Enrico Brizzi ad Affari: "Che shock il successo di Jack Frusciante"
Se Pier Vittorio Tondelli lo era stato negli anni ‘80 e Paolo Giordano lo è per i ‘00, lei è stato l’esordiente da record dei ‘90.
“E’ stato shockante, fantastico e pazzesco allo stesso tempo. Avevo 19 anni quando uscì ‘Jack Frusciante è uscito dal gruppo’. Sono stato catapultato in un mondo di adulatori, ipocriti e sfruttatori, mentre in treno le ragazzine leggevano il mio libro senza sapere che io, l’autore, ero seduto accanto a loro. Dopo pochi mesi ho capito di essere a un bivio: dovevo scegliere se diventare famoso, o uno scrittore. Anche perché il sistema mediatico tratta allo stesso modo un ragazzino che scrive un libro di successo, e un altro che vince il ‘Grande Fratello’. Gli chiede di fare le stesse cose. Se avessi accettato, mi sarei sputtanato per sempre come romanziere. Volevano che facessi il buffone, che diventassi un personaggio”.
Non sarà stato facile dire di no alla tv.
“Ne andava del mio futuro, in tanti spingevano perché accettassi certe proposte, mentre i miei genitori erano terrorizzati e volevano che dicessi basta per sempre con quel mondo. Quindici anni dopo, non sarò famoso, ma di certo so di essere uno scrittore”.
Vista la sua traumatica esperienza diretta, come guarda all’attuale “disperata” ricerca di giovani scrittori da parte dei grandi gruppi editoriali? 
Lo scrittore bolognese
“La caccia all’esordiente è una moda che si ripropone periodicamente ogni tot di anni, non può certo stupire proprio me”.
La maggior parte degli scrittori sceglie protagonisti adolescenti. Lei dopo il suo esordio non l’ha più fatto. Come mai?
“Finora i protagonisti dei miei romanzi sono cresciuti con me. Hanno avuto la mia età nel momento in cui li raccontavo. In generale, credo sia più semplice scegliere il punto di vista di un ragazzino, visto che tutti lo siamo stati. E anche gli editori sono più contenti, perché è più facile che i lettori si immedesimino. Ora che ci penso, a 15 anni da ‘Jack Frusciante’, nel mio prossimo romanzo, che uscirà in autunno e sarà il prequel de ‘L’inattesa piega degli eventi’, tornerò anch’io ad adottare un protagonista adolescente. Non sono esente da colpe, quindi (ride, ndr)”.
“La vita quotidiana a Bologna ai tempi di Vasco”, uscito pochi mesi fa, dimostra il suo attaccamento per la città in cui è nato e per i suoi miti.
“A Bologna ho passato tutta la mia giovinezza. Adesso ci vivo con mia moglie e le mie bambine. E’ normale che sia molto legato a questa città, anche se ho calcolato che ormai ci dormo in media meno di una settimana al mese!”.
Molti scrittori della sua generazione chiedono un riconoscimento letterario alla critica scrivendo ai giornali.
“Io non lo farei mai. Preferisco che a parlare siano i miei libri. D’altronde, solo il tempo potrà dire che resterà e chi no”.
La sua passione per i fumetti continua?
“Certamente. In autunno uscirà la graphic novel inspirata a ‘L’inattesa piega degli eventi’, e sarà disegnata dal fido Maurizio Manfredi”.
Qual è il suo rapporto con internet?
“Quando ero ragazzino non esisteva ancora. Oggi ne faccio ampio uso, anche per mantenere i legami con i lettori tramite Facebook. E poi mi sconvolge e quasi commuove pensare a quante possibilità di conoscenza offra la rete”.
Un’ultima curiosità: a che punto è la sua tesi sulla rappresentazione mediatica del tifo da stadio?
“Spero che finalmente questo possa essere l’hanno giusto per laurearmi…. è da 12 anni che sono iscritto a Scienze della Comunicazione e pago regolarmente la retta annuale. Ho dato tutti gli esami e mi manca solo la tesi…”.



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