Enrico Brizzi: dal successo a 19 anni alla maturità. Il ritratto
Jack Frusciante dal gruppo era già uscito da tempo. Sì, Enrico Brizzi non è più il Paolo Giordano degli anni Novanta (quando nel ’94 uscì il suo romanzo d’esordio, “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”, si generò un clamore tantomeno pari a quello prodotto l’anno scorso dall’opera prima dell’autore de “La solitudine dei numeri primi”): oggi è un marito, un padre e uno scrittore maturo. 
Enrico Brizzi
Ha conosciuto sulla sua pelle le astuzie del sistema, e ha scelto di starne alla larga, preferendo una via personale, tanto alternativa quanto apparentemente spiazzante.
Nel ’96, all’esordio (nel frattempo diventato un film omonimo con Stefano Accorsi e Violante Placido) seguì “Bastogne”, poi nel ’98 “Tre ragazzi immaginari”, e l’anno dopo “Elogio di Oscar Firmian e del suo impeccabile stile”, editi da Baldini&Castoldi. Quindi una pausa (se si esclude “L’altro nome del rock”, Mondadori), decisiva, rigenerante, catartica.
Nel 2003 sempre Mondadori porta in libreria “Razorama”. Brizzi non è più il cantore della nuova adolescenza irrequieta, sospesa tra la voglia di spaccare tutto e la paura di crescere.
Basta “ragazzini”, che ha saputo raccontare con genuina ed empatica sincerità, lo sguardo si allarga. E cominciano i viaggi (a piedi): nel 2005 quello dall’Argentario al Conero narrato in “Nessuno lo saprà”, e nel 2007 quello da Canterbury e Roma descritto in “Il pellegrino dalle braccia d’inchiostro”, entrambi Mondadori.
Nel frattempo, Ediciclo ha appena pubblicato “La via di Gerusalemme”, il terzo viaggio, stavolta verso la Terra Santa, scritto a quattro mani con Marcello Fini (mentre l’anno scorso per Baldini&Castoldi è uscito il fantascientifico “L’inattesa piega degli eventi”, e quest’anno “La vita quotidiana a Bologna ai tempi di Vasco”, Laterza). Ad Affaritaliani.it Enrico Brizzi ha raccontato il suo percorso umano e letterario.



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