"Il noir italiano si prende troppo sul serio...". Pandiani racconta il nuovo romanzo
Dopo che i primi tre romanzi della serie sono usciti per Instar, conquistando sempre più lettori, il commissario Mordenti e "Les italiens" spalancano le porte di casa Rizzoli, che pubblica il nuovo noir di Enrico Pandiani, "Pessime scuse per un massacro". L'autore ne parla con Affaritaliani.it: "Humor e ironia sono ingredienti fondamentali per un noir. In Italia il genere si prende troppo sul serio, in questo momento per molti autori sembrano più importanti lo splatter e l’eccesso, con il risultato di storie poco credibili, povere di sentimentalismo e romanticismo, altre due qualità che apprezzo molto in un romanzo di genere". Poi Pandiani parla della prossima avventura dei suoi personaggi, della possibilità di scrivere in futuro un giallo tutto torinese e dell'idea di un romanzo (non un noir) che ha in mente... L'INTERVISTA
di Antonio Prudenzano

Il commissario Mordenti e "Les italiens" spalancano le porte di casa Rizzoli, per il quarto romanzo dell'avvincente serie noir ideata dal torinese Enrico Pandiani (con un passato da grafico editoriale e da fumettista e con un incontenibile passione per il poliziesco e certe atmosfere tipicamente francesi), che negli anni scorsi ha già pubblicato tre avventure dei suoi personaggi, per Instar: "Les italiens" (2009), "Troppo piombo" (2010) e "Lezioni di tenebra" (2011). Tre libri apprezzati dalla critica e da una nicchia di lettori via via cresciuta e destinata ad allargarsi per questo nuovo episodio, "Pessime scuse per un massacro", in libreria dal 25 gennaio. Chi non si fosse mai imbattuto nelle indagini di Jean-Pierre Mordenti e soci (ai capi della Brigata Criminale di Parigi "pareva sicuro che gli italiani fossero più fantasiosi, più capaci..."), potrà scoprire l'abilità narrativa di Pandiani, che si destreggia con disinvoltura e ritmo. Questa volta "Les italiens" (una fauna poliziesca che non può lasciare indifferenti) si spostano in provincia: un anziano senatore della Resistenza, sua figlia e la guardia del corpo sono letteralmente fatti a pezzi da una mitragliatrice più adatta a una guerra che a un omicidio. Scartata l'ipotesi terrorista, Mordenti e il suo gruppo vedranno le delicatissime indagini spostarsi su direzioni più complesse. I cadaveri aumenteranno, e via via verrà fatta luce sui lati oscuri che avvolgono la vicenda. Non senza momenti ironici (e altri romantici). Affaritaliani.it ha parlato con Pandiani (nella foto sotto, ndr) del nuovo libro e non solo...
Da un piccolo editore di qualità a una grande casa editrice: cos'è cambiato?
"Con Instar Libri è stata un’avventura lunga e divertente, loro hanno creduto ne les italiens e in questi tre anni abbiamo conquistato tanti lettori. Adesso l’avventura continua con Rizzoli e le premesse sono molto interessanti. Le persone con cui ho lavorato, e sto lavorando, alla pubblicazione di questo quarto romanzo mi hanno accolto in maniera molto affettuosa. Quello che è cambiato è la dimensione. È come essere salito sul trampolino più alto, quello dal quale vedi tutta la piscina. Sai che il tuo tuffo sarà più spettacolare ma che è maggiore il rischio di cadere male. Del resto, ciò che uno scrittore desidera davvero è che più gente possibile legga quello che scrive. Rizzoli è una grande possibilità in questo senso. E io credo molto nel mio romanzo, diciamo che sarà un bel tuffo carpiato con doppio avvitamento e poca schiuma".
I suoi libri sono attraversati da uno humour sorprendente: questa sottile ironia è una caratteristica importante per la sua scrittura?
"Il mio primo contatto con il poliziesco è stato con le storie del commissario Sanantonio, poliziotto francese e, forse, re incontrastato dello humour nel noir. I suoi romanzi non erano gran ché, questo è vero, ma personaggi, situazioni e linguaggio ti facevano sganasciare dalle risate. E ridere, quando leggi di morti ammazzati e situazioni violente, è un’attività liberatoria. Poi c’è stato Raymond Chandler, con il suo humour sottile, l’ironia tagliente e le sue storie meravigliose. È stato Philip Marlowe a farmi venire sul serio voglia di scrivere, allungando con la sua eleganza il linguaggio irriverente di Sanantonio che mi portavo dietro. Per rispondere alla domanda, la risposta è sì, humor e ironia per me sono ingredienti fondamentali in questo tipo di letterature. In Italia il noir si prende troppo sul serio, in questo momento per molti autori sembrano più importanti lo splatter e l’eccesso, con il risultato di storie poco credibili, povere di sentimentalismo e romanticismo, altre due qualità che apprezzo molto in un romanzo di genere. Salvo rare eccezioni, gli scrittori anglosassoni e francesi sono sempre molto attenti a questi aspetti, sanno divertire con grande ironia e l’umorismo non manca mai. Il primo messaggio che ho ricevuto da scrittore, era di un lettore che mi diceva di aver letto il mio primo romanzo in aeroporto. Ridevo da solo e mi guardavano tutti, mi disse facendomi felice".

"In questo quarto romanzo si trovano, come dire, tutte le mie passioni giovanili, le cose che mi piacevano, i miei hobby, i fumetti e i film che ho amato di più. Da ragazzino ho passato anni costruendo modelli di aeroplani della seconda guerra mondiale, mi piacevano i film di guerra sulla resistenza, e il bianco e nero mi stregava in maniera particolare. Per questo penso che alcune parti del mio romanzo si possano considerare in bianco e nero. Tutta la storia si svolge a cavallo tra presente e passato e ciò che è accaduto è altrettanto importante di ciò che sta accadendo. Ci sono tanti riferimenti ai fumetti del passato, come Tintin e Bibi Fricotin. Anche gli oggetti hanno la loro importanza, portano il passato nel presente, agitano le acque, le confondono. Volevo che Pessime scuse per un massacro avesse il sapore e il colore di quei film polizieschi degli anni settanta che mi mancano tanto".
Lei ama Parigi, città che conosce come le sue tasche: perché per questo quarto capitolo ha scelto di spostarsi in provincia?
"Sono stato diverse volte nella campagna di Fontainebleau, ho visitato Barbizon, le village des peintres, e alcune altre località famose della regione Parigina. Sono posti molto belli, con grandi foreste e atmosfere suggestive. È da quando ho cominciato questa convivenza con i miei personaggi che avevo voglia di ambientare una storia da quelle parti. Questo romanzo era l’occasione ideale. Un omicidio eccellente del quale si occupa la gendarmeria del posto, Mordenti e Servandoni che vengono inviati a coadiuvare le indagini, il passato che ritorna, incontri imprevedibili. Non poteva che svolgersi in campagna, tra antiche dimore sbrecciate e grandi spazi impregnati di storia. Parigi compare nel momento più teso del racconto, è un intervallo frenetico, uno scossone che rimette tutto in gioco. Ma non c’è scampo, questa volta le risposte stanno lontano dalla città".
Mordenti e "Les italiens" torneranno presto in un nuovo libro?
"C’è un’idea sulla quale sto lavorando. La squadra al completo tornerà a lavorare insieme. Sto ancora valutando i luoghi e i personaggi. Mi piacerebbe una storia nella quale la personalità e le storie dei protagonisti abbiano un ruolo fondamentale. Ho anche in mente un colpo di scena mozzafiato. Però è ancora tutto nella mia testa, per ora le mie energie sono focalizzate sull’uscita di 'Pessime scuse per un massacro', un uscita importante che mi emoziona e mi agita".
Le piacerebbe, in futuro, raccontare anche altre storie, staccarsi momentaneamente dal noir e da "Les italiens"?
"Mi piacerebbe molto. Da tempo ho in mente di raccontare un episodio importante della mia vita, un viaggio che mi ha portato all’adozione di mio figlio. Sto cercando di ricordare le emozioni, le attese, i luoghi e le persone. Penso che potrebbe essere un bel romanzo ma ancora non riesco a immaginare come lo potrei narrare. Mi divertirebbe usare il linguaggio di Mordenti anche se questa volta dovrei indagare dentro me stesso. La mia esperienza di scrittore è stata ricca ma breve, ci sono molte cose sulle quali vorrei mettermi alla prova. Un romanzo lontano dal noir è una di queste".
A quando un noir tutto torinese?
"In questo momento Torino mi piace molto, è una città nella quale mi trovo bene. Ho conosciuto persone nuove, ho avuto esperienze che ancora non avevo fatto, quindi gli stimoli per un noir tutto torinese sarebbero molti. Ho anche in mente i protagonisti giusti. Tuttavia, trovare una storia diversa dal solito non è facile. Letteratura torinese ce n’è molta e raccontare cose e aspetti della città già visitati da altri autori non avrebbe senso. Comunque è un’eventualità sulla quale sto ragionando".


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