Arte della Seta/ Federico Moccia ad Affari: "Quando tutte le case editrici cestinavano Tre metri sopra il cielo..."

Lunedì, 8 giugno 2009 - 08:03:00

Federico Moccia ci appare contento, seduto nell’aria chiara del suo studio ventoso, vive il tempo dei suoi giorni, e noi ci domandiamo cosa potrà turbarlo. “Le sorprese mi piacciono tanto. Soprattutto mi piace farle: regalare un viaggio già organizzato a mia sorella o dei vestiti a mia moglie…che poi ride, perché spesso sono così diversi da quelli che comprerebbe lei...” Ma ci chiediamo anche cosa possa spaventarlo. “Una volta avevo paura delle malattie. Ora mi preoccupa soprattutto la violenza ingiustificata. Il pericolo sociale che avverto come un vero limite alla libertà di ognuno.”

O di cosa senta la mancanza. “Di un figlio, che spero però di avere presto.” La sua soddisfazione è chiara, come la sua voce, che diventa anche incisiva. “ La critica non mi ha riconosciuto la creazione di nuovi modelli. Eppure io sono soddisfatto di aver spinto la mia scrittura verso la ricerca di nuove storie d’amore, in cui sono le azioni e il modo di essere innamorati le cose da inventare, da descrivere… Così come sono soprattutto soddisfatto di poter fare lo scrittore: il mio lavoro può essere svolto ovunque, non c’è un luogo deciso da altri, e questo è già di per sé meraviglioso e impagabile.” La sua aria è un po’ canzonatoria. “Non so cucinare – solo il riso, mi piace così tanto che alla fine ho imparato a farlo – ma mi intendo di vini.”

Poi, appena un poco più seriamente, con la leggerezza delle note acute: “Il vero sogno è sempre molto personale. Così come le storie d’amore non possono essere raccontate senza il volere dell’altro: altrimenti è un tradimento. “ Per la pubblicazione del suo ultimo romanzo ha cambiato editore. “Mi è piaciuta la proposta che mi hanno fatto in Rizzoli. Non è stata una decisione economica: mi ha contagiato l’entusiasmo con cui mi hanno descritto la campagna pubblicitaria, come mi avrebbero coinvolto nella diffusione del libro ecc. Un entusiasmo che ho riconosciuto simile al mio.”

Infine lentamente sposta lo sguardo, ci osserva e, improvvisamente, sorride. Apre la bocca piena di denti bianchi, gonfia le guance, interrotte da due fossette. Ed anche a noi viene voglia di ridere, con lui.

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