Hanno ammazzato la fantasia
Di Gianni Pardo
Quand’ero ragazzo amavo la fantasia. Non è una notizia, si dirà: i bambini amano le favole. Il problema è che la fantasia io l’ho amata anche da adolescente e da giovane. Mi incantavano film come “Accadde Domani”, di René Clair, “Orizzonte Perduto” di Frank Capra, “Sogni Proibiti”, di Norman Zenos McLeod, con Danny Kaye, e la prima parte di “La donna che visse due volte”, di Alfred Hitchcock. Dico la prima parte, perché poi il regista esce dal magico per dare una spiegazione razionale. Non solo questo: fantasticavo per i fatti miei. Immaginavo che da un giorno all’altro il mio gatto si mettesse a parlare; che incontrassi una ragazza meravigliosa che tuttavia s’innamorava di me; che una mattina mi svegliassi io stesso donna; che in un cassetto trovassi un sacco di banconote, e che per quanto ne prendessi, ce n’erano sempre altrettante; che improvvisamente mi accorgessi di essere in grado di fare i cento metri in cinque secondi… Le mie fantasie non finivano mai.
Per i miei gusti la realtà era troppo piatta, meccanica, ripetitiva. Sognavo l’ingresso nella quotidianità dell’incredibile, dell’insolito, del magico, ma non avveniva mai. E un po’ me ne stupivo. Ero ancora credente quando incontrai un prete – padre Corsaro, un notissimo intellettuale della mia città – e gli posi questa domanda: “Padre, dicono che Dio abbia tutte le perfezioni. Dunque avrà anche il senso dell’umorismo. Come mai non ne vedo traccia?” Il vecchio birbante sorrise e rispose: “L’umorismo in Dio? La Trinità”. Battuta brillante e persino blasfema, ma non era la risposta che cercavo. Anno dopo anno la caratteristica meccanicistica della realtà si confermava. Mai un miracolo, mai un evento soprannaturale, mai qualcosa di cui veramente meravigliarsi. Nulla che inducesse a mettere in dubbio che la vita era esattamente quella vicenda che appariva essere, “una favola raccontata da un idiota, piena di rumore e /furore/, /che non significa nulla/” (Shakespeare, Macbetch).
Gli uccelli non cantano per annunciare la primavera, cantano per delimitare il loro territorio, non diversamente da come i cani orinano. Gli esseri umani muoiono a caso, non sempre vecchi, non sempre perché la Sorte toglie di mezzo un essere nocivo, non sempre per motivi imponenti. Si muove a vent’anni per una distrazione, si muore nella culla per un rigurgito di latte e un purissimo poeta come Franz Schubert muore di sifilide perché è stato costretto a cercarsi l’amore a pagamento. No, veramente non si intravedeva nessuna bacchetta di direttore d’orchestra, a dirigere il tutto; e non si vedeva nessun umorista, capace di giocarci qualche tiro per riderne con noi. Il risultato di infinite delusioni è stato che, pur continuando ad amare le favole – sono persino andato a leggere le favole di Grimm in tedesco! – non ho più creduto a nulla che non fosse piattamente scientifico. Niente angeli, niente diavoli, niente Ufo, niente Atlantide, niente fine del mondo, niente guaritori (omeopatia inclusa), niente che non sia provato e dimostrato. Quanto ai fantasmi, ho sempre detto che, se ne incontrassi uno, pur di avere la pace mi direbbe: “D’accordo, come dici tu, non esisto”.
È così che un uomo partito con tanta, tanta voglia di credere a Perrault, non è riuscito a vedere neanche il film Pretty Woman perché almeno, nella favola del francese, Cendrillon è una ragazza di buona famiglia, prima di ridursi a sguattera in cucina; mentre una vera prostituta non può piacere ad un principe, non per il mestiere che fa ma per il suo livello culturale in senso lato. Se una donna è sguaiata all’inizio del film, lo è anche novanta minuti dopo, quando il film finisce. L’inverosimiglianza ha diritto di cittadinanza quando è chiaramente dichiarata e nobilitata dall’arte. Viceversa un film che si riempie di terminologia falso-scientifica e falso-tecnologica per raccontare storie inverosimili, può annoiare a morte. La fantasia, non che colorare almeno ogni tanto la realtà, è stata azzerata. Anche quella che mi faceva sognare che il mio cervello sopravvivesse in qualche modo, per seguire questa vicenda umana. Devo proprio rassegnarmi. Non vedrò nemmeno le cose negative, come l’esaurimento dei giacimenti di petrolio. E dire che ero così curioso di sapere come se la sarebbe cavata l’umanità!
giannipardo@libero.it



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