credo, muta ulteriormente il quadro. Si passa da una bidimensionalità a una pluridimensionalità. E' uno sforzo che merita il sostegno di una classe intellettuale che, a dispetto di quanto si legge in certe sedi ufficiali, esiste proprio in quanto classe e ha un ruolo preciso - quello di allargare la potenza e le moltitudini della 'Repubblica dei Lettori'. Bisogna mettere se stessi al servizio delle moltitudini, prima che dell'industria. Credo che anche grazie a 'Officina', ma soprattutto della giunta Pisapia, stia accadendo a Milano".
E come vede l'idea di organizzare un nuovo grande appuntamento legato ai libri a Milano? I grandi gruppi editoriali in questi giorni ne stanno parlando (e su Affaritaliani.it è intervenuto Mauri; vedi box a destra, ndr)... 
Stefano Mauri
"Penso che i grandi gruppi non siano latori di alcuna proposta di rappresentanza culturale in questa fase storica. Sono stati assenti per anni dalla scena. Non hanno fatto cultura, hanno fatto mercato e anche male, visto che il mercato è andato contraendosi. I grandi gruppi editoriali (come sottolineava Stefano Mauri nell'intervento sul Corriere della Sera a cui è seguito quello di Luca Formenton) sono anzitutto grandi catene distributive. Le grandi catende distributive, da Messaggerie dello stesso Mauri a Feltrinelli a Mondadori, immagino che siano preoccupate di quanto accade nel mondo della distribuzione. Intendo anzitutto la svolta digitale. Per anni immobili a fronte di un'onda anomala che si stava delineando all'orizzonte, queste catene distributive hanno lasciato vacante il ruolo naturale, che spettava loro ricoprire, di propositori di contenuti. Non dico che sia imminente l'avvento, che so?, di Amazon in Italia come produttore di contenuti - però, imminente o meno che sia, immagino che avverrà, prima o poi. Il mercato editoriale è in spaventosa contrazione e questo è dovuto alle politiche che i grandi gruppi hanno scelto di perseguire. Credo di avere formulato circa dieci anni fa la proposta di un tavolo intereditoriale, per un intervento che partisse da Milano. Ora mi pare molto tardi per pensare a un unico ed emblematico evento, come un festival. Si tratta invece di scegliere una politica della difusione, che faccia emergere e renda visibli le molte potenze che già agiscono sul territorio, che ci sono già. Dieci anni fa c'erano già, ma rimanevano voci inascoltate. Mi pare che oggi la situazione sia molto differente. Un ulteriore festival è un buon contributo alla vita culturale, non solo di Milano. Certo è che i grandi gruppi devono metterci i soldi, è inutile fingere che le cose non stiano così. Poi c'è tutto un altro lavoro che si può fare, disseminando in periferia centri che costantemente irradino cultura e socialità, luoghi fisici e non fisici che permettano a tutti i soggetti di conoscersi e riconoscersi. Mi sembra che la strategia debba tenere presente questa ricchezza, questa molteplicità. Magari sembrano parole d'ordine o astratte, ma significano che adesso e qui va mutata la concezione stessa della distribuzione dei contenuti, a vantaggio delle molte persone che abitano a Milano o passano per la città, la attraversano, anche mentalmente. In questo processo la grande industria è solo uno dei molti attori in gioco. Ci sono realtà formative, quale è per esempio Naba per un verso o la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori per altri versi, che mi paiono molto interessanti e innovative. La centralità, in questo caso, va riconosciuta alle decisioni della giunta, alle deleghe fondamentali affidate all'assesore Boeri".
Più in generale, come si aspetta che cambino concretamente le cose a Milano per la cultura? 
Stefano Boeri
"La novità assoluta milanese è, secondo me, la crescita che può avvenire grazie a Rcs. E' un centro composto da più centri (il Corriere, i periodici, i libri con una galassia fatta da Rizzoli, Bompiani, Adelphi, Marsilio, Fabbri - e il web, naturalmente), quindi ideale per i tempi che si stanno configurando. Credo moltissimo nel contributo che può dare un insieme di marchi editoriali di eccellenza, con un management di primissimo livello, capace di strutturare un network che, a mio parere, ha tutte le potenzialità per agire nell'immediato futuro da protagonista. Per quanto concerne il mondo dei libri, mi pare che la presenza di Alessandro Bompieri e Massimo Turchetta cambi molto sulla scena editoriale, anzitutto milanese e poi nazionale, come è sempre stato e come suppongo sarà per parecchio. Se io fossi uno scommettitore letterario, in questo momento punterei su Rizzoli. Anche il gruppo Gems mi pare si stia opportunamente attrezzando, prima di venire travolto dai drammatici mutamenti che imporrà la svolta digitale nel mondo della distribuzione - l'acquisizione di Limina, per esempio, è indicativa della necessità di affiancare la produzione dei contenuti alla distribuzione degli stessi. E tuttavia è nella giunzione tra realtà al momento considerate minori quanto a stazza industriale, ma molto intense dal punto di vista della militanza culturale e dell'impegno profuso in questi anni. Oggi è importante chi permette di fare esperienza. La formazione è il passato e il presente e il futuro della cultura - non la distribuzione, bensì la formazione. Provo a utilizzare gli esempi fatti prima. Naba, proprietà di un gruppo americano che ha università private in tutti i continenti, affida il suo dipartimento di design a Italo Rota e questo mi sembra molto indicativo circa il coinvolgimento di intellettuali e artisti che vivono a Milano e inziano a operare in maniera opportuna in Milano stessa. La Fondazione Mondadori, che da molti anni forma professionisti dell'editoria, dispone di un inarrivabile know how e di quella che oggi si definisce 'reputation'. Mi sembrano due attori ideali, pronti a integrarsi con concentrazioni industriali che si dispongono 'a rete' per affrontare le sfide di un futuro molto 'liquido' e tuttavia centrato sul valore dell'esperienza e sulle modalità della narrazione allargata e condivisa. Milano è il luogo ideale affinché prenda corpo questa emersione di presenze già attive e diffuse - poiché è l'unico luogo in Italia in cui welfare e cultura tendono a moltiplicare reciprocamente i propri effetti. E' possibile che accada con questa giunta ed è possibile che accada con la nuova configurazione che sta prendendo l'industria culturale a Milano".



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