Cocco (l'editor di Carrisi) viene dalla pubblicità e difende la letteratura “commerciale”. L'intervista
Fabrizio Cocco, editor Longanesi, ha curato i due bestseller di Donato Carrisi. "Sono arrivato alla mia prima esperienza nel mondo dell’editoria alle soglie dei quarant’anni, in precedenza ho fatto cose molto diverse. Ho insegnato per due anni, ho lavorato come copywriter in un’agenzia pubblicitaria per cinque anni e per altri quattro nella Direzione Comunicazione di una società finanziaria". Con Affaritaliani.it Cocco parla del “fenomeno” Donato Carrisi: "Tra l'esordio - 'Il suggeritore' - e il secondo romanzo - 'Il tribunale delle anime' - Donato è rimasto sempre lo stesso: geniale, eclettico e perfezionista. Un narratore di razza, intriso di storie, che continuerà a consegnare romanzi praticamente perfetti e a stupire. Non a caso, ora che è in pubblicazione negli Usa, gli applausi dei maestri del thriller d’oltreoceano, come Connelly, si sprecano”. E sul secondo romanzo di Alessia Gazzola: “Contiamo di pubblicarlo già nella prima metà dell’anno prossimo...". L'editor dice la sua anche sul dibattito sulla "qualità letteraria", tornato d'attualità con il manifesto di Generazione TQ: "In Italia il problema non è che si legge male, ma che si legge poco. Se posto in contrapposizione alla questione ‘commerciale’, il problema della qualità mi pare mal posto. Io non li vedo affatto in contrapposizione, invece. Il ruolo dell’editore è anche quello di fare da garante di qualità: semplicemente, tra queste qualità io personalmente annovero anche quella di saper conquistare più pubblico possibile...". L'INTERVISTA
di Antonio Prudenzano
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LO SPECIALE
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![]() Fabrizio Cocco |
“Quando ha scoperto e acquistato Donato Carrisi e ideato il lancio in grande stile, Stefano Mauri ha avuto una felicissima intuizione. E il fatto che l’abbia affidato a me per l’editing è stato una grande opportunità. Lavorando con Donato, è facile darsi una spiegazione del suo successo: è un autore dall’inventiva dirompente, combinata a un approccio quasi matematico al thriller. I suoi meccanismi narrativi sono tanto entusiasmanti quanto semplicemente perfetti, costruzioni ambiziose che non hanno nulla da invidiare, e anzi avrebbero talvolta da insegnare, ai maestri statunitensi e inglesi del genere thriller. Non a caso, ora che è in pubblicazione negli USA, gli applausi dei maestri del thriller d’oltreoceano, come Connelly, si sprecano”.
Da "Il Suggeritore" a "Il tribunale delle anime": com'è cambiato lo scrittore Donato Carrisi? L'evoluzione come proseguirà?
“Il tribunale delle anime presenta elementi di continuità con Il suggeritore, pur non essendone il seguito. Donato però è rimasto sempre lo stesso: geniale, eclettico e perfezionista. Un narratore di razza, intriso di storie, che continuerà a consegnare romanzi praticamente perfetti e a stupire”.
State già lavorando al suo terzo libro?
No, è presto: Donato ora è impegnato in una serrata promozione del suo libro. E consiglio di andarlo a vedere: le sue non sono semplici presentazioni, sono spettacoli a tutti gli effetti che mostrano tutta la sua esperienza di sceneggiatore e di uomo da palcoscenico e tutta la sua naturale generosità.
![]() Il nuovo libro di Carrisi |
“Contiamo di pubblicarlo già nella prima metà dell’anno prossimo, la data è ancora da definire. Quella di Alessia è una voce fresca e originale che si è conquistata un pubblico di lettori e di lettrici affezionatissimo: per scoprire quali altri casi dovrà affrontare Alice Allevi, la protagonista, e come evolverà la sua intricata e divertentissima vita sentimentale questi lettori dovranno aspettare ancora pochi mesi, ma ne varrà la pena”.
Nei prossimi mesi pubblicherete un altro debuttante italiano - autore di thriller - su cui punterete molto?
“Ci saranno dei debutti di autori italiani, ma è troppo presto per sbilanciarsi”.
Qual è il percorso che l'ha portata in Longanesi a occuparsi di narrativa e di thriller in particolare?
“Un percorso strano, in effetti, e per certi versi tardivo. Sono arrivato alla mia prima esperienza nel mondo dell’editoria alle soglie dei quarant’anni, in precedenza ho fatto cose molto diverse. Ho insegnato per due anni, ho lavorato come copywriter in un’agenzia pubblicitaria per cinque anni e per altri quattro nella Direzione Comunicazione di una società finanziaria. In tutto questo tempo però ho fatto anche il lettore esterno per Longanesi, il traduttore e poi sono stato consulente per Guanda. A un certo punto ho avuto l’opportunità di lavorare in Longanesi e l’ho colta con entusiasmo. Credo però che questo percorso sia soltanto all’apparenza schizofrenico: in realtà, ho sempre fatto comunicazione di prodotto, ho sempre lavorato con e sulle parole. Ora, ed è l’aspetto più entusiasmante, posso lavorare da ‘dentro’ il prodotto, aiutando gli autori a comunicare”.
Lei lavora su romanzi destinati a un grande pubblico: cosa pensa del rapporto tra qualità e quantità nella letteratura dibattuto anche da generazione TQ?
“Confesso di essere stato piuttosto indaffarato negli ultimi mesi, quindi non ho avuto modo di approfondire i documenti redatti da generazione TQ, mi dispiace. Ma so che il tema della qualità è fra i più sentiti. Capisco anche il porsi il problema della quantità di libri immessi nel mercato, mi pare sensato e infatti in Longanesi pubblichiamo tra le quaranta e le cinquanta novità di narrativa l’anno, una schiera dunque selezionatissima che peraltro ha una tiratura media elevata. Quello della qualità è senza dubbio un tema importante, su cui interrogarsi a fondo non soltanto nella categoria merceologica dei libri ma, in fondo, in tutte le categorie. È infatti una questione attinente al posizionamento del prodotto, e del brand che lo sostiene, nel mercato. Così come esistono target potenziali differenziati per qualsiasi tipologia di prodotto, esistono anche per i libri. Però, ed è questo il tema che in fondo mi preme di più, il fatto è che il numero di clienti potenziali è profondamente diverso rispetto ad altri mercati. Per essere più chiari, in Italia il problema non è che si legge male, ma che si legge poco. Il ‘grande pubblico’ non è abbastanza grande. So che in alcuni paesi nordici, per esempio, ci si è posti, anche istituzionalizzandolo, il problema della qualità letteraria: ma sono paesi in cui i lettori sono tantissimi, rispetto alla popolazione totale. In Italia, se posto in contrapposizione alla questione ‘commerciale’, il problema della qualità mi pare mal posto. Io non li vedo affatto in contrapposizione, invece. Il ruolo dell’editore è anche quello di fare da garante di qualità: semplicemente, tra queste qualità io personalmente annovero anche quella di saper conquistare più pubblico possibile. E preferibilmente nuovo pubblico. Qualche tempo fa ricordo di aver visto una campagna televisiva volta a incoraggiare la lettura nei giovani. Il claim su cui era incentrata in buona sostanza voleva comunicare questo messaggio: leggi, perché ti darà vantaggi competitivi nella vita. Ecco, da comunicatore posso dire di trovarla quantomeno poco efficace. Leggi perché è divertente. Leggi perché vedi mondi meravigliosi e provi emozioni incredibili senza nemmeno muoverti da casa. Leggi perché è un piacere tutto da scoprire. E aggiungo: spesso nel ‘commerciale’ troverai una qualità capace di stupirti. Ho letto un articolo di Massimiliano Parente, dal titolo Ma chi l’ha detto che i bestseller fanno tutti pena?, che ho trovato molto divertente e chiaro in proposito”.
Quali sono i suoi scrittori preferiti?
“Cambiano sempre e sono sempre quelli con cui lavoro e su cui lavoro. E’ per questo che lavoro in editoria! Ma c’è un romanzo che rileggo almeno una volta ogni due anni. Inizia con le parole 'Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate' e finisce con le parole 'questa non è un’uscita'...”.



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