Europa e Asia unite dalla musica

Lunedì, 26 aprile 2010 - 09:46:00
fuat
Fuat Mansurov
Il celebre direttore d'orchestra russo Fuat Mansurov ha lavorato 37 anni in teatro Bolshoi di Mosca. Ha più di 70, è un uomo curioso e molto affascinante. E' alto, imponente e disinvolto nei movimenti e nelle espressioni. Comunica con il pubblico senza imbarazzo e parla inglese, tedesco, francese, spagnolo, italiano, polacco, turco, Tatarian, kirghisi e russo. La sua lingua madre è il kazako, lingua in cui ha studiato e si è laureato. Oltre che musicista, ama lo sport e la matematica. E' insegnante di alpinismo e pattinaggio, ha giocato a scacchi per molti anni e non si è mai fatto mancare qualche divertissement artistico come la pittura e i viaggi d'arte. Ma la disciplina che convive nel suo cuore con la musica è la matematica. Ha studiato al prestigioso dipartimento di matematica e fisica di Alma-Ata University, dove poi è diventato docente.
Hanno scelto la musica per creare un 'ponte' tra il Kazakistan e l'Italia. Ieri sera la giovanissima Orchestra Euroasiatica dell'Università Nazionale dell'Arte è salita sul palco del Conservatorio Santa Cecilia con la direzione di uno dei grandi maestri del teatro Bolshoi di Mosca, Fuat Mansurov che, oltre a essere musicista, è anche matematico, poliglotta (parla sei lingue) e scacchista a livello agonistico. Il concerto, patrocinato dall'Ambasciata della Repubblica del Kazakistan in Italia, nasce nell'anno della presidenza kazaka di turno dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE). "Si tratta di un'orchestra giovane - spiega con orgoglio il direttore - abbiamo un violinista che ha solo sedici anni e anche il più anziano ha ventidue anni. Sono sessantaquattro musicisti di altissimo livello di cui sono molto orgoglioso. Nonostante siano ancora dei ragazzi, sono pieni di talento. Sono tutti artisti capaci di trasmettere intense emozioni con i loro strumenti". Oltre alle opere classiche dei compositori George Bizet e Aram Khauchaturian, il pubblico italiano è stato conquistato soprattutto dalle melodie folk kazako. La prima parte del programma ha visto i giovani artisti mettersi alla prova con il kui sinfonico 'Dairabai' di Erkegaly Rakhmadiev, l'Allegro per orchestra 'L'oro della steppa' di Serik Erkimbekov e la Suite 'Ricordo di Roma' di George Bizet. La seconda parte ha visto i giovani impegnati nella Suite dall'opera di Lope de Vega 'La vedova Valenziana' di Aram Khachaturyan e il concerto per violino e orchestra in do minore.

L'Orchestra Sinfonica Euroasiatica dell'Università d'Arte del Kazakistan è nata nel 1998. Da quegli anni ne ha fatta di strada. A oggi è impegnata in un tour che, dopo aver fatto tappa in Vienna e ieri sera a Roma, li porterà il 27 aprile in Francia a Parigi e il 30 aprile a Mosca in Russia per salire sul palco del conservatorio Tchaikovsky. "Noi con la nostra musica vogliamo dare un contributo all'interscambio culturale e al dialogo tra le nazioni - spiega la violinista Aiman Mussakhajayeva, rettore dell'Università Nazionale delle Arti del Kazakistan -. D'altra parte voglio ricordare che in Kazakistan convivono in pace centotrenta etnie diverse". Non solo la sua magistrale tecnica e il suo talento nel saper comprendere 'stili diversi' le hanno permesso di affrontare con facilità le più difficili composizioni per violino, ma per il suo grande contributo alla cultura, la Mussakhajayeva è stata insignita del titolo di 'Artista della Pace' dall'Unesco. "Il pubblico italiano - aggiunge con soddisfazione - è rimasto colpito soprattutto da un nostro brano sinfonico molto vivace: 'L'oro della steppa'. E' un pezzo originale nel quale il violino solista esprime l'energia dello spirito e i sentimenti della nostra gente. Un pezzo in cui il compositore riesce a trovare 'la giusta sintesi', quel punto di incontro, tra il folclore nazionale e la tradizione orchestrale kazaka con elementi moderni e la tecnica compositiva della fine del ventesimo secolo".

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