Emanuele Trevi ad Affaritaliani.it: "Oggi gli scrittori vogliono fare i critici e viceversa..."
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![]() La copertina |
Il protagonista de "Il libro della gioia perpetua" è lo stesso Trevi, invitato a partecipare a un incontro a Napoli su "Etica e letteratura. Un incontro difficile". Il convegno è annullato all'ultimo momento per il caos spazzatura (in tutte le pagine realtà e finzione si ibridano con risultati sorprendenti), ma il critico classe '64, come attratto da una forza misteriosa, decide di fermarsi e di non rientrare subito a Roma.
![]() Emanuele Trevi |
Si imbatte così nel diario-quaderno di una bambina di 8 anni, "Il libro di Clara e Riki" (riproposto per intero nell'ultima parte, ndr). Pagine che sembrano scritte da un maestro zen, tanta è la loro 'potenza', che spingono Trevi a un'analisi avvolgente e conturbante, che ti mette davanti a due possibilità: o accetti 'il gioco' e ti lasci trascinare, o lo rifiuti in partenza.
Va precisato che il diario della bambina ormai donna è quello, realmente esistente, di Chiara Gamberale, scrittrice, conduttrice radiofonica e televisiva e, soprattutto, moglie di Emanuele Trevi.
Affaritaliani.it ha intervistato l'autore
![]() Chiara Gamberale, moglie di Emanuele Trevi |
Trevi, come ha reagito sua moglie quando le ha detto che avrebbe scritto un libro partendo dal suo quadernetto?
"Nel tempo le ho più volte comunicato il mio entusiasmo per quel testo, di per sè insuperabile. La cosa l'ha sempre molto divertita. Chiara stessa mi ha più volte incoraggiato a scrivere questo libro".
Quando ha letto il manoscritto finale, qual è stato il suo giudizio?
"Magari alcune cose l'avranno sconcertata, ma l'è piaciuto".
Anche lei da bambino teneva un diario?
"Assolutamente no. Ammetto di aver avuto un'infanzia molto banale, non sono mai stato un bambino geniale. Nessuna qualità particolare. Conformismo totale...".
Sempre più critici letterari scrivono romanzi. Per lei non si tratta di una prima volta (nel 2003 Einaudi ha pubblicato "I cani del nulla. Una storia vera", ndr)...
"I romanzi moderni sono molto contaminati di saggismo. Oggi sempre più romanzieri vogliono fare i critici e viceversa, perché si sta affermando un nuovo modello letterario sospeso a metà tra narrazione e ragionamento. Dal canto mio, sono interessato ai ritratti, non solo quando scrivo testi narrativi. La stessa critica letteraria di per sè è un ritratto".
Sta già lavorando al prossimo libro?
"Sì, e sarà un altro ritratto. Ancora un testo narrativo quindi. E' la vita del fotografo californiano Arturo Patten, nato nel 1939 e suicidatosi nel '90. Paradossalmente anche lui era un ritrattista, nel suo campo. Il mio diventa così un ritratto al cubo".
Ha letto "Acciaio" di Silvia Avallone, sua 'rivale' in casa Rizzoli in vista del premio Strega?
"Sinceramente no, ma lo leggerò. Perché, indipendentemente da tutte le polemiche, mi interessano i libri efficaci, e quello della Avallone, a quanto ho letto, pare proprio lo sia".
Gli esordienti sono di sempre più di moda, e dopo il trionfo di Paolo Giordano puntano direttamente allo Strega. Cosa ne pensa di questa tendenza?
"Non c'è niente di male che il premio letterario più ambito vada a un esordiente. E come dire che Balotelli non può andare in Nazionale perché è troppo giovane. E poi anch'io sono stato un esordiente e ricordo che fu una bella esperienza, quindi sono solidale con i giovani scrittori...".



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